ELENA E MICHELA MARTIGNONI.
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I BORGIA, IL DELITTO, LA VENDETTA.
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Parte 2.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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10.
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Antonio Pico della Mirandola.
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Roma. 30 maggio 1497.
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Il rito funebre era terminato e la chiesa di Santa Maria del Popolo si stava svuotando. La moltitudine
mesta dei fedeli si era riversata sul sagrato e vi indugiava, riunita in piccoli gruppi, commentando i
fatti. Il conte Antonio Pico della Mirandola passava tra la folla guardandosi attorno e rispondendo con
un cenno sbrigativo del capo ai saluti. Cercava qualcuno e non voleva essere trattenuto. Stava ormai per
ritornare sui suoi passi quando scorse un giovane biondo che usciva in fretta dalla chiesa. Mand uno
dei suoi uomini a fermarlo e con un gesto della mano lo invit a incamminarsi con lui. Accompagnati
dalle scorte si allontanarono dal piazzale. Nelle vie deserte e assolate le loro figure proiettavano ombre
nette nella luce abbagliante del pomeriggio di maggio. Il Mirandola sovrastava gli altri di un palmo. Il
suo volto rubizzo, incorniciato dalla barba bianca, era accigliato e la bocca era piegata in
unespressione severa. Gli occhi, appesantiti dalle palpebre cadenti, quasi non si vedevano. Si sentiva
fastidiosamente accaldato e gli abiti che indossava gli pesavano addosso come i pensieri che
incupivano il suo umore. Desideroso di allontanarsi dalla calura della strada, acceler il passo. Una
famiglia perseguitata dalla sventura... disse rivolto a Jaches che gli camminava accanto. Due lutti in
pochi giorni: prima Ippolito e ora il barone. Il vecchio  morto di dolore, non c dubbio. Avete
notato lo sguardo folle di Mario? Andrea era livido e Jacopo... Jacopo non dimenticher, di questo
sono certo afferm il conte con decisione. Ma, ditemi, voi che eravate presente, non  stato proprio
possibile salvare Ippolito? Jaches scosse la testa. No,  accaduto tutto in fretta... Il cardinale Sforza
era fuori di s. Non lavevo mai visto perdere il controllo. Mi meraviglia la reazione del papa: di
solito  tollerante con chi si limita alle parole per contrastarlo. Tanta crudelt, e anche tanta
precipitazione, non  spiegabile. Jaches fece un gesto di stizza. Una spiegazione c, signor conte... e
si chiama Juan! Ottiene sempre ci che vuole da suo padre concluse a bassa voce e in tono acido.
Svoltarono in una stretta via e in breve arrivarono nella piazza dove sorgeva palazzo Mirandola. Le due
sentinelle che stavano di guardia ai lati dellentrata si affrettarono ad aprire i pesanti battenti.
Attraversato un vasto cortile circondato da un porticato, i due entrarono nellatrio dal quale si dipartiva
la scalinata che portava al piano superiore. Finalmente un po di fresco! esclam il conte. Oggi il
caldo  insopportabile. Seguitemi nel mio studio, l parleremo senza essere disturbati. Mentre indicava
al giovane la direzione da prendere, vide donna Anna, la dama di compagnia di sua figlia Ginevra,
arrivare di corsa e salire lo scalone con una foga che non le era abituale. Colpito da quel
comportamento insolito, il conte stava per mandarla a chiamare, ma limportanza del colloquio con
Jaches lo premeva e decise di rinviare le spiegazioni con donna Anna. Avrete come me la gola secca
disse al giovane e in questi casi ci vuole un buon vino delle mie terre ferraresi. Diede un ordine al
servitore che li accompagnava e fece entrare lospite nello studio. Asciugandosi il sudore del viso con
un fazzoletto si accomod sulla sua poltrona e indic a Jaches una sedia davanti a lui. Il giovane per,
invece di sedersi, si sofferm ad ammirare alcuni trofei di caccia appesi alle pareti. Aveva cercato di
defilarsi alluscita della chiesa, ma non aveva potuto sottrarsi allinvito del conte e ora doveva
affrontare un colloquio spinoso. Si avvicin alla finestra che dava sul cortile e guard il cielo. Il sole
splendeva ancora, anche se grandi nuvole si stavano addensando; forse sarebbe piovuto e con la pioggia
si sarebbe attenuato il caldo soffocante di quella primavera eccezionalmente torrida. Entr il servitore
con calici e bottiglia. Prendete, questo ci rimetter di buon umore afferm il Mirandola porgendo un
calice al giovane e assaporando con evidente soddisfazione il suo vino. Ottimo, veramente ottimo!
prosegu il conte, congedando il servo. Le mie vigne danno sempre unuva eccellente. Un giorno vi
far visitare le mie cantine. Ma ora veniamo al motivo di questo colloquio. Volete spiegarmi perch
continuate a rimandare la data delle nozze? Ci eravamo accordati su tutti i particolari e non riesco a
capire perch facciate tante storie. Non siete ancora soddisfatto della dote? No... no... balbett
Jaches con voce incerta. Fino a qualche tempo fa avevate una fretta indiavolata di sposare mia figlia,
al punto che ero io a dovervi frenare, e ora? Mi sembra di avervi gi detto che, una volta sposata,
Ginevra potr disporre anche di una discreta somma lasciata da mio fratello che ha sempre avuto un
debole per lei. Tra quello che vi verser e il lascito di suo zio si arriva almeno a dodicimila ducati. 
una dote molto consistente, ma comunque possiamo discuterne ancora. Il Mirandola si vers un altro
bicchiere e lo vuot dun fiato. Anche Jaches bevve di nuovo, mentre cercava le parole giuste per
rispondere. La cifra era cospicua e avrebbe risolto molti dei suoi problemi, senza contare i diecimila
ducati deredit che gli aveva promesso Ascanio se avesse sposato Ginevra. Arross di rabbia. No, non
 per la dote riusc a rispondere, sedendosi di fronte al Mirandola. Per quale motivo, allora? Non mi
direte che non vi piace Ginevra? Ginevra  bellissima. E allora, perch? Non  facile da
spiegare. Cercate di farlo al pi presto perch la mia pazienza si sta esaurendo. Jaches si alz e
riprese a camminare per la stanza. Quando il cardinale Sforza mi propose questo matrimonio ne fui
felice: imparentarmi con voi sarebbe stato per me un grande onore, ma ora, dopo quel che 
accaduto... Jaches lasci la frase in sospeso. Parlate al passato come se ormai le nozze fossero
sfumate! E smettetela di muovervi per la stanza! Ho paura! grid di colpo Jaches. Il conte lo fiss
sbigottito. Paura? Di cosa avete paura? Di chi  meglio dire. Di chi allora? Di Juan Borgia.
Jaches pronunci quel nome masticandolo tra i denti. Lespressione del Mirandola si incup. Sentite,
non intendo giocare agli enigmi gli disse. Spiegatevi, una volta per tutte! Come se fosse facile,
pens Jaches prima di rispondere. Aveva pensato e ripensato a come districarsi dallimpegno preso. Le
clausole del contratto di nozze erano definite e anche Ascanio, che caldeggiava lunione, avrebbe
preteso un motivo valido per annullarla. Durante la tragica serata in cui Ippolito era morto, lui aveva
cercato di parlargli, ma non ci era riuscito. Non gli piaceva passare per codardo, mai e poi mai per
avrebbe messo a repentaglio la sua vita per un matrimonio di cui, oltre a quello economico, non vedeva
pi altri vantaggi. Se ho aspettato tanto  perch largomento  imbarazzante inizi con cautela. Ero
felice di sposare Ginevra, ma avete visto quello che  capitato a Ippolito solo per una battuta? Non
vedo il nesso tra la fine di Ippolito e il matrimonio con mia figlia. Quindi non sapete che il Borgia ha
messo gli occhi su Ginevra? La vuole a tutti i costi e user ogni mezzo per arrivare a lei... se non c
gi riuscito. Gi riuscito? domand sbalordito il Mirandola. Ginevra  ben protetta e non  mai
uscita di casa senza sorveglianza! sferr sullo scrittoio un pugno tanto forte da farlo traballare. Chi
dice questo? Come lo avete saputo e quali prove avete? Non posso fare nomi, ma, credetemi, la fonte
 sicura. Il conte lo guard minaccioso, portando la mano al pugnale. State insultando mia figlia!
Jaches indietreggi intimorito. Vi dir quello che so. Il conte sedette pesantemente sulla poltrona e si
vers dellaltro vino. Cercate di essere convincente altrimenti vi butter fuori a calci da casa mia.
Da due mesi Juan corteggia Ginevra butt fuori Jaches. Perch non siete venuto subito a
parlarmene? Perch il Borgia fa la corte a met delle donne di Roma ed era naturale che mettesse gli
occhi anche su di lei. Non immaginavo per che Ginevra ricambiasse le sue attenzioni. Ancora
questa accusa!  quanto mi hanno riferito. Credete a tutti i pettegolezzi che sentite? Voi, un uomo
di Ascanio Sforza, uno stimato gentiluomo, venite qui, nel mio palazzo, a parlare di mia figlia come se
fosse una sgualdrina! Che uomo pensate che io sia? Ora mi direte chi osa mettere in giro queste
porcherie! Vi ripeto che non sono maldicenze! Ci tengo alla mia vita e so che il Borgia non ci
penserebbe pi di tanto a farmi fuori se mi mettessi tra lui e Ginevra. Non pretenderete che, oltre a
rischiare la pelle, accetti di essere tradito prima ancora di essere sposato? Ne va del mio onore! E
allonore di mia figlia non pensate? Ascanio lo sa? Rispondete! No, non da me, almeno. Ma anche se
sapesse, dato il comportamento di lei... Badate, Jaches, io non sono un uomo paziente e voi
continuate a provocarmi con le vostre allusioni. Sostenete che Ginevra non sia pi intatta, ma io voglio
delle prove! Jaches fece attendere la sua risposta. Era il conte ad aver bisogno di lui e non viceversa.
Avrei potuto evitare il nostro colloquio concluse e invece ho scelto di affrontarvi. Questo dovrebbe
dimostrarvi quanto vi stimo. Non ho le prove di quello che vi ho detto, ma non posso negare di nutrire
dei sospetti. Il Mirandola fece un profondo respiro, prima di concludere. Io non mi accontento delle
voci di piazza, vado alla fonte per conoscere la verit. La chiederemo a Ginevra e vi garantisco che a
me la dir e voi la saprete subito. Aspettate in biblioteca. Quando le avr parlato vi mander a
chiamare. Voglio risolvere questa storia il pi presto possibile. Donna Anna si appoggi al corrimano
dello scalone per riprendere fiato. Voleva cancellare dalla mente la risata beffarda di quelluomo e la
sensazione sgradevole di gelo che le avevano lasciato le sue mani. Sal gli ultimi gradini e arrivata alla
camera, buss ed entr. Ginevra, seduta davanti a uno specchio, si stava annodando un nastro tra i
capelli. Vi stavo aspettando disse girandosi e sorridendo. Vedendo per il pallore di donna Anna
esclam: Non state bene? Che vi  successo? La donna richiuse la porta e si lasci cadere sopra una
sedia. Sono stata aggredita! Oh, mio Dio! Da chi? Stavo tornando dalla messa e due uomini si
sono avvicinati per chiedermi qualcosa e invece... mi hanno spinta in un vicolo. Chi erano? Che
volevano? Non li ho mai visti prima... uno  zoppo e porta una maschera, laltro  un brutto ceffo. So
per chi li ha mandati... donna Anna si pass una mano sulla gola e scand: Juan Borgia. Ginevra
arross di colpo. Lo sgherro mi ha tenuto le braccia strette dietro la schiena... la donna si guard i
polsi segnati. Mi ha chiuso la bocca con una mano, mentre lo zoppo mi puntava il coltello alla gola...
Non griderai vero? Non voglio essere scortese con una bella donna... il volto delluomo mascherato
era cos vicino che le sue labbra la sfioravano. Ma dovrai assecondarmi... Donna Anna annu,
guardandolo con gli occhi sbarrati. Lo sgherro le tolse la mano dalla bocca senza allentare la stretta alle
braccia. Brava, cos... Il mio signore vuole incontrare la contessina Ginevra. Si amano, che vuoi farci!
E noi non ostacoleremo il loro amore, vero? Donna Anna respirava affannosamente mentre la lama
del pugnale le premeva la gola. Tu sei lunica che pu aiutarli a coronare il loro sogno. La prima notte
in cui il conte sar fuori Roma mi avvertirai e io far in modo che il mio signore possa far visita alla
contessina... intanto io terr compagnia a te... scese con il coltello fino ad aprirle la camicia e con
laltra mano cominci ad accarezzarle il seno. Starai allegra con me... ma attenta! Avvicinando la
bocca al suo orecchio le sussurr: Ho visto tuo figlio, un bambino robusto... dovrebbe avere nove,
forse dieci anni. Hai fatto bene a lasciarlo lontano da Roma, la campagna  pi salutare. Donna Anna,
trattenuta dallo sgherro che rideva sguaiatamente, tent di divincolarsi. Maledetto! Lascia stare mio
figlio! Se mi aiuterai mi dimenticher di lui, altrimenti... Lo zoppo spinse pi forte la lama contro la
gola della donna che indietreggi barcollando. Darai questo alla contessina intim estraendo dal
farsetto un biglietto annodato con un nastro giallo e nero. Lo infil tra le pieghe della scollatura
soffermandosi tra i seni e prosegu: Voglio presto una risposta. La fiss per un attimo con desiderio
poi disse al compagno: Lasciala andare! concluse, scomparendo con lui oltre langolo del vicolo.
Con le gambe malferme, donna Anna tent di fare qualche passo, appoggiandosi al muro per non
cadere. Si guard intorno per essere certa che i due se ne fossero andati e in quel momento lo vide: era
il figlio del papa, che usciva con la sua scorta dal vicolo di fronte. Parlava con lo zoppo che era risalito
sulla sua mula, sghignazzando. Donna Anna ritorn sulla via, si volt ancora a guardare il gruppo a
cavallo che si allontanava, poi correndo riprese la strada per il palazzo. Far del male a mio figlio se
non lo incontrerete! grid donna Anna, prendendo Ginevra per le spalle. Guardatemi negli occhi e
ditemi la verit: lavete incoraggiato? Ginevra si liber dalla stretta. No, io... io no, no! Non
mentite! Quelluomo ha detto che voi lo amate e questo... estrasse il biglietto dalla scollatura
dellabito non laspettavate forse? Ginevra tent di prenderlo, ma la donna ritrasse con prontezza la
mano. Ora mi spiegherete! Non  un gioco. Quella gente non scherza: hanno minacciato di morte me e
mio figlio! Di scatto si diresse verso la porta. Andr subito da vostro padre e gli racconter tutto.
Ginevra le si par davanti impedendole di uscire. No! Mio padre non deve sapere! Vi scongiuro non
ditegli niente, vi spiegher concluse, scoppiando a piangere. Donna Anna attese in silenzio che si
asciugasse le lacrime e riprendesse a parlare. Per un mese  venuto in chiesa tutte le sere per la
messa... non mi ha mai tolto gli occhi di dosso... disse Ginevra a bassa voce. Io ricambiavo i suoi
sguardi... poi dieci giorni fa... ricordate la festa? Fu proprio mio padre a volere che tutta la famiglia vi
partecipasse. Juan era tra gli invitati. Alla prima occasione mi sono allontanata dal giardino e lui mi ha
seguita... Juan chiuse la porta della piccola stanza. Finalmente sei qui... La prese tra le braccia
stringendola forte al petto e le infil una mano tra i capelli, premendo le labbra sulle sue. Apri la
bocca: ti insegno a baciare. Ginevra apr le labbra e sent la lingua di Juan che avvolgeva la sua.
Lasciati accarezzare... Dio, come sei bella! Le accarezz il petto con dolcezza, abbass un po la
scollatura dellabito e appoggi la bocca tra i due seni dicendo: Sei profumata. Don Juan... io...
Ginevra premette forte contro di s il suo capo e sent le sue labbra che le inumidivano la pelle. Uno
strano languore la faceva tremare. Impari presto... mormor Juan. Diventerai una brava amante.
Le abbass di pi la scollatura, apr la camicia e riusc a mettere completamente a nudo il seno. Lo
guard ammirato e con dolcezza appoggi la bocca nellincavo dei due seni. Mi piaci... lasciati
accarezzare, non aver paura, sei cos pura e io ti amo! La baci ancora sulle labbra, allacciandole la
vita con un braccio, poi le alz lorlo dellabito e infil una mano tra le sue cosce. Ginevra lanci un
grido soffocato, sentiva leccitazione di lui e ne era contagiata. Lasciami fare, ti piacer... Juan,
ansimando, teneva la testa appoggiata alla sua spalla. La mano si faceva sempre pi ardita e Ginevra
non riusciva a resistere a quel piacere sconosciuto. Un rumore di passi e di voci la riport di colpo alla
realt. Si stacc con forza da lui e tent di aprire la porta. Il Borgia le ferm la mano sulla maniglia e la
trattenne per un braccio. Stupida, che fai? Vuoi uscire di qui in questo modo? Ginevra lo guard con
gli occhi pieni di paura, ancora scossa per il piacere che aveva provato. Aspetta... Juan laiut a
risistemarsi il vestito e le aggiust una ciocca di capelli. Sei una rosa di maggio e presto io ti
coglier. Ginevra lo guard fremente. Voleva baciarlo ancora e voleva che lui la toccasse come prima,
ma non appena Juan si chin di nuovo su di lei fugg via. Si ferm solo per riprendere fiato.
Appoggiandosi a una parete pens che doveva ritornare in fretta alla festa, tra la gente e fingere che
non fosse accaduto niente.  tutto? chiese donna Anna con apprensione. S, ve lo giuro. Per il resto
della serata sono rimasta accanto a mia madre e non ho pi alzato lo sguardo. Lo avete rivisto?
No, da quel giorno non ci siamo pi incontrati da soli. Lui ha continuato a seguirmi e a guardarmi, ma
io no... non lho pi incoraggiato. Donna Anna fece qualche passo per la stanza poi si ferm davanti a
Ginevra. Quelluomo non si accontenta di baci. Ginevra aveva smesso di singhiozzare e la guardava
con gli occhi lucidi. Io lo amo sussurr con semplicit. Non confondete lamore con la passione, si
assomigliano, ma non sono la stessa cosa. Il Borgia vuole solo finire quello che ha iniziato. Non mi
ha costretta con la forza: lo volevo anchio! Ricordate i vostri obblighi. Quello che sento  pi
forte. Dobbiamo parlare con vostro padre. No! Vi prego, morirei di vergogna! Sto rischiando la
vita di mio figlio e la mia per non darvi in pasto a quellavventuriero. Lo capite vero? Due colpi decisi
alla porta fecero trasalire le due donne. Il signor conte chiede di parlare con la contessina scand la
voce del cameriere del Mirandola. Scende subito lo conged Anna ad alta voce, poi rivolgendosi
piano alla ragazza: Su, andate, sapete che a vostro padre non piace aspettare. Ginevra riprese a
piangere. E se avesse scoperto qualcosa? Non sapete ancora cosa vuole e gi vi disperate!
Comportatevi da donna, anche se non  facile... le asciug le ultime lacrime e le riassett labito
stropicciato. Continueremo a parlare dopo. La spinse con fermezza fuori dalla stanza. La porta dello
studio si apr e Ginevra apparve esitante sulla soglia. Dietro la grande scrivania suo padre le sembr
ancora pi imponente. I suoi occhi la scrutavano severi fin in fondo allanima. Avvicinatevi le ordin
il Mirandola, notando con disappunto i suoi occhi rossi e lespressione smarrita. Ginevra fissava il
pavimento incapace di muoversi e parlare. Non vi muovete? Verr io da voi! Il conte si alz con
furia spingendo indietro la poltrona e le sferr un violento schiaffo in pieno viso. Da quando ve la
intendete con lui? Ginevra cadde a terra singhiozzando. Con le mani tent di fermare il sangue che le
colava dal naso e le imbrattava labito. Io non capisco... io... balbett mentre il cuore sembrava
volesse balzarle dal petto. Il Mirandola le strinse un braccio con le sue grandi mani. Fingete di
ignorare di chi sto parlando? Ginevra cerc disperatamente di pensare a qualunque cosa potesse
salvarla dallira di suo padre, ma il dolore al viso e al braccio le impedivano di riflettere. Mi corteggia
da due mesi mormor. Questo lo sa tutta Roma! Quello che invece io voglio sapere  se voi avete
ricambiato le sue attenzioni e avete ceduto alle sue lusinghe. Ginevra scoppi in un pianto dirotto e
disperato. Come avete potuto? url il Mirandola colpendola con un altro violento ceffone. Non
avete pensato allonore della vostra famiglia? Avete rovinato la vostra vita! Non  successo niente...
disse Ginevra soffocata dal pianto. Vi ha baciata? Ginevra annu. Vi ha toccata? Ginevra annu di
nuovo. Intendo, vi ha toccata nellintimo? Ginevra rest in silenzio sentendosi avvampare.
Rispondete, per Dio! S... la risposta si sent appena. Ah, bastardo! Io lo rovino! E poi? Che altro
vi ha fatto? Nientaltro. Io non volevo... avevo paura... Giurate che non vi ha posseduta! Giurate
su vostra madre! S! S! S! Lo giuro su mia madre, ma lasciatemi andare. Il Mirandola lasci la
figlia che si trascin fino a una sedia. Quello che avete fatto  tremendo, ma, se come dite, non 
accaduto altro, non dovrete subire una visita umiliante. Ho detto la verit... sussurr Ginevra senza
pi forze. Juan  corrotto, vizioso, ed  anche un assassino. Lo sapete questo? Voi non immaginate
neppure quello che  capace di fare! Spero che non lo abbiate in nessun modo incoraggiato, ma di
questo parleremo poi. Avete dimenticato che siete promessa a Jaches? Cosa dir vostra madre? Vi
prego, non ditele niente, far quello che vorrete, andr in convento, ma lei non deve sapere. Mi
vergogno troppo. Ginevra riprese a singhiozzare. No, non vi chiuder in convento, ma dovrete fare
tutto quello che vi ordiner, tutto! S, s! esclam Ginevra che desiderava solo mettere fine a quel
supplizio. Per prima cosa nessuno, e soprattutto Jaches, dovr sapere nulla di questo, mai! Voi non
uscirete pi da palazzo fino al giorno delle nozze. Le vostre stanze saranno sempre sorvegliate da una
scorta e potrete leggere solo lettere vagliate da me. Quanto a donna Anna, adesso le parler io! Lei
non sapeva nulla! Sapeva? Da quando sa? Da oggi. Cos successo oggi? Il conte si ricord
del viso spaventato della donna e di quella strana corsa per le scale.  stata minacciata da un sicario
del Borgia. Minacciata? Parlate! Vuole che donna Anna faccia entrare Juan nella mia stanza, una
notte in cui voi non ci sarete, altrimenti far tagliare la gola a suo figlio. Nel momento stesso in cui
pronunciava queste parole Ginevra si pent di averlo fatto. Aveva rivelato anche ci che voleva tacere.
Il conte si accasci sulla poltrona. Jaches aveva ragione: il Borgia era pronto a tutto. Volevate tacermi
anche questo? No, donna Anna voleva venire subito da voi, ma io lho trattenuta, per paura. Avete
paura di chi fa il vostro bene e non di quel porco? Siete una stupida! Spero vi rendiate conto della
difficile situazione in cui mi avete messo. Ora tornate nelle vostre stanze e tacete. I panni sporchi li
laveremo in famiglia. Dopo aver pronunciato queste parole in tono amaro, suon un campanello e
chiese di donna Anna. La donna entr nello studio e, non appena vide Ginevra abbandonata su una
sedia con il viso sporco di sangue e lo sguardo vuoto, le corse incontro. La prese tra le braccia,
sussurrandole parole di conforto e cerc di farla alzare, ma la ragazza non aveva la forza di reggersi in
piedi. Il Mirandola, immobile davanti alla finestra aperta, scrutava il cielo che si stava riempiendo di
nuvole nere. Si gir di scatto e fulmin la donna con lo sguardo. Adesso mi spiegherete. Con voce
rotta dallemozione donna Anna rifer quello che le era accaduto. So di non aver svolto con la dovuta
attenzione il mio compito e me ne dispiaccio... concluse ma oggi ho pagato cara la mia negligenza.
Sentire quelluomo minacciare di uccidere mio figlio... chin la testa, mordendosi le labbra per non
piangere. Ginevra invece scoppi in un pianto dirotto. Smettetela con questi piagnistei! Il Mirandola
fiss con durezza donna Anna. La vostra leggerezza  imperdonabile, ma non preoccupatevi per
vostro figlio: lo mander a prendere oggi stesso e rester sotto la mia protezione. Grazie, signor
conte mormor la donna, trattenendo le lacrime. Niente ringraziamenti. Sono un uomo donore e
nessuno pu minacciare le donne di casa mia e farla franca! Ma dora innanzi non prenderete iniziative
di testa vostra. Non uscirete pi finch non lo decider io n riceverete lettere o visite. Andate ora.
Donna Anna assent e, aiutando Ginevra a rialzarsi, si diresse verso la porta. Il conte la raggiunse sulla
soglia e le sibil a un orecchio: Pi tardi vi mander a chiamare, devo parlarvi in privato. La donna
annu e sorreggendo la ragazza si allontan con il cuore pieno dangoscia. Il Mirandola richiuse la porta
sbattendola con violenza. Era riuscito appena in tempo a salvare il suo onore, ma ora doveva pensare a
qualcosa per sventare i progetti di quel dannato. Ginevra doveva sposarsi. Che Jaches non fosse un
granduomo lo aveva capito da tempo. Quel giovane nascondeva la sua vera natura di codardo dietro un
viso freddo, era un tipo sfuggente, superbo e un po falso... ma era protetto dagli Sforza, e a lui
lamicizia di quella famiglia era indispensabile. Le trattative per il matrimonio inoltre erano gi avanti e
un rifiuto avrebbe compromesso la ragazza. La luce improvvisa di un lampo balen dalla finestra. Il
giovane Borgia aveva allungato le sue mani vogliose su Ginevra e voleva possederla sotto il suo tetto,
per poi vantarsene! Di scatto prese uno stiletto e lo piant nello scrittoio. Per fargliela pagare esisteva
un solo modo: ammazzarlo! Era rischioso, senza dubbio: i Borgia non si facevano trovare allo scoperto
e Juan era sicuro, sicurissimo di s, della sua forza, delle sue scorte. Forse per proprio la certezza della
sua invulnerabilit lo avrebbe portato alla rovina. Un punto debole almeno laveva: Ginevra, e lui
poteva organizzare la trappola perfetta per attirarlo... Il fottuto catalano aveva goduto solo dellaroma
di quel frutto profumato e ora voleva infilare i denti aguzzi nella tenera polpa. Pur di averla, avrebbe
compiuto passi falsi... conveniva approfittarne. Il rombo di un tuono lo fece trasalire. Si avvicin alla
finestra e guard nel cortile. Un palafreniere stava cercando di mettere al riparo uno stallone bianco
spaventato. Il cavallo si impennava, nitriva e scalciava chiunque cercasse di avvicinarlo. Il conte vide il
suo uomo di fiducia mettersi di fronte alla bestia terrorizzata e parlargli. In pochi secondi il cavallo si
calm e si lasci condurre docilmente nelle stalle. Non avrebbe informato Jaches delle sue intenzioni,
pens, non gli serviva laiuto di un vile per difendere il suo onore... aveva altri temerari che potevano
aiutarlo. Suon il campanello. Sedete sugger il Mirandola a Jaches che invece rest in piedi davanti
lui. Ho parlato con Ginevra... Il tono del conte era pacato, ma gli occhi fiammeggianti tradivano
unira non placata. Come supponevo, le voci a cui avete dato ascolto non sono che menzogne,
velenose menzogne. Jaches non distoglieva lo sguardo dal pugnale infitto nel piano dello scrittoio.
Non ha negato la corte insistente, e importuna, di quellindividuo, ma  pura, intatta! Con il Borgia
non ci sono stati contatti fisici. Il Mirandola si alz e, spalancata la porta, grid: Portate delle
candele, per Dio, non ci si vede pi! Attese in silenzio che i servitori portassero i candelabri e, non
appena uscirono, riprese: Avete la mia parola che la ragazza  vergine. Deve bastarvi:  la parola di un
Pico della Mirandola. Il conte parlava con unenfasi esagerata, come se volesse nascondere verit
scomode. Forse una giovane donna inesperta pu tacere per timidezza... azzard Jaches. No, 
escluso! Le ho parlato in modo esplicito. Ha capito quello che le chiedevo e non ha avuto esitazioni n
timori a rispondermi. Era questa la cosa di cui volevate accertarvi, no? Ma quello che Juan non ha
ancora fatto, potrebbe sempre farlo in futuro. Mi ritenete proprio un vigliacco, uno che non sa
proteggere le sue donne, i suoi beni, il suo onore! Mi state offendendo! Non ne posso pi di queste
alzate di voce, pens Jaches. Se aveva ancora il dubbio se sposare o no Ginevra, il comportamento
aggressivo del conte lo fug in un attimo. Signore, siete voi a offendere me! disse risentito.
Dimenticate che non sono io in torto. Chi sposerebbe senza esitazioni una fanciulla cos
chiacchierata? Come vi ho gi detto prima, quelluomo mi fa paura. I Borgia sono degli assassini,
usano il veleno e il pugnale senza scrupoli. E voi vi lasciate sottrarre quello che vi appartiene senza
nemmeno reagire?  per colpa di quelli come voi che i catalani si stanno prendendo tutto! Chi si
ribella invece cosa ottiene? Cosha ottenuto Ippolito? Io non voglio fare la sua fine. Il Mirandola era
costernato. Jaches non era solo pusillanime, ma anche furbo e cocciuto. Gioc lultima carta. Se
questo... ostacolo venisse rimosso per sempre... parlava quasi con indifferenza. Se il problema non
esistesse pi, voi sposereste Ginevra? Jaches, colto di sorpresa, apr la bocca senza riuscire a
rispondere. Il conte interpret quellincertezza come un assenso, gli sorrise e si alz. Bene. Allora non
resta che sperare che il destino allontani Juan Borgia dalle nostre vite. Chiss... potrebbe tornare in
Spagna, in fondo il suo ducato e la sua famiglia sono l...  una soluzione possibile. Il Mirandola
aveva cambiato radicalmente tono e sembrava quasi rilassato. S, pu essere... comment poco
convinto Jaches. Sentite, cerchiamo di non drammatizzare, io ho molti anni pi di voi e conosco il
mondo. Finora si  trattato solo di un corteggiamento e nientaltro. Lo avete affermato voi stesso che
Juan fa la corte a tutte le belle ragazze di Roma. Domani potrebbe incapricciarsi di qualche altra. Il
conte gli sorrise e gli mise un braccio intorno alle spalle, accompagnandolo verso la porta. Venite da
noi tra qualche giorno, incontrerete Ginevra, le parlerete e dimenticherete i vostri timori. Il giovane
intu che il colloquio era terminato e che il conte aveva fretta di congedarlo. Lui stesso non vedeva
lora di andarsene e prefer non aggiungere altro. Il Mirandola apr la porta e chiam un servitore.
Questo temporale in arrivo ci ha innervositi pi del dovuto. Ne riparleremo in un altro momento e
sistemeremo tutto. A presto. Gli strinse la mano senza guardarlo negli occhi e rientr nello studio.
Jaches si allontan, lanciando un ultimo sguardo allo stiletto piantato nello scrittoio. Vi  rimasto solo
qualche piccolo segno. Passer in fretta, vedrete disse donna Anna, ripulendo il viso di Ginevra. Lha
saputo da Jaches! Mio padre ha parlato con lui prima di chiamarmi. E Jaches come lo sapeva? le
chiese donna Anna mentre laiutava a togliere labito sporco di sangue. Ginevra rimase seduta sul letto
in attesa di indossarne uno pulito. Forse Juan ne ha parlato con qualcuno e la storia  arrivata fino a
lui. Voi pensate che a Roma molti sappiano che Juan e io...? la ragazza si interruppe arrossendo.
Ormai  tardi per farsi queste domande disse la donna aiutandola a vestirsi. Non possiamo sapere
quanti sanno, ma  certo che la storia sia arrivata alle orecchie sbagliate. Adesso dobbiamo solo pensare
al futuro. Ginevra la guard intensamente. Siete mai stata innamorata? Donna Anna abbass lo
sguardo e disse: S, ma non fatemi pensare al passato.  stato un amore felice? No, la mia
famiglia mi aveva promessa a un altro. Non vi siete mai pentita di quella rinuncia? A lui non avete
pi pensato? Donna Anna attese qualche istante prima di parlare anche se la risposta laveva ben
chiara nel cuore. Non lho mai dimenticato... ma bisogna pur vivere. Il destino di noi donne  quello
di obbedire a padri e fratelli. Ginevra si alz di scatto. Io non voglio finire cos! Voglio godermi la
vita e... mi rifiuto di sposare Jaches! Anche se non lo sposerete non per questo avrete Juan. Gli
uomini sanno distinguere tra il piacere e linteresse e voi per il Borgia siete solo la passione di un
momento. Quando si sar stancato vi abbandoner e voi sarete rovinata... le fece una piccola carezza.
Non illudetevi. Ginevra, abbassando la testa, balbett: Le donne quindi sono condannate
allinfelicit? Per molte  cos, ma non per voi. Jaches  un bel giovane, colto, ricco e ben voluto
dagli Sforza. Non buttate via tutto quello che potreste avere solo per un capriccio! E se mi bastasse il
poco tempo che durer la passione di Juan? Ricordate prima di tutto che il Borgia  sposato, e poi 
un uomo violento, e non  con la forza che si dimostra lamore. Lha fatto solo per potermi avere.
Mio padre non si  comportato diversamente: guardate come mi ha ridotta! Non  violenza questa? 
forse amore? si pass una mano sul labbro gonfio. Il conte lha fatto solo per riportarvi alla ragione,
per il vostro futuro. Quello che vuole mio padre non  quello che voglio io. Non fate pazzie,
Ginevra... e ora riposate. Donna Anna sistem i guanciali del letto, le diede un leggero bacio sui
capelli e usc dalla stanza. Rimasta sola, Ginevra sedette sul bordo del letto con le mani abbandonate in
grembo. Le nubi si erano addensate nel cielo e avevano offuscato il sole, oscurando la stanza. Ginevra
si diresse allo scrittoio e accese un candeliere. Vide la lettera di Juan che donna Anna aveva lasciato
cadere senza accorgersene e la raccolse. Con impazienza sciolse il nastrino che la teneva legata: una
rosa rossa un po gualcita cadde a terra. Ginevra la prese e la port alle labbra. Poi si avvicin al
candelabro per leggere.  O rosa nata di maggio da tralcio odoroso,
Colta da mano tremante di tenero amante,
Rosa, tra tutte pi bella,
Stretta al suo petto gioioso
Parlerai a lei del mio cor trepidante?
Mia diletta, questi versi sono per voi, splendida rosa che spero di cogliere presto. Non vi vedo da
tanti, troppi giorni e mi consumo per voi. Penso spesso al nostro incontro, alle vostre labbra, vellutate
come i petali di questo fiore che oggi vi dono. Tenetelo sempre sul vostro seno profumato: voglio
trovarlo l quando verr... Col vostro aiuto, una di queste sere, appena sar possibile.
Erano cos ardenti quelle parole, perch non potevano essere sincere? Pens alle carezze di Juan, ai
suoi occhi... Si tocc la guancia ancora dolorante e sent di odiare suo padre: non era diverso dagli altri!
Tutti si servivano delle figlie per i propri interessi, senza curarsi dellinfelicit che causavano. Prov un
senso di vuoto, di solitudine... Forse aveva ragione donna Anna: anche Juan era un uomo di potere e
non le avrebbe dato la felicit che cercava. Doveva bruciare la lettera e cancellare con essa il suo
impossibile sogno damore. Avvicin il foglio alla fiammella della candela, ma la sua mano non
riusciva a spingersi oltre. La ritrasse in fretta, pieg la lettera, mettendovi nel mezzo la rosa, e corse a
riporla in un nascondiglio. Ci doveva essere un modo per ottenere ci che voleva, non poteva
arrendersi... Si avvicin alla finestra e guard fuori. Le prime gocce di pioggia stavano bagnando lerba
riarsa del giardino. Appena uscito dal palazzo, Jaches si lasci sfuggire un sospiro di sollievo. Lontano
dagli sguardi indagatori del Mirandola, dalle domande imbarazzanti e dalle sue armi affilate, respirava
meglio, ma era tuttaltro che tranquillo. Desider che quella storia non fosse mai cominciata. Non ci
teneva a finire pugnalato dai sicari dei Borgia, e nemmeno a passare per becco davanti a tutta Roma.
Solo un idiota poteva credere che non fosse successo niente tra Ginevra e Juan. Quel porco non si
accontentava di sguardi e sospiri, ci voleva ben altro per saziare il suo appetito. Il conte lo sapeva e
aveva recitato la commedia per convincerlo, ma lui aveva gi preso la sua decisione: anche se
lostacolo fosse stato rimosso non avrebbe sposato Ginevra. Il Mirandola era stato patetico nel suo
tentativo di fargli credere che Juan potesse tornare in Spagna richiamato dai doveri coniugali. Il
desiderio di vendetta gli si leggeva negli occhi e non gli avrebbe permesso di aspettare inerte gli eventi
quando era in gioco il suo onore. Grazie al cielo non gli aveva chiesto di unirsi a lui nel folle proposito.
Per arrivare a quelle vette ci voleva la potenza di Ascanio o forse una cieca disperazione come quella
che consumava i figli del barone Gianani. Se la vedessero loro con i catalani! Pi ci pensava, pi si
convinceva che fosse meglio allontanarsi per qualche mese da Roma. Avrebbe approfittato dellinvito
di un suo parente che da tempo lo aspettava a Parigi per sistemare una questione ereditaria. Lindomani
stesso se ne sarebbe andato. Si ferm a un bivio e si guard intorno. Si copr la testa col cappuccio e
accelerando il passo, prese la strada che conduceva a casa. Ormai la pioggia cadeva con insistenza sulla
strada polverosa. Il conte della Mirandola si vers un bicchiere di vino e lo inghiott dun fiato. Aveva
ordinato che gli portassero la cena nello studio per riflettere da solo. Ringrazi il cielo che sua moglie
fosse lontana da casa, cos non avrebbe dovuto darle spiegazioni. A cosa era servito mettersi a
disposizione del Borgia, portare il suo stendardo in processione per le vie di Roma dopo la sua elezione
al soglio, se ora veniva ripagato in questo modo? Tutto cambiava in gran fretta, il favore e la disgrazia
si alternavano come i tarocchi sul tavolo di unindovina. Gli Sforza e i Gianani avevano gravi motivi
per odiare il bastardo del papa... e lui avrebbe potuto chiedere la loro alleanza per compiere quello che
aveva in mente. Una lunga sequenza di tuoni scosse le mura del palazzo. Se per Ascanio avesse
cercato di nuovo un accordo con il papa e i figli del Gianani avessero abbassato il capo,
accontentandosi di salvare quello che rimaneva? Lui avrebbe inutilmente confessato il suo disonore e
palesato le sue intenzioni. Doveva riflettere, sondare bene il terreno prima di compiere passi falsi. Si
alz e spalanc la porta che dava sul giardino. Una folata di aria fresca e umida gli colp il viso.
Respir lodore della terra bagnata e si sporse un po dal portico per vedere meglio i lampi che
martoriavano il cielo. Alzando gli occhi scorse sua figlia affacciata alla finestra del primo piano. I loro
sguardi si incrociarono. Rimasero a fissarsi per alcuni istanti, poi Ginevra scomparve allinterno della
stanza. Il conte lanci un ultimo sguardo accigliato verso la finestra vuota e rientr. Sul tavolo lo
attendevano una cena fumante e una brocca del suo vino migliore. Era quello che ci voleva per
rimettere a posto stomaco e mente.
11
Jofr Borgia
Roma
25 aprile 1497
Jofr Borgia lasci la sala del banchetto a passi malfermi. Gli invitati, sazi e alticci, ridevano e
ballavano, mentre i coppieri riempivano i calici con vini aromatici. Lanfitrione era stato munifico:
cerano buffoni, nani, attori e musici che intrattenevano gli ospiti con giochi, canti e danze. Jofr aveva
bevuto troppo, si sentiva accaldato e desiderava solo trovarsi al fresco, lontano da tutti. Si sciolse i lacci
del corpetto e si addentr tra le siepi fiorite del giardino. La luce fumosa delle torce illuminava i
sentieri che si snodavano tra aiuole e piante. La musica della festa l si sentiva appena. Jofr si stese
sotto un albero. Attraverso le foglie mosse dalla brezza notturna si intravedevano le stelle e, alta nel
cielo, spiccava la luna piena. Il giovane respir a pieni polmoni laria profumata della notte e chiuse gli
occhi. Se Sancia fosse stata l, tra le sue braccia... ma lei non avrebbe lasciato la festa nemmeno per un
attimo. La rivide mentre rideva a gola spiegata, mentre ballava sfrenata e seducente, con il bel seno
trattenuto a stento dalla scollatura dellabito. Jofr, da giorni cerco di avvicinarti! Avvolto in un
mantello, con il viso coperto da una maschera, uno sconosciuto avanzava verso di lui. Il Borgia si alz
di scatto, portando distinto la destra sul pugnale. Indietreggi, cercando di distinguere la figura nella
penombra. Non mi riconosci? la voce era giovane e aveva un tono canzonatorio. Eppure abbiamo
trascorso molte ore insieme... Jofr sfoder larma e la punt contro il petto delluomo per tenerlo a
distanza. La sua scorta era troppo lontana e, anche se avesse gridato, i suoi uomini non lavrebbero
sentito. Decise di prendere tempo e si guard intorno in cerca di una via di scampo. Chi sei? Non mi
ricordo di te disse a voce alta. Hai scordato anche questa? Il giovane si liber del mantello e alz la
manica della camicia, mostrando una cicatrice violacea sullavambraccio. Jofr abbass il pugnale.
Pedro! esclam abbracciandolo. Proprio io! Segnato per sempre dalla tua spada. Si tolse la
maschera e rise. Non aveva pi di ventanni, ma il viso dai tratti marcati e i gesti sicuri lo facevano
apparire pi maturo della sua et. Sei sempre il solito, ti piace rischiare. Avrei potuto infilzarti! Gli
occhi scuri di Pedro brillarono nel buio. Ero certo che tu mi riconoscessi. Sono anni che non ci
vediamo. Da quanto sei tornato? Sono qui a Roma da qualche giorno. C qualcosa che mi
nascondi? Non vorrai far misteri con me? No, Jofr, con te mai. Sono ancora validi i nostri antichi
patti: nessun segreto tra noi. Si abbracciarono di nuovo con affetto. Sono venuto a Roma per
conoscere la mia futura moglie disse il giovane. Almeno, questa  la scusa che ho usato con mio
padre per farmi pagare il viaggio. In verit sono qui per fare un po di soldi... mi sono andati male un
paio di colpi al gioco. Sposi unitaliana? No, una spagnola. Conosci le tradizioni della mia
famiglia:  una lontana cugina e di lei so solo che ha una bella dote e che si trova a Roma per curare
una mia zia malata. A quando le nozze? Presto, credo. Lei non sa ancora che sono qui, ma nei
prossimi giorni dovr andare a far visita alla vecchia e spero mi facciano vedere anche la giovane. Cos
sapr se quando sar a letto con lei dovr pensare solo alla dote che mi porta! I due scoppiarono a
ridere. Tu, piuttosto, sei molto fortunato: ho visto Sancia. Jofr abbozz un sorriso triste.
Raccontami del tuo matrimonio gli chiese Pedro. Che fortuna! I due giovani sedettero vicini. In
verit io non volevo sposarmi, avevo solo tredici anni e lei quattro pi di me, ma quando la vidi
cambiai parere. Lalleanza tra i Borgia e il Regno di Napoli inizi a interessare anche me. E com
andata a letto? Non ti vuoi perdere la parte interessante della storia, vero? Pedro annu,
ammiccando maliziosamente, mentre Jofr incominciava a raccontare...  Napoli
11 maggio 1494
Seduta sul letto, Sancia teneva le gambe raccolte sul petto nudo e lo guardava. Se ne sono andati? la
sua voce era profonda e sensuale. Jofr si raggomitol sotto il lenzuolo mentre i passi si allontanavano
nel corridoio. Hai freddo? gli chiese lei. Non poteva aver freddo: la notte era afosa e laria pesante di
umidit. Si nascondeva solo per vergogna. Fino a quel momento era andato tutto bene, e il cerimoniale
era stato rispettato. Alcune dame di corte li avevano accompagnati nella camera nuziale e li avevano
spogliati, lasciandoli con le camiciole abbassate fino alla vita. Erano poi entrati suo cugino, il cardinale
di Monreale, e lerede al trono di Napoli, padre di Sancia, che li avevano canzonati con battute un po
salaci, prima di lasciarli soli. Mancavano poche ore allalba. Jofr sent le prime gocce di pioggia che
picchiettavano sulle imposte chiuse. Di nuovo Sancia gli parl. Ti nascondi? Jofr deglut in silenzio.
Non voleva guardarla: quei suoi occhi verde mare gli facevano paura. Nei giorni precedenti si era
sentito fiero del suo ruolo, ma ora non sapeva come avvicinarla. Sent di colpo la fragilit dei suoi
tredici anni. Con un gesto brusco Sancia rovesci indietro il lenzuolo e rise vedendolo raggomitolato.
Che fai? Smettila! grid lui infastidito. Ti  venuta di nuovo quella vocina! Sei buffo sai? Prima mi
parli con una vociona bassa per sembrare un uomo e poi strilli come un bambino. Non scherzare.
No? E perch? Sancia gli si avvicin e cominci ad accarezzargli i lunghi capelli dai riflessi mogano.
Che bei capelli hai... Lui la lasci fare, ma non cambi posizione. Le mani brune e ben modellate
continuavano a inanellare i suoi riccioli e la voce diventava sempre pi simile a un soffio insinuante.
Jofr, adesso me lo devi dire... Che cosa? Se lhai gi fatto. Jofr strinse i denti e chiuse gli
occhi. Sancia non usava giri di parole. Sapeva comportarsi molto bene in pubblico e aveva recitato la
parte della sposina pudica e ubbidiente fino in fondo, ma non era riuscita a ingannare lui. Jofr laveva
sentita sbuffare di noia durante la giornata e ne aveva colto gli sguardi che vagavano sul pubblico,
soprattutto su quello maschile, in cerca di approvazione. Non era ingenua e nemmeno inesperta. Dai,
dimmi com stata la tua prima volta? Jofr prov un brivido. La mano di lei si era spinta sulla sua
fronte e le dita morbide gli massaggiavano le palpebre chiuse, il naso diritto e le labbra socchiuse.
Ricord altre dita, meno raffinate e lodiosa risata di Juan che echeggiava nella stanza. Allora,
fratellino, datti da fare! Labbiamo fatta venire qui per questo. Aveva undici anni... no, non poteva
farlo. Il suo corpo morbido di bambino, avvinghiato a quello abbondante della prostituta, non reagiva...
Non mi va! Non sono cose da raccontare a te le rispose sgarbatamente. Le mani di lei intanto
scorrevano dalle guance alle labbra, ai lobi degli orecchi, fino al collo. Va bene, non me lo raccontare,
tanto so com stato... Jofr spalanc gli occhi. Lo sai? Lo immagino! Jofr si nascose di nuovo.
Era una svergognata, parlava di cose che non avrebbe dovuto sapere. E poi era una sconosciuta. Fino a
quel momento non si erano scambiati che poche parole, sempre in presenza di altri. Lintonazione del
suo spagnolo era diversa, i suoi modi troppo disinvolti. Ma quelle mani continuavano a sfiorarlo,
sempre pi gi, sulle spalle magre, sul petto liscio, sulladdome teso e contratto. E tu, da chi hai
imparato? Aveva sentito una quantit di pettegolezzi scandalosi su di lei e sulla corte di Napoli.
Sancia scoppi a ridere. La fila perfetta dei piccoli denti bianchi contrastava con la pelle bruna del viso.
Si avvicin ancora di pi a lui. Perch non mi accarezzi anche tu? Gli prese una mano e lappoggi
sul suo seno. Jofr la ritrasse di scatto. Non dovrebbe fare cos, pensava, non  una prostituta,  mia
moglie! Quella parola lo intimor, non gli sembrava possibile avere una moglie. Sancia sospir e
riprese a toccarlo pigramente, spingendosi sempre pi gi. Lui fremeva sotto i suoi tocchi leggeri.
Jofr, senti la pioggia che cade? Mi piace il suo rumore, mi piacerebbe correre tra le pozzanghere, ma
per questa notte non  possibile... lascia che impari a conoscere tutto di te. Adoro i tuoi capelli, le tue
mani, la tua pelle... hai un buon odore, come quello dellerba bagnata dalla rugiada. La voce suadente
di Sancia lo stava calmando e quelle mani senza pudore erano arrivate al suo sesso ormai turgido.
Lasciami fare, cos... lasciati andare... Jofr chiuse gli occhi, assaporando le carezze e quando li
riapr vide Sancia nuda sopra di lui. La bellezza del suo corpo, prima solo immaginato, lo abbagli. I
capelli neri e ondulati lambivano i capezzoli che si rizzavano impertinenti dai seni, mentre il suo ventre
si muoveva piano. Jofr non riusciva a distogliere lo sguardo dallombelico simile a un bottoncino.
Allung una mano per toccarla, ma lei nel frattempo si era chinata e lo baciava tra le cosce. Unondata
di piacere mai provato lo disorient. Non riusc pi a controllare i suoi gesti, la prese per la vita, se la
port sopra il sesso ed entr in lei. Il suo piacere esplose allistante in un gemito strozzato. Sancia si
stacc in fretta e si sdrai al suo fianco. Lui chiuse gli occhi, come faceva sempre quando qualcosa lo
disturbava. Si sentiva a disagio, per la vergogna, per lemozione, per il languore dellorgasmo. Me
laspettavo...  una puttana! pens. Non sei vergine! esclam indispettito. Sancia scoppi in una
risata maliziosa. Che ne sai tu della verginit? Hai provato con delle vergini? Mi credi cos
stupido? Guarda che a volte non succede quello che ti aspettavi. Non mi prendere in giro! Non sei
vergine! Lei gli accarezz la bocca con la punta delle dita. Lo dirai al papa? Lui scost bruscamente
la sua mano e sedette sul letto con la testa tra le mani. No, tu non glielo dirai perch sai che non ti
ascolterebbe prosegu Sancia. Ha bisogno che il nostro matrimonio funzioni. Quello che succede qui,
tra te e me, riguarda solo noi. Loro indic con lindice verso la porta si accontentano delle apparenze,
e noi li faremo contenti. Vieni qui, non importa se prima sei stato un po precipitoso, non importa... E
ancora una volta lui si lasci blandire dalle sue fusa di gatta e si abbandon sul suo seno, pensando che
avrebbe imparato a farla godere. Pedro era rimasto tutto il tempo in silenzio ad ascoltare. E dopo?
domand, fissando Jofr con occhi furbi. Labbiamo fatto altre due volte quella notte ed  andata
meglio. Da allora io la desidero sempre, ma non riesco mai a capire se... Se le piace venire a letto con
te. S,  questo. Mi sembra che quello che le do non le basti, che non goda abbastanza. Pedro
sghignazz. Limportante  che goda tu! No, io voglio che lei sia soddisfatta di me... e che non
cerchi altri disse Jofr imbarazzato. Ho sentito dire che a Napoli, nei suoi appartamenti entrassero
molti uomini, ma erano solo falsit. Anche il papa ha dovuto ricredersi quando ha ricevuto la lettera di
Guerrea. Pedro divenne serio. Guerrea? Chi ? Il maggiordomo della corte di Napoli. Ha scritto al
papa che si trattava solo di maldicenze. La sua lettera  stata firmata da tutti i cortigiani e anche dal
cappellano. Nelle stanze di Sancia entrava solo messer Cecco, un vecchio, e ti posso garantire che di lui
non si poteva sospettare. Da quando credi ai cortigiani? Tu conosci la verit, non fingere con me.
Jofr chin la testa. Pedro aveva ragione, ma lui non riusciva a liberarsi dalle sue paure. Passare dalle
tenere carezze di Vannozza a quelle lascive di Sancia non era stato facile. Con sua madre poteva ancora
sfogare le sue ansie, cercare sicurezza e comprensione, ma con sua moglie doveva dimostrare di essere
luomo sicuro che lei voleva, e che lui non era ancora. Pedro gli porse la mano. Jofr, io ti sono
amico. Allora non mi tormentare anche tu. Io la amo cos com, e anche lei, a modo suo, mi vuole
bene. Se ti vuole bene non deve coprirti di ridicolo. Jofr strinse forte la grande mano di Pedro che
gli dava sicurezza. Forse sei arrivato al momento giusto, amico mio. La vertigine colse Sancia nel
vortice della danza. Si appoggi a una colonna, respir a fondo e si port una mano alle tempie. La sua
testa non voleva saperne di fermarsi e girava, girava... Barcollando riusc a raggiungere il tavolo.
Afferr una coppa, la port alla bocca con tutte e due le mani e bevve. Quel vino inebriante era
buonissimo. Si pass la lingua sulle labbra carnose. Era stordita e ubriaca, e si stava divertendo. Sapeva
di essere bella e di avere nelle vene sangue aristocratico. Sua madre era una nobildonna napoletana e
suo padre Alfonso DAragona era lerede al trono di Napoli. Anche se era una figlia naturale era stata
educata a corte con i figli legittimi, senza differenze, ma la sua posizione si sarebbe del tutto riscattata
solo con un matrimonio eccellente. Per questo alla notizia che avrebbe sposato Jofr non aveva fatto
salti di gioia; quel marito tredicenne di non grande nobilt non le era sembrato adatto. A sedici anni
voleva godersi appieno la giovinezza perch aveva imparato presto quanto poteva essere breve la vita e
spaventoso il supplizio della morte. Da bambina aveva visto penzolare dalle torri del castello i cadaveri
dei nemici giustiziati da suo nonno, re Ferrante, ne aveva poi osservati i poveri resti mummificati nelle
teche dove il vecchio si beava di conservarli. Non aveva pi dimenticato che quelle disgustose,
rinsecchite figure erano stati un tempo uomini spensierati. Lunico mezzo che conosceva per scordare
quegli orrori era stordirsi di piacere, e prendersi ci che la vita le offriva. Suo padre le aveva assegnato
come dote il principato di Squillace e la contea di Coriata con le loro terre e fortezze. Erano propriet
che rendevano diecimila ducati annui. Jofr sarebbe stato educato alla corte napoletana ed entrando a
servizio del re avrebbe ricevuto ventimila ducati lanno. Il suo sposo adolescente era arrivato in pompa
magna, accompagnato da Virginio Orsini, e carico di regali per lei. Quando il governatore Ferrando
Dixer, che stava a capo della corte di Jofr, aveva aperto il cofanetto dei doni preziosi inviati dal papa,
Sancia non era riuscita a trattenere un grido di ammirazione: collane di perle perfette, un gioiello
composto da rubini, diamanti e grosse perle oblunghe, una fila di quattordici anelli, di diamanti, di
rubini, di turchesi e di ogni specie di pietre rare sfavillavano davanti ai suoi occhi. Oltre ai gioielli, il
papa le inviava alcune pezze di broccato doro, di velluto, di seta, accompagnate da ornamenti raffinati
per guarnire le vesti. Cera di che consolarsi. Jofr era bello e gentile, sicuramente anche inesperto, ma
lei gli avrebbe insegnato lamore. In fondo avere un marito giovane e non ancora potente aveva il
vantaggio di non dover fare i conti con un padrone assoluto. E cos lei aveva continuato a vivere a
modo suo, senza rinunciare a nulla. Quando per il papa li aveva richiamati a Roma aveva temuto che
la sua vita libera stesse per finire. Si aspettava una corte cerimoniosa e frequentata solo da religiosi e
persone noiose, ma non era stato cos. La mattina in cui lei e Jofr erano entrati a Roma si era vestita di
nero, alla moda meridionale, con un abito dalle grandi maniche a sbuffo. Impettita sopra un cavallo
parato di velluto e raso nero stava alla testa di un lungo corteo preceduto da sei buffoni. Voleva stupire
tutti, romani e spagnoli, con la sua stravagante ricercatezza. Le era venuta incontro Lucrezia Borgia,
elegantissima sul suo cavallo bardato, con un seguito di dodici damigelle e due paggi su cavalli coperti
di broccato doro e rosso. Di lei Sancia aveva sentito dire che sapeva conversare in latino con uomini
dotti, che era la pupilla del papa e dei fratelli e soprattutto che era bella. Si aspettava una rivale
ingioiellata e decisa a continuare a far da padrona alla corte Vaticana. Invece, gi al primo sguardo, lei
e Lucrezia si erano piaciute ed era cominciata la loro intesa. Lucrezia la aiutava ad affrontare i
complessi cerimoniali della corte, lei la aiutava a divertirsi, senza ombra di rivalit. Persino in chiesa,
pochi giorni prima, si erano sedute dove non avrebbero dovuto, per vincere la noia di uninterminabile
predica e avevano iniziato a prendersi gioco di tutti gli astanti tra lo scandalo dei benpensanti e la
divertita tolleranza del papa. Lucrezia per non era stata la sola sorpresa della nuova famiglia: aveva
incontrato Cesare. La guardava duro e freddo, con gli indecifrabili occhi neri. La sua aria animalesca
laveva subito eccitata. Le piacevano il suo odore maschio e la sua pelle scura e lucida, ma soprattutto
la divertiva la conquista. Per una volta, lui era la preda e non il cacciatore. Allinizio Cesare sembrava
indifferente, quasi seccato dalle sue attenzioni e dai suoi sguardi invitanti. Poi, invece, si era rivelato un
amante instancabile, forse troppo violento, ma a lei non dispiaceva limpetuosit nellamore. I teneri
baci di Jofr saziavano solo una parte dei suoi bisogni. Negli ultimi tempi per Cesare era diventato
assillante, voleva possederla di continuo. Non amava scherzare, non le parlava con sentimento n la
corteggiava. Tra loro era una sfida continua: a questo punto era lui a volerla domare. Lei non trovava
pi divertente incontrarlo perch era diventato prevedibile. Bastava che lo sfidasse e lui si eccitava... Il
gioco aveva perso mordente. E poi ora... cera un altro nella sua vita. Bevve ancora un sorso e sorrise.
Quando sent un fruscio dietro le spalle, non si gir. Aveva avvertito il respiro di Juan vicinissimo al
suo orecchio. Che fai qui tutta sola? Mi riposo, ho ballato troppo. La tua coppa  vuota... lascia
che te la riempia. Juan prese una brocca tenuta da un paggio e le vers da bere. Lei si gir e gli sorrise
provocante. Bevi come hai fatto prima le sussurr Juan. Voglio guardarti mentre lo fai. Sancia non
rispose, ma, senza togliergli gli occhi di dosso, vuot la coppa e si lecc le labbra invitante. Lui le
pass un dito sulla bocca umida.  buono? Buonissimo... Juan si chin verso di lei come se
dovesse parlarle allorecchio e invece le prese il lobo tra le labbra e glielo succhi piano. Sancia cerc
Jofr con lo sguardo, ma non lo vide; forse si era ubriacato e stava smaltendo la sbronza altrove. Si gir
di scatto verso Juan. Ti voglio. Aspetta qualche minuto e poi raggiungimi. Sar l in quellangolo
buio del giardino le disse allontanandosi. Sancia aspett il tempo convenuto, poi si avvi dove lui le
aveva indicato. Il bisogno di darsi a un uomo la prendeva irresistibilmente quando beveva. Chiss se il
papa sapeva di esserle suocero tre volte, pens Sancia, ridendo di gusto. Si sdrai sullerba e chiuse gli
occhi. Farlo l, dove chiunque poteva vederli... come era eccitante! Juan, come lei, avrebbe preso fuoco
in quella situazione rischiosa... i loro desideri erano gli stessi. Avvert i passi di lui e il suo profumo
inconfondibile. Juan... il nome le usc come in un soffio dalle labbra. Lui non rispose e si inginocchi
ai suoi piedi. Le afferr una caviglia, le tolse la scarpetta ricamata e le massaggi il piccolo piede nudo,
poi lo port alla bocca e inizi a succhiare piano le dita affusolate. Sancia inarc la schiena ed emise un
gemito. Ti voglio nuda. Come far poi a rimettermi il vestito? Non lo rimetterai, ti dar il mio
mantello. Te ne andrai dritta a casa... con addosso solo il mio odore. Juan le tolse anche laltra scarpa
e dopo averne slacciato i nastri le sfil labito. Sentire la pelle nuda a contatto con laria fresca di quella
notte stregata metteva addosso a Sancia unindicibile eccitazione. Juan inizi ad accarezzarle le cosce,
poi si chin a baciarla. Sancia si dimenava in preda al piacere. Cos mi farai morire... ti voglio, ti
voglio... Juan si lev gli abiti e si chin sopra di lei. Avrai tutto quello che desideri. Rotolarono
sullerba, abbracciati. Tu sei nato per farmi godere... cos... cos... non smettere, ti prego... Pedro e
Jofr si voltarono insieme sentendo dei rumori dietro alle loro spalle. Incuriositi si alzarono e tra i
cespugli videro due corpi stesi a terra. Luomo era vestito per met, ma la donna era completamente
nuda. Quei due si stanno divertendo pi di noi! Diamo unocchiata disse Joffr. Si avvicinarono agli
amanti fino ad avvertire i loro sospiri. Vediamo come la fa godere. La donna gemeva e sospirava.
Juan... ancora, ancora, ancora... Hai sentito?  quel porco di mio fratello, cera da scommetterci!
sussurr Jofr ammiccando. Non mi piace star qui a spiare. Andiamocene. Pedro prese Jofr per un
braccio cercando di allontanarlo. Un terribile sospetto si era impadronito di lui. Aspetta, lasciami
vedere Jofr osservava avidamente la scena. Le voci dei due amanti si sentivano con chiarezza. Ti
piace, eh, non  questo che ti d il mio fratellino. No, no... solo tu mi fai godere cos, solo tu...
Pedro vide il viso di Jofr diventare di marmo. Vieni via! Lo trascin lontano, nonostante il giovane
si reggesse appena in piedi. Scosso da violenti conati, Jofr si accasci sullerba e vomit, poi si rialz
a fatica e si pul il viso. Non dire a nessuno quello che hai visto... Fece due passi, si ferm e scoppi
in una risata isterica che fin in un singhiozzo strozzato  inutile... lo sanno gi tutti! Gli occhi di
Pedro lo fissavano accigliati. Come pu farti questo? Sei suo fratello! Fratelli? No! Io sono il pi
bastardo dei bastardi del papa. Nato dal tradimento di mia madre con il marito legittimo! Che ti sei
messo in testa, Jofr! Avrei sopportato di vederla anche con lultimo servo di casa, ma non con lui!
Piangeva di rabbia senza accorgersene. Ho sopportato Cesare perch le sue passioni non durano a
lungo e lei si sarebbe stancata presto dei suoi malumori, ma non sopporto che mi tradisca con Juan!
grid con disperazione. Il papa gli concede tutto, Lucrezia lo adora, io invece non conto, sono leterno
bambino, lincapace, non sono uno di loro... Una smorfia di dolore gli deform il viso. Ora per il
bambino  cresciuto! si asciug il viso e si aggiust il corpetto. Comincer anchio a comportarmi
come un Borgia e tu mi aiuterai. Sei lunico amico che abbia mai avuto, di te mi posso fidare. Che
hai in mente? chiese Pedro turbato. Jofr lo fiss con sguardo spiritato. Voglio ucciderlo. Non 
cos semplice uccidere un uomo... mormor Pedro.  solo feccia.  sempre tuo fratello! No, non
 pi mio fratello. E allora vai, ora!  ancora l che si gode tua moglie! Pugnalalo! La ragione sta
dalla tua parte. Cos farebbe un uomo. No, ora no: non voglio che mi scoprano, agir di nascosto. Se
mi aiuterai sarai ricompensato pi di quanto tu riesca a immaginare. Osservando lo sguardo intenso
dellamico, Pedro pens che forse quella era loccasione che gli avrebbe permesso di pagare tutti i
debiti e di rimanere a Roma con molto, moltissimo denaro. Che vuoi da me? Gli prepareremo
unesca che lo attiri allo scoperto gli rispose Jofr. Non si sapr mai chi lo ha ucciso. Hai tanti
uomini che potrebbero aiutarti a farlo. Non mi fido di nessuno. So che tu non mi tradiresti mai: non ti
converrebbe... lo sguardo di Jofr in quel momento era quello di Rodrigo Borgia. Ti ho gi visto
uccidere. Pedro impallid. Era un episodio che risaliva a molti anni prima: un gioco da ragazzi che si
era trasformato in tragedia. Nessuno, salvo loro due, sapeva come si erano svolti veramente i fatti. Tu
gli tenevi la testa sottacqua disse Jofr in tono grave. Lui si dibatteva, e tu lo spingevi ancora pi
gi, con forza. Suo padre e i suoi fratelli lo piangono ancora. Stavamo scherzando... Non credevo
resistesse cos poco... Pedro parlava tra s come rivivendo la scena. Hai mentito dicendo che era
caduto, si era sentito male e non eravamo riusciti a soccorrerlo. Tu non hai fatto nulla per fermarmi,
anzi eri divertito. Allora abbiamo sempre dato la stessa versione e siamo riusciti a scamparla. Andr
cos anche questa volta, vedrai gli sorrise rassicurante. Sar ancora pi facile. Pedro cap di dover
stare allerta. Jofr era cambiato: il fragile e dispettoso ragazzino di un tempo era sparito. Ora si serviva
con disinvoltura di unarma molto usata dalla sua famiglia: il ricatto. Dobbiamo riparlarne disse,
simulando noncuranza. Ora sta arrivando gente... meglio tacere. Un gruppo di ospiti ubriachi e
chiassosi li circond invitandoli a unirsi a loro in un ballo cadenzato. Vieni da me a palazzo
domattina gli mormor Jofr, trattenendolo per una manica. Amico mio, non mi abbandonare...
credo solo in te! gli grid mentre veniva trascinato nella danza. Pedro annu e si perse nella
confusione della festa. Jofr entr nella stanza senza farsi annunciare. La guard in silenzio per alcuni
istanti. Sancia si stava facendo spazzolare i capelli dalla sua cameriera ed era bella da togliere il
respiro, con la chioma corvina che le accarezzava le spalle e gli occhi illanguiditi dal piacere appena
provato. Con un cenno del capo Jofr invit la domestica a uscire. Sancia stizzita si gir verso di lui.
Perch? Non ha ancora finito! Jofr le si avvicin e sollev una ciocca di capelli. Tra i riccioli
scomposti erano impigliati dei fili derba che lui tolse, mostrandoglieli, prima di lasciarli cadere a terra.
Sancia si alz di scatto e si infil una sopraveste rossa. Questa sera no, non ne ho voglia. Jofr la
fiss sarcastico. Non hai voglia? Sei mia moglie, non ti puoi rifiutare! Sancia not nei suoi occhi una
luce diversa che la mise a disagio. Non mi hai mai parlato cos. Sei ubriaco? Jofr scoppi a ridere
forte. Mi hai stancato, puttanella le sibil in faccia con il gelo negli occhi. Sancia trattenne a stento
un grido di paura. Davanti a lei non cera pi il ragazzino ingenuo che aveva sposato. Intu distinto che
questa volta Jofr faceva sul serio e lei doveva inventarsi qualcosa per salvare la situazione. Ho un
terribile mal di testa, devo aver bevuto troppo. Ma se proprio vuoi... Spalanc gli occhi in
unespressione seducente, gli prese una mano e gli appoggi il viso sul palmo. Jofr la respinse con
violenza. Ti ho vista sul prato, nuda, come una cagna in calore. Sancia abbass per un attimo lo
sguardo, ma quando lo rialz non cera traccia della dolcezza di qualche attimo prima. Pensavi che le
tue carezze mi bastassero? Io sono una donna, ho bisogno di uomini, non di ragazzini! La tua tresca
con Juan non potr durare in eterno. E chi la far finire? Tu? Io ti ho amata sinceramente la voce
di Jofr trem per un attimo. Non pretendevo che tu mi ricambiassi nello stesso modo. Non sono cos
stupido da pensarlo, ma credevo che rispettassi almeno le apparenze. Sei stata proprio tu a dirmi che
dovevamo far funzionare il nostro matrimonio. E infatti sono qui! Non ti ho difeso quando
occorreva? Non ti ho viziato per anni? Provavi pena per me e la mia inesperienza ti faceva tenerezza,
ma non mi hai mai amato. Non si pu amare per forza. Hai ragione, non si pu. Ora anchio non ti
amo pi, anzi ti disprezzo. Mi hai deluso, e ti vedo per quella che realmente sei: una sgualdrina poco
intelligente. Avresti potuto continuare a fare ci che volevi prosegu Jofr, ignorando lo sguardo
infuocato di Sancia e invece la tua stupidit ti ha rovinata. Come osi parlarmi in questo modo?
Non conti pi niente per me. Finirai male. Che mimporta! Chi sei tu di cos importante? Sei una
nullit, non vali niente in confronto ai tuoi fratelli! Sono anchio un Borgia, non te lo scordare. Un
Borgia? Sancia scoppi in una risata gutturale. Tu dei Borgia non hai nemmeno una goccia di
sangue! Dimentichi che per porto quel nome le rispose Jofr con calma glaciale. Il papa mi ha
riconosciuto come suo figlio e anche per te  meglio che io sia un Borgia altrimenti a chi saresti
sposata, tu, una principessa dAragona? Al figlio di una locandiera? Per la prima volta da quando lo
conosceva Sancia lo fiss con ammirazione. Che vuoi da me? Fai quello che ti si chiede e taci.
Ricordati che sei solo una donna. Quando ne avr voglia verr ancora qui, sar come andare da una
delle tante puttane di Roma. La guard con indifferenza e senza darle il tempo di ribattere usc dalla
stanza. Scortato dai suoi uomini, Jofr usc nella strada buia e silenziosa. Sentiva unincontenibile
frenesia che gli avrebbe impedito di dormire. Roma poteva offrirgli compagnia. Era soddisfatto per
come aveva trattato Sancia, le aveva parlato senza lasciarsi andare al pianto o allisteria, proprio come
doveva fare un uomo, e da quel momento in poi come un uomo si sarebbe comportato. Quella cagna
meritava una lezione. Sorrise compiaciuto di s: si piaceva! Suo fratello aveva ancora poco da vivere e
questa sarebbe stata la prima punizione per Sancia e quella definitiva per Juan. Se il destino gli aveva
mandato Pedro proprio quella sera, doveva esserci un motivo. Era finito il momento di stare nellombra
a subire umiliazioni. Prosegu il cammino, seguito a distanza dai suoi uomini. Improvvisamente un
gatto nero gli attravers la strada. Jofr si chin. Vieni, micio, vieni qui, guarda cosho per te. Il
gatto, affamato, si avvicin sperando in un boccone, ma quando gli fu a tiro Jofr lo afferr per la
collottola e lo sollev. Lo sbatt con forza contro la parete di una casa, pi volte. Quando la bestiola
smise di dibattersi la scagli oltre il muro di un giardino. Vattene, mala sorte! grid. Muori! Poi
ordin ai suoi uomini di scortarlo fino al bordello pi vicino.
12
Cesare Borgia
Roma
13 giugno 1497
Cesare Borgia avanzava nellarena.
Si muoveva sulla sabbia infuocata, calcolando ogni movimento come in una danza.
Lui e il toro erano soli.
Lanimale, nero, immenso e ansante, gli stava davanti e lo fissava con occhi ardenti. Battendo lo
zoccolo destro sulla polvere, chin la testa, pronto allattacco.
Cesare lo vide avanzare, le corna rivolte verso di lui, il corpo potente lanciato nella corsa, sent il
calore intenso che lo precedeva. Estrasse la spada, gli balz incontro e lo trafisse. La lama trapass la
pelle coriacea e i muscoli tesi, penetr tra le vertebre del collo e spacc il cuore.
La bestia, piegati i garretti, stramazz al suolo mentre un fiotto di sangue sgorgava dalla ferita
aperta.
Cesare si inginocchi accanto al toro e nelle sue pupille vitree vide riflessa la sua immagine.
Alz le braccia al cielo esultante.
Aveva vinto ancora!
Lasci cadere la spada.
No! Lanimale era svanito e al suo posto... Juan! Steso a terra lo guardava implorante. Allungava le
mani grondanti di sangue e gli si aggrappava al farsetto trascinandolo verso il basso. Cesare riusc a
respingerlo lontano da s. Lo vide ricadere allindietro e perdersi nel fango arrossato dellarena.
Tent di rialzarsi, ma non poteva muoversi e londa del sangue lo stava ormai travolgendo...
Si svegli, sbarrando gli occhi nel buio. Per alcuni istanti rest immobile, inorridito, mentre il sudore
gli colava dalla fronte lungo il viso. La stanza era avvolta in un profondo silenzio. Si sentiva solo il
respiro della cortigiana che dormiva nuda accanto a lui. Cesare si alz dal letto, prese una brocca e si
vers lacqua in testa per togliersi di dosso il sudore e la ripugnante sensazione di sporco. Si asciug
con un panno di lino e tornato a letto prese la donna tra le braccia. Fiammetta era giovane, i capelli
biondi scendevano inanellandosi sulle sue spalle candide, il seno pieno si alzava e si abbassava,
seguendo il ritmo regolare del respiro. Laveva posseduta poco prima, ma ora lincontro con la morte
aveva riacceso la sua voglia. Le morsic la pelle liscia delle spalle e inizi a succhiarle i seni tiepidi. La
cortigiana si svegli, gli sorrise e gli cinse il collo. Cesare doveva spegnere in fretta il fuoco che lo
bruciava, si stese sulla donna e la penetr con violenza. Sancia... il nome gli sfugg dalle labbra. Mi
fate male, basta, vi prego! Cesare la respinse bruscamente e si distese ansante sul letto. Sei pagata
per questo! Laveva chiamata Sancia, pens con rabbia. Quella strega si insinuava spesso nei suoi
pensieri. Appena arrivata da Napoli, alzandosi dal rituale inchino, gli aveva rivolto con gli occhi un
invito lascivo, e nei giorni seguenti aveva continuato a stuzzicarlo. Accontentarla si era rivelato pi
piacevole del previsto. Era esperta come una meretrice, si muoveva in modo eccitante e non rifiutava
nessuna proposta. A volte laveva presa con la forza, fino a farla gridare, ma lei amava la violenza
come lui e stava al gioco. Avrebbe voluto domare quella femmina che gli stava alla pari nei
divertimenti damore e ci sarebbe riuscito... se non fosse arrivato Juan. Il pensiero di Sancia tra le
braccia di suo fratello gli fece salire al viso una vampa di collera. La immaginava ridere, aprire le
cosce, offrirsi invitante anche a lui. Si gir di scatto verso la cortigiana. Ho fame, fai preparare. La
donna si infil una tunica leggera e usc dalla stanza. Cesare indoss una lunga veste di damasco dorato
e accese alcune candele. Sopra un tavolino, accanto ai pettini e alle ampolle dei profumi, scorse uno
specchio ovale con il manico davorio intarsiato. Lo prese e osserv la sua immagine. Un volto
giovane, incorniciato dalla barba scura e dai lunghi capelli castani che scendevano a sfiorare le spalle.
Sapeva di non essere bello come Juan, ma era altrettanto sicuro del suo fascino. La sua bocca si apr in
un sorriso soddisfatto. Quando si trovava tra gli altri non lasciava mai trapelare le sue emozioni: aveva
imparato presto a nascondere i pensieri sotto una maschera indecifrabile. Quasi si divertiva a mostrarsi
cortese con quelli che detestava, e accettava le critiche con apparente sottomissione, rinviando, senza
fretta, la resa dei conti. Rodrigo gli aveva insegnato a cogliere il momento opportuno per agire, gli
aveva dimostrato che non esistono uomini incorruttibili n amici veri, ma solo momentanei alleati,
complici, uomini pronti a tutto per denaro. Cesare pos lo specchio ed entr nella stanza attigua. Sulla
tavola era stesa una tovaglia bianca ricamata a disegni color ocra e, al centro, due candelabri dargento
illuminavano le stoviglie decorate, i bicchieri di cristallo raro, la brocca del vino. Subito due paggi
portarono vassoi di selvaggina e iniziarono a servirlo. La cortigiana intanto prese a pizzicare un liuto e
a cantare con voce chiara e carezzevole una ballata in voga. Cesare mangiava con avidit, senza
distogliere lo sguardo dalla donna. Anche Lucrezia aveva una voce delicata quando cantava, pens, e
sapeva ballare con grazia. Ora stava chiusa nel convento di San Sisto, lontana dalle chiacchiere sul suo
matrimonio. A Cesare torn in mente il giorno in cui, cedendo a uninsolita tenerezza, laveva
abbracciata forte davanti al marito e Lucrezia laveva ricambiato, accarezzandogli delicatamente i
capelli. Juan, entrato allimprovviso, si era unito a loro nellabbraccio e, per fare dispetto a Giovannino
che osservava astioso la scena, aveva baciato la sorella sulle labbra. A quel ricordo Cesare non riusc a
trattenere un gesto di stizza e colp un calice di vino rosso che si rovesci sulla tavola. Aveva visto
molte volte Juan entrare nelle stanze di Lucrezia e restarvi a lungo... no, non poteva essere! Lei gliene
avrebbe parlato, non gli taceva niente... Cesare butt nel piatto gli avanzi del cibo e si ripul le mani. I
suoi pensieri lo avevano portato lontano. Fiammetta aveva finito di cantare e lo invitava a tornare
nellalcova. Fammi godere le ordin il Borgia mentre lattirava a s. Usa tutte le tue arti e fammi
godere ancora di pi... La cortigiana sorrise. Si stacc dalla donna appagato e si rovesci sul letto.
Fiammetta gli scost dalla fronte una ciocca di capelli, e lo guard... aveva gli occhi neri... come quelli
del toro, come quelli di Juan... Il cuore di Cesare riprese a martellare nel petto. Lincubo era ancora
vivo. Fu preso dalla smania di fuggire. Si rivest frettolosamente, si conged dalla cortigiana e scese di
corsa le scale. Lanci il fischio di richiamo che usava come segnale per Micheletto Corella, cercando di
distinguere nel buio lalta figura del suo braccio destro. Si ferm di colpo. Landrone era deserto e
silenzioso. Cesare avanz cautamente fino al portone chiuso e, attraverso una fenditura, guard fuori.
La fioca luce di una torcia illuminava cinque uomini poco lontani. Non riusciva a distinguerne i volti
nascosti nei cappucci, ma sotto i mantelli mossi dalla brezza notturna, si intravedevano le armi.
Indietreggi mentre la sua mano destra correva al pugnale. Eccomi, signore Micheletto comparve
nelloscurit. Ho chiamato una scorta: non mi sentivo sicuro stanotte in questo quartiere apr il
portone, inchinandosi. Dalla gola di Cesare scatur una risata sinistra. Usc sulla via e sal sicuro su una
mula. Il buio del vicolo lo inghiott.  14 giugno 1497
Alba
Era lalba. Un raggio di luce si pos sulle sue palpebre chiuse. Sent lontano labbaiare eccitato delle
mute dei cani. La brigata dei cacciatori lo attendeva scalpitante e impaziente sul piazzale. Cesare si
alz. Amava la caccia e trasgredire al divieto di cacciare, stabilito per i cardinali dalla legge canonica,
rendeva il passatempo ancora pi eccitante. Sentiva di possedere listinto predatore di una pantera, ne
aveva la forza fisica e quella interiore, indispensabili per dominare. Si vest, completando il suo
abbigliamento con un vistoso cappello che doveva coprire la piccola tonsura. Odiava quel marchio e
ancora di pi ci che rappresentava. Prese i guanti, si assicur che il pugnale fosse ben infilato nella
custodia che portava al fianco e, scesa velocemente la scalinata, comparve sul portale del palazzo nella
luce velata del primo mattino. I presenti fecero ala intorno a lui, e Cesare pass accennando un saluto
con il capo. Un palafreniere gli port il cavallo. Prima di montare in sella, Cesare accost il volto al
muso dellanimale e accarezz la sua criniera, soffermandosi sul collo muscoloso. Con un balzo sal in
sella e diede il segnale di partenza. La caccia era incominciata. La notte di giugno aveva lasciato una
fresca brezza che metteva impazienza nelle vene dei cacciatori. Raggiunsero una riserva vicina dove
subito battitori e marcatori iniziarono a individuare i passaggi dei cinghiali, tracciando con rami secchi
e foglie i segni del loro cammino. I cani, liberati dai guinzagli, si aggiravano impazienti, fiutando,
muso a terra, le prime tracce. Improvvisamente ecco un cinghiale: correva impaurito tra gli alberi.
Subito i segugi si lanciarono in corsa dietro di lui. Era vecchio, piuttosto grosso e infastidito. Le sue
urla stridenti si confondevano con i latrati dei cani, i nitriti dei cavalli, le grida degli uomini.
Nonostante fosse braccato, lanimale riusc per alcuni minuti a schivare gli attacchi ripetuti dei cani. A
un tratto si ferm e si avvent contro un segugio, squarciandogli le carni. Dalle ferite uscirono le
interiora tra fiotti di sangue. Leccitazione di Cesare divamp. Trattenne il cavallo che scartava
impaurito, scese a terra e si fece largo tra i cani che, stretti intorno al cinghiale, abbaiavano come
impazziti. La lancia, presto! grid un cacciatore, ma Cesare rifiut. Era la sua preda, e voleva
ucciderla a modo suo. Subito il cinghiale lo attacc di fronte, ma lui lo evit e inginocchiatosi a terra
afferr lanimale per il possente collo, rovesciandolo a terra e bloccandolo con le gambe. I cacciatori
assistevano sbalorditi. Il cinghiale si dibatteva lanciando grugniti disperati, ma Cesare, senza perdere
un attimo, estrasse il pugnale e gli recise la gola. La vista del sangue e il suo odore penetrante lo
inebriarono. Fiss lo sguardo negli occhi spenti del cinghiale e nelle sue pupille, implorante e
accusatore... di nuovo rivide Juan! Incatenato dallo stupore, Cesare rest immobile. Poi, per allontanare
lossessiva allucinazione, alz con gesto di vittoria il pugnale sporco di sangue, tra le grida di
ammirazione dei compagni. Rimont a cavallo e si inoltr nel bosco in cerca di altre prede. Il sole era
ormai alto nel cielo quando i cacciatori decisero di fermarsi nel luogo ombreggiato dove i servitori
avevano disposto le tavole per il pranzo. Cesare ordin di portare vino fresco e acqua per i suoi
compagni. Eccellenza, siete stato formidabile con quel cinghiale! esclam un cortigiano. Cesare si
scherm. Era vecchio, una preda facile.  solo questione di esercizio. Si asciug il viso con una
pezzuola, nascondendo un lieve turbamento al ricordo dellallucinazione. Facile, dite, ma allora
perch, nonostante si eserciti a pi non posso, Diego non riesce a catturare neanche un gatto? I
cacciatori risero, mentre Diego, uno spagnolo di mezza et piuttosto grasso, replicava con energia:
Perdone usted, non sar un gran cacciatore, ma... prese una coscia di capretto e la addent
voracemente. A che servirebbe la vostra abilit se io non mangiassi gran parte di quello che voi
catturate? Gli uomini erano di buonumore, ridevano e mangiavano di gusto. Terminato il pasto, si
appartarono allombra, seduti in cerchio tra gli alberi. Diego, raccontaci di Velletri chiese un
giovane. Ancora? Ve lavr raccontata cento volte! Lasciatemi in pace, voglio dormire. Dai, Diego,
non farti pregare! Io non lho mai sentita. Quando anche Cesare lo invit a esibirsi, lo spagnolo,
alzandosi in piedi per mimare meglio il racconto, inizi in tono canzonatorio. Rivedete con me la
grande armata di Carlo Ottavo che esce da Roma. In testa c lui, il re, che avanza tronfio sul suo
destriero. Imit il cipiglio del francese con una quantit di smorfie. Se la ride, perch  convinto di
esser stato pi furbo del papa, ma soprattutto perch sta per giungere a Napoli: Napoli terra promessa,
Napoli popolata di belle femmine, Napoli il paese della cuccagna!  raggiante, il ranocchio francese.
Diego si mise a gracidare e a saltellare come una rana, tra gli sghignazzi dei cacciatori. Superbo, con
quel testone deforme che neanche cento corone riuscirebbero a nascondere, cavalca verso Napoli e
pensa tra s: Che genio sono, guarda un po, non lo sospettavo nemmeno io di essere tanto
intelligente! Tutti esplosero in una risata. E il narratore, imitando in modo comico laccento francese
continu: Adesso che ho messo nel sacco il papa, posso prendermi il mio regno... Mi sono fatto dare
come ostaggi Djem il sultano grassone che vale pi di quanto pesa... e non pesa poco! E anche Sua
Eminenza Cesare Borgia! Diego si avvicin al Borgia e lo guard strabuzzando gli occhi. Cesare
ammicc e Diego prosegu: Per controllare che lostaggio sia sempre dietro di lui, il francese si volta
continuamente a guardarlo. Il cardinale si toglie il cappello e gli fa un sorriso che vuol dire: sono un
umile schiavo, guarda come sono mansueto... Cesare cerc di assumere lespressione descritta da
Diego. Il grande re ricambia il sorriso e mostra i suoi denti da cavallo Diego nitr e si mise a
scalpitare e a impennarsi. Bene, bene, guarda che ben di Dio si  portato dietro! Diciassette carri colmi
dargento, oro, pietre preziose... Li ha coperti con drappi di seta e non vuole dire cosa c sotto, ma io
lo so bene cosa trasportano, sono un genio! E cos il Valois continua la sua cavalcata. Giunto a Velletri,
per, non vede pi il suo ostaggio! Mon Dieu, vuoi vedere che mi  scappato?  cos infuriato da
sembrare persino cresciuto di statura... Diego si aggir tra i cacciatori fingendosi un cane. Lui mi 
scappato, ma mi sono rimasti i carri! Si scoperchi il primo carro! Stracci? Ma cosa dite, zoticoni, fate
vedere a me che sono intelligente, fate vedere a me che me intendo! Saranno broccati... mais non: sono
proprio stracci! Scoperchiate il secondo! Ancora stracci! Il re ci si butta dentro, li calpesta, li strappa e
li mangia. Al diciassettesimo carro, il sovrano  uno straccio pure lui! Diego accompagn lultima
battuta del suo racconto con un inchino a Cesare. Beso a usted las manos, e vi ringrazio per questa
beffa, se non fossi capace di raccontarla nessuno mi inviterebbe a caccia. Cesare gli strinse le mani.
Tra i miei sarete sempre il benvenuto. Diego ringrazi e si stese sotto un albero. Ora una siesta me
la sono proprio meritata! esclam, mettendosi il cappello sulla faccia. Dios los sabe. Mentre Cesare
si allontanava con Micheletto, gli altri cacciatori continuarono a conversare. E allora, Pablo, avete
nostalgia della Spagna? Nostalgia? Neanche un po! Qui la vita  un sogno per noi spagnoli, non ho
mai visto puttane tanto belle e boschi tanto ricchi di selvaggina. Non ripartir da Roma almeno per tre
mesi.  vero, qui si sta bene. Lunga vita al nostro pontefice! Si alzarono le coppe. Dov il
Valenza? Lho visto allontanarsi con Micheletto. Torner? domand Pablo. Chi lo sa! Avete
forse dei favori da chiedergli? Pablo annu. Se volete un consiglio: lasciate perdere. In questo
periodo  intrattabile Per quale motivo? I cacciatori si lanciarono unocchiata dintesa, ma solo uno
parl. Meglio mettervi al corrente. Anche un piccolo errore potrebbe costarvi caro. Da quando il duca
di Gandia  tornato a Roma, il cardinale  insofferente. Don Juan ha fatto proprio come voi, Pablo
aggiunse un altro. Ha lasciato in Spagna la moglie, i figli e lamicizia del re, per questi boschi e per la
fauna che popola queste terre... calc le parole, mimando i contorni della figura femminile. Se tutte
le sue imprese andranno a compimento, Roma sar invasa da tanti piccoli Gandia continu un altro.
Perch? Al cardinale, invece, non piacciono le donne? chiese Pablo. Altroch! Non  questo. Il
guaio  che vogliono tutti e due la stessa! Che  sposata con il terzo fratello. Sono una famiglia molto
unita! Scoppiarono tutti in una fragorosa risata. Il terzo? Cosa intendete? Pablo li guard perplesso.
Perch Cesare ce lha tanto col fratello? I cacciatori erano allegri e avevano parlato ad alta voce,
senza accorgersi che Cesare e Micheletto, poco lontani, avevano sentito tutto. Quando furono distanti,
Cesare scese da cavallo e sferr una scudisciata contro un albero. Almeno qui speravo di non sentir
parlare di Juan! Non  molto amato afferm Micheletto smontando a sua volta, mentre Cesare si
metteva a sedere contro un albero. Non da questi quattro cortigiani, ma dal papa s. Chiuse gli occhi
e rivide lo sguardo attento di suo padre che si posava su di loro ancora bambini. Per ognuno aveva una
lode, ma solo Juan riusciva a strappargli qualche promessa. Rodrigo lusingato dimenticava gli altri figli
che aspettavano in silenzio e aveva occhi solo per lui. Cesare sent ancora, pungente nel petto, il
rancore infantile nei confronti del fratello. Cerco di ignorarlo, ma non sento che parlare di lui. Se solo
potessi non vederlo pi! Si alz e si mise a camminare tra lerba alta, colpendo stizzosamente con il
frustino gli arbusti che intralciavano i suoi passi. Micheletto, seduto a terra, lasci che si sfogasse. In
Spagna di certo non torner. Il re e la regina non lo vogliono afferm. Qui invece potr diventare re
di Napoli Cesare scosse il capo e prosegu. Juan non capisce che non deve commettere errori. Il
nostro futuro  ancora nelle mani di nostro padre. Anche voi avete molto potere. Il suo 
ereditario, mentre io non possiedo nulla:  tutto della Chiesa! grid con voce strozzata. Ho sete;
dammi da bere ordin. Micheletto si alz, prese la borraccia che teneva nella sacca e gliela porse.
Cesare bevve e plac la sete, ma non il fuoco interno che lo consumava. Se lo scorso inverno mi fossi
trovato al posto di Juan non avrei permesso agli Orsini di deriderci! afferm alzando su Micheletto gli
occhi infiammati di collera. Non posso sprecare la mia vita in una dannata veste da prete!
Liberatevi di Juan. Voi lo ordinate e io lo elimino, cos... Il Corella schiacci un insetto sotto il tacco
dello stivale. Cesare scrut il volto di pietra di Micheletto: aveva letto nel suo pensiero. Senza
aggiungere altro, il Valenza rimont a cavallo e lo spron, frustandolo. Sentiva sul volto la sferza
dellaria che gli veniva incontro pungendogli il viso, sentiva il corpo dellanimale fremente e teso per la
corsa. Spron ancora. Lansia di superare i limiti lo incalzava. Era il migliore e doveva dimostrarlo,
soprattutto a se stesso. Giunto a una radura allent le briglie e lasci che il cavallo si fermasse.
Micheletto lo raggiunse mentre stava ritornando sui suoi passi. Nelle prime ore del pomeriggio Roma
era immersa nel suo pigro torpore. Le larghe strade lastricate, i resti del grandioso passato, ma anche i
maestosi palazzi di recente costruzione testimoniavano la sua magnificenza. LUrbe era il crogiolo del
mondo, il passaggio obbligato per i miserabili in cerca di speranza e per i nobili che chiedevano la
legittimazione divina al loro potere. Miseria e grandezza, accomunate in una difficile convivenza.
Dominare Roma significava dominare il mondo, pens Cesare mentre raggiungeva il Vaticano. In quel
momento vide Juan che, a capo di un drappello di guardie, avanzava verso di lui, sprezzante e
splendido, lo sguardo ironico e infantile al tempo stesso. Cesare cambi direzione per non incontrarlo.
Salendo le scale di corsa, imprec sottovoce in catalano, spinse lontano un paggio che gli era corso
incontro ed entr nella sua stanza. Si tolse guanti, cappello e farsetto e li scaravent lontano, poi,
ancora impolverato e madido di sudore, si butt sul letto. Un sommesso guaito e una lingua umida che
gli sfiorava una mano lo fecero trasalire. Hermano, il suo cane, gli si era avvicinato e lo guardava
desideroso di tenerezze. Cesare si rialz e osserv con attenzione la zampa destra sulla quale spiccava
una ferita ricucita. Non appena starai meglio, potrai tornare a caccia con me. Lo accarezz,
osservando le sue mascelle robuste e i suoi denti affilati. A un suo comando quel cane, in un attimo,
avrebbe attaccato chiunque, strappandogli la vita. Hermano gli dava tutto se stesso senza chiedere nulla
in cambio, questo era vero amore, non quello sbandierato dalle donne, esseri instabili e fatui. Non
aveva mai provato le gioie e i tormenti cantati dai poeti, non era mai sazio di sesso, questo s, ma la
parola amore gli procurava solo un senso di noia. E poi un cardinale avrebbe dovuto amare solo Dio...
Cesare sogghign. Lunico Dio che amava era quello che vedeva riflesso quando si specchiava. Voleva
costruire da s il proprio destino, non aveva paura di rischiare n di passare sopra alla morale. In fondo
cosera la morale? Un insieme di regole dettate dalla paura, concepite e seguite solo dai deboli. Senza
quella catena stretta intorno alla coscienza ci si poteva dimenticare anche degli affetti pi naturali. La
sua scelta era fatta. Alea jacta est, le secche parole del grande Giulio Cesare, che lui aveva voluto
incise sulla spada, erano un monito per il suo futuro. Chiam il suo cameriere, si tolse gli abiti sporchi e
si rivest di nero. Sullo scrittoio trov linvito di sua madre per un banchetto nella sua vigna la sera
stessa. Avrebbe preferito restare solo, ma non poteva rifiutare. Prima per doveva incontrare Ascanio
Sforza, una riunione inevitabile. Scortato da un chierico si diresse verso la Sala del Pappagallo, dove
avrebbe avuto luogo lincontro. Contavo sulla tua puntualit, Cesare lo accolse Rodrigo,
indicandogli dove sedersi. Dobbiamo consultarci prima dellarrivo di Ascanio. Ti ho visto rientrare,
poco fa. Com andata la caccia? gli chiese Juan seduto alla destra del padre. A meraviglia rispose
Cesare senza guardarlo. Rodrigo fece un gesto dimpazienza. Non perdiamo tempo, presto lo Sforza
sar qui. Dovremo convincerlo a far firmare a Giovanni il consenso allannullamento del matrimonio di
Lucrezia. Siamo stati troppo pazienti con gli Sforza! esclam Juan. Rodrigo mise una mano sulla
spalla del figlio prediletto. Imparerai che la fretta non va daccordo con la politica. Non possiamo
sottovalutare la loro potenza e finch si dimostrano ragionevoli saremo tolleranti. Non ci servono
pi: il loro accordo con i francesi li ha condannati per sempre. Cesare not con fastidio che Juan
imitava il tono del padre. Chiacchiere disse. Daremo questultima possibilit allo Sforzino: o firma
o lo faremo fuori. Avremmo dovuto pensarci prima che scappasse a Pesaro, ora non fa pi un passo
senza scorta. Adesso  inutile intervenne Rodrigo e poi preferisco una soluzione diplomatica.
Ascanio non  uno stupido e anche il Moro mi ha assicurato che far quanto desidero. Si tratta solo di
abbreviare i tempi. Il papa invit i figli a tacere e ordin alle sentinelle di far entrare lo Sforza.
Ascanio fece il suo ingresso nella sala a passi lenti. Era dimagrito, ma portava la veste rossa con grande
signorilit e il largo copricapo nero dava unaria regale ai suoi lineamenti. Si inchin a baciare lanello
di Rodrigo, fece un cenno di saluto a Cesare e uno quasi impercettibile a Juan, poi sedette di fronte al
papa. Come va la vostra salute? Abbiamo saputo della vostra infermit disse Rodrigo, mostrando un
interessamento volutamente eccessivo. Vi ringrazio, Santit. Era meno grave di quanto sembrasse.
Non dovreste affaticarvi troppo: la salute ne risente. I vostri consigli e la vostra presenza ci sono
indispensabili. Ascanio abbozz un ringraziamento. Cesare lo osserv con attenzione. Era pallido, si
passava nervosamente una mano sullo stomaco e una leggera ombra di sudore gli imperlava il labbro
superiore. Not che di proposito non guardava mai dalla parte di Juan, e quando era costretto a farlo,
girava appena il collo, senza fissarlo negli occhi. Come procedono i vostri studi astrologici? continu
Rodrigo. Sono studi appassionanti, Santit. Se analizzati seriamente gli astri ci indicano il nostro
destino. Al momento, per esempio, le stelle non mi sono amiche. Che intendete? Per me non  un
momento propizio. Nonostante il mio impegno, passato e presente, ho perduto il vostro favore, e con
esso ogni vantaggio e felicit. Rodrigo accus il colpo e si rabbui. Cesare comprese la tattica di
Ascanio: far leva sulla gratitudine che il papa gli doveva per aver appoggiato la sua elezione al soglio,
nonostante fosse stato gi ampiamente ripagato per quellappoggio. Vi abbiamo sempre considerato
come un fratello e compensato degnamente. Forse un tempo, Santo Padre, ma ora... Alludete a ci
che  accaduto in casa vostra? sbott Juan senza curarsi dello sguardo di disapprovazione di Rodrigo.
Non ne avrei mai parlato, ma visto che lo fate voi... Ascanio si volt appena verso di lui. Anche
quellaffronto fatto alla mia famiglia  una chiara dimostrazione che non godo pi della vostra
amicizia. Rodrigo alz un braccio. No, no, no! Non  questo largomento da trattare oggi! E poi
quello che giudicate un affronto non era rivolto a voi, ma a un insolente che ha offeso il duca di
Gandia! Non  solo la tremenda punizione inflitta al mio ospite che mi ferisce, ma il comportamento
del duca che ancora oggi non so spiegarmi... si gir per guardare Juan. Ho cercato in ogni modo di
onorarlo. Juan alz sprezzante il mento e non rispose. Se davvero volete onorarci, la prossima volta
scegliete meglio i vostri invitati e non avrete guai concluse Cesare lapidario. Non avrebbe voluto
difendere il fratello, ma in quel momento la famiglia doveva far corpo contro lastuto Sforza.
Volutamente gli aveva parlato senza il minimo rispetto n per la sua et n per la sua carica. Voleva
fargli capire che anche lui poteva essere molto pericoloso. Ascanio non ribatt e strinse le labbra sottili,
dissimulando il suo disappunto. Come abbiamo gi detto, non siamo qui per parlare di quella serata.
La nostra amicizia ha affrontato momenti peggiori, Ascanio... gli occhi di Rodrigo diventarono
suadenti. Abbiamo dimenticato molte incomprensioni e dimenticheremo anche questa. Ascanio
abbass il capo appoggiandosi una mano sul petto. Sono servo vostro, Santit disse, ma nel suo
sguardo non cera ombra di sottomissione. Cardinale, potete spiegare la fuga da Roma di vostro
cugino Giovanni? Cesare aveva sferrato lattacco diretto, comera sua abitudine. I convenevoli troppo
lunghi lo infastidivano. Mio cugino mi ha scritto di aver spiegato a vostra sorella i motivi del suo
allontanamento e lei li approva rispose pacato lo Sforza. Lei li approva? incalz Juan. Che
significa? Intendete forse che  pi contenta quando il marito  lontano? chiese sarcastico Cesare.
Certamente no, cardinale. Avete capito benissimo il senso delle mie parole: mio cugino si 
allontanato da Roma per proteggere la propria vita. Tutti moriremo, prima o poi, spiegatelo a
Giovanni. E visto che leggete gli astri, aiutatelo a conoscere il suo destino. Le parole di Cesare,
pronunciate in tono tra lironico e il rassegnato, colpirono Ascanio. Una triste verit che, tuttavia, non
ci deve distrarre dai nostri scopi. Con quel matrimonio noi Sforza contavamo di suggellare la nostra
amicizia, che come Sua Santit ha ricordato,  sempre salda, nonostante le molte difficolt.  stato
lui ad abbandonare la moglie e non viceversa. Linnocenza presente nello sguardo di Rodrigo avrebbe
ingannato chiunque, ma non Ascanio. Santo padre, Giovanni mi scrive lettere nelle quali dichiara per
la moglie un profondo sentimento, perch dovrebbe accettare lo scioglimento di un matrimonio che lo
soddisfa e che lo onora sotto tutti i punti di vista? No, non sotto tutti i punti di vista: Lucrezia 
ancora vergine, dopo pi di tre anni! precis Cesare. Giovanni afferma di avere pi volte consumato
il matrimonio, non pu mentirmi tanto spudoratamente! Juan avvicin il viso a quello di Ascanio.
Pensate allora che sia mia sorella a mentire? Mi addolora che proseguiate a difendere un ribelle...
intervenne Rodrigo. Giovanni ci ha delusi.  stato trattato come un figlio e ci ripaga spargendo
menzogne ai quattro venti. Ascanio, non cercate una mediazione impossibile: non cambieremo idea e i
vostri tentativi di difenderlo sono fatica sprecata. Anche voi sapete che vostro cugino non  allaltezza
del suo ruolo. Lalleanza con gli Sforza per noi  sempre valida,  solo lui che vogliamo allontanare.
Abbiamo avuto troppi dissapori negli ultimi tempi e rimpiangiamo invece i momenti felici della nostra
amicizia. Risolviamo questo piccolo problema e tutto torner come prima. Santit, non desidero altro
che compiacervi e tornare nelle vostre grazie. Non scordate per che sono stato io a combinare questo
matrimonio e mi sento in dovere di tentare una riconciliazione. Vediamo che vi prodigate in tal
senso. Non si tratta per di una lite tra sposi, ma di un matrimonio non consumato. Ascanio impallid,
sentendo una fitta allo stomaco. Perdonatemi se insisto, e ammettiamo pure che Giovanni abbia
sbagliato lasciando Roma senza congedarsi, ma perch Lucrezia ha preferito rifugiarsi in un luogo
malsano come San Sisto e non lo ha invece raggiunto? Conosciamo la fama di quel convento... molti
fanciulli indesiderati sono nati l. Juan si alz di scatto. Come osate fare queste insinuazioni davanti
al Santo Padre? Juan, non  il caso di alterarsi intervenne Cesare il cardinale ha ragione. Molte
fanciulle si recano a San Sisto per partorire di nascosto, ma non mi risulta che Lucrezia fosse incinta.
Nostra sorella  vergine, vergine sposa di un marito impotente. Ho solo chiesto delle spiegazioni. 
un mio diritto, ma se non potete darne... Rodrigo alz gli occhi al cielo, giungendo le mani. Una
moglie, abbandonata dal marito, cosa dovrebbe fare se non ritirarsi dalle chiacchiere del mondo? In
convento Lucrezia attende solo una decisione sulla sua sorte, e prega la Madonna di aiutarla.
Speriamo che la Madonna illumini tutti noi disse Ascanio imitando lespressione di Rodrigo, con
evidente ironia, poi, guardandolo negli occhi, disse: C un altro particolare di cui non abbiamo
ancora discusso: la dote. Ebbene? La dote non  mai stata pagata e mio cugino ha dovuto sostenere
spese ingenti per il mantenimento della moglie e del suo seguito. Per quanti ducati  disposto a
dichiarare al mondo la sua impotenza? intervenne bruscamente Juan. Ascanio e Rodrigo lo fissarono
sorpresi: lidea era stata esposta in modo poco diplomatico, ma colpiva dritta nel segno. Juan, con la
sua mancanza di tatto e di esperienza politica, aveva abbreviato la discussione. Ascanio pieg la bocca
in un impercettibile sorriso. Se raggiungeremo un accordo soddisfacente, posso darvi la mia parola
che Giovannino firmer ci che vorrete. Il papa assent senza per cambiare espressione.  una
soluzione certamente da discutere, cardinale, ma sapere che esiste una possibilit di accordo ci riempie
il cuore di gioia. Lo Sforza si alz senza aggiungere altro. Si inchin al papa, salut con il capo Cesare
e si ferm davanti a Juan. Vi tendo la mano, duca. Gli interessi della Chiesa e delle nostre famiglie
sono superiori a qualsiasi diatriba. Juan prese la mano del cardinale e la strinse con scarso entusiasmo.
Vi auguro buona fortuna gli disse Ascanio. Tutti ne abbiamo bisogno. Non scordatevelo. Lo
Sforza si inchin al pontefice e usc a testa alta con espressione soddisfatta. Firmer, vedrete!
sghignazz soddisfatto Juan. Giovanni  disposto a vendersi e Ascanio mi ha chiesto scusa! Non mi
sono sembrate scuse osserv Cesare. Santit, cosa intendete fare? La somma che pretenderanno sar
altissima. Una guerra con gli Sforza ci costerebbe molto di pi. Conviene pagarli,  la soluzione
migliore. Ascanio era strano... Era in difficolt sostenne Juan. Cesare ha ragione: la mente di
quelluomo  pericolosa almeno quanto quella del Moro... comment il papa pensieroso. Paghiamoli
e togliamoci di torno Giovanni una volta per tutte. Non vedo lora! esclam Juan. Prima o poi
voglio prendermi la soddisfazione di schiacciare i maledetti Sforza! guard con alterigia il padre che
non replic. Cesare si alz per prendere congedo e si chin a baciare lanello del pontefice. Stiamo
allerta, comunque concluse allontanandosi. Dio vi benedica, figli miei. Rodrigo fece una carezza
sul viso di Juan che si era avvicinato per abbracciarlo. Li segu con lo sguardo finch la porta si chiuse
alle loro spalle. Uscendo, Cesare pens al volto segnato e stanco di suo padre. Gli anni cominciavano a
pesargli sulle spalle, aveva ceduto in fretta al ricatto di Ascanio, senza trattare o proporre alternative
meno dispendiose, non aveva sostenuto larroganza di Juan n aveva calcato la mano facendo leva sul
suo potere assoluto. Era arrivato il momento di affiancarlo nelle decisioni importanti, di stargli pi
vicino, fino a diventare indispensabile. Scese nelle scuderie dove la scorta lo attendeva con le mule, e si
avvi verso lEsquilino. Uno scalpitare di zoccoli lo fece voltare. Alla testa dei suoi uomini, Juan si
stava avvicinando. La sua figura spiccava nel cielo scarlatto. Aspettami! Meglio fare la strada
insieme gli grid Juan, raggiungendolo e sorridendogli. Quel disarmante sorriso, cos simile a quello
di suo padre, suscit in Cesare unondata di affetto. Dimentic i suoi rancori e sent il desiderio di
proteggere Juan dal male che lo circondava. Ma fu solo un attimo. Juan riprese a parlare in tono
altezzoso del suo futuro, mentre Cesare lo ascoltava distratto. Pensava che ogni cosa del mondo 
effimera e il destino  gi indelebilmente scritto per ognuno. Restava ununica via di scampo per
piegare il fato: vivere ogni istante senza freni... fino al colpo di falce. Juan poteva vagheggiare tutti i
progetti del mondo, ma la sua vita sarebbe stata troppo breve per riuscire a realizzare quanto
desiderava. La luce morente della sera nascose il sorriso enigmatico comparso sul volto di Cesare.
13
Lomicidio
Roma
14 giugno 1497
Allimbrunire
Vannozza Cattanei scese nel giardino. Protetto da una muraglia, il piccolo parco, dagli alberi alti e
rigogliosi, si apriva sul lato sinistro della villa che dominava lEsquilino. Aiuole fiorite dai colori
intensi e cespugli verdi costeggiavano vialetti di ghiaia che, intrecciandosi tra loro, formavano un
labirinto. Nel punto dincontro di questi sentieri alcune fontane zampillavano getti dacqua da brocche
di bronzo rette da fauni di pietra o dee di marmo bianco. Altre statue, colonne e vestigia di Roma
antica, apparivano qua e l tra lerba tagliata. Al giardino seguiva un vasto orto circondato da alberi da
frutto e, infine, una vigna, con unalta torre nel centro, che allungava i suoi filari verso i campi.
Vannozza raggiunse il pergolato di vite sotto il quale era stato apparecchiato un lungo tavolo. I profumi
intensi che riempivano laria la riportarono a una lontana sera, quella del suo primo incontro con
Rodrigo. Ricordava ancora il suo sguardo posato su di lei, distesa a letto e coperta di sole rose rosse. Si
era avvicinato e, senza parlare, le aveva scostate una a una. Quando anche lultimo era caduto, laveva
presa tra le braccia e amata con ardore. Quel tempo era passato e lei non aveva pi il corpo flessuoso di
quegli anni n la fantasiosa malizia con la quale aveva sedotto il Borgia. Era ancora bella, ma lo
splendore della giovent se nera andato. Si lasci sfuggire un sospiro e allontan quei ricordi. Tra
poco sarebbero arrivati i suoi figli con altri amici e voleva che tutto fosse perfetto. Si avvicin ai
servitori che davano gli ultimi ritocchi alla tavola e, sistemando con cura i calici davanti ai piatti,
ordin: Voglio degli altri fiori qui e un vassoio di frutta al centro. Quella sera, per sorprendere gli
ospiti, aveva deciso di sostituire per tre volte le tovaglie, una a ogni cambio di portata. Prima la
cacciagione, poi il pesce e infine dolci e frutta, sorbetti rinfrescanti e confetti ripieni di liquore. I musici
avrebbero suonato e cantato e, per rallegrare gli animi, ci sarebbe stato il migliore vino che suo marito,
Carlo Canale, avrebbe scelto dalle cantine. Carlo, per, non si era ancora fatto vivo, era sempre
immerso nelle sue poesie e se nera senzaltro dimenticato. Mand uno dei servi a ricordargli la
promessa e disse agli altri: Mettete tre candelabri sulla tavola, poi portate le torce e sistematele sul
muro da questa parte. Mancava poco al tramonto e presto il buio avrebbe avvolto il giardino, ma lei
contava sulla magia della luna piena. Perdonami, Vannozza! esclam il Canale arrivando quasi di
corsa. Stavo scrivendo un verso difficile e... Lei lo guard con aria di falso rimprovero. Ti sei
scordato del vino! S, ma rimedier subito. Del bianco secco di Marino dovrebbe andare bene,
oppure... del Frascati, e per finire del dolce di Orvieto, s, penso sia il pi adatto. La tavola ti sembra
a posto? Il Canale pass tra i posti, controllando con cura: S, tutto perfetto afferm, sorridendo.
Saranno soddisfatti i miei figli? chiese Vannozza, spalancando i begli occhi che il tempo non aveva
mutato. Carlo le prese una mano, portandosela al petto. Lui lamava davvero e chi diceva che laveva
sposata per sistemarsi, chiudendo gli occhi con disinvoltura davanti alla sua burrascosa vita, si
sbagliava. S, ne sono certo rispose il Canale. Verranno tutti? No, Lucrezia non verr.  ancora a
San Sisto. Domani andr da lei anche se non vuole.  cos taciturna negli ultimi tempi... Con te si
confider volentieri.  giovane, deve essere felice! Carlo le baci la mano che teneva ancora tra le
sue. Tu vorresti vedere tutti felici! Questa sera loderanno non solo la cena, ma anche la tua bellezza.
Sei splendente come una regina! Pi tardi legger una poesia che ho composto per questa occasione.
Vado a terminarla, prima per... il vino! cambi direzione avviandosi verso le cantine, seguito da due
servitori. Vannozza sorrise e si sistem le ampie maniche dellabito di seta rosa, molto scollato, che
sottolineava il suo petto abbondante e si ravvi i capelli, biondi e folti, acconciati con nastri dello stesso
colore del vestito. Indossava i suoi gioielli pi preziosi, soprattutto anelli, a ogni dito delle mani
bianche. Si alz e si incammin lungo i vialetti del giardino, pensando ancora ai suoi figli. Ancora
bambini erano stati affidati a Adriana Mila, una cugina di Rodrigo che, meglio di lei, poteva prepararli
al loro impegnativo futuro. Ne aveva sofferto, ma aveva accettato di mettersi da parte. Cesare era stato
il primo a lasciarla. Quel giovane duro e introverso le voleva bene, ne era certa, forse pi dei suoi
fratelli, ma era raro ricevere da lui un abbraccio o una parola gentile. Aveva organizzato la cena
soprattutto per festeggiare il suo prossimo compito: incoronare il nuovo re di Napoli. Era un grande
onore e lui ne era degno. Lo rivide bambino... quando giocava nessuno riusciva a stargli alla pari. Se si
faceva male si rialzava senza piangere ed era pronto a ricominciare, sempre sfrenato e sempre alla
ricerca di nuove sfide per dimostrare la sua superiorit. Juan, invece... lui s labbracciava, e le parlava
dei suoi successi con gli occhi che sfavillavano. Comera bello! Chiss se i suoi figli, l in Spagna, gli
assomigliavano. Si commosse pensando ai nipoti che non aveva mai visto, alla nobile nuora spagnola
che le aveva scritto una cortese lettera per annunciarle la nascita del piccolo erede del ducato di Gandia.
E Jofr... cos insicuro, con quella moglie focosa! Lultima volta che si erano visti aveva pianto
riferendole le voci che circolavano su Sancia. Non era semplice spiegargli che nella vita vince sempre
il pi forte o il pi scaltro. Le malelingue avevano persino osato dubitare della paternit di Rodrigo e
Jofr ne soffriva. Arrivata agli ultimi filari della vigna, Vannozza sent il campanile di San Pietro in
Vincoli battere le ore. Mancava poco allarrivo degli ospiti. A passo svelto ritorn verso la casa.
Unora dopo
Signora madre! Juan baci la mano di Vannozza, poi con le braccia tese lallontan da s per
guardarla meglio. Il colore di questabito d risalto ai vostri occhi. Se non foste mia madre, vi farei la
corte! esclam, togliendosi con noncuranza il mantello e scoprendo il corpetto di raso a righe nere e
gialle che gli fasciava il torace. Si raddrizz il cappello piumato sui capelli castani e si avvi verso il
giardino. Dietro di lui comparve Cesare. Il suo abito nero era rischiarato solo da una pesante collana
doro. Baci a sua volta la mano della madre, lanciandole uno sguardo ammirato. Vannozza rise di
gioia, prendendolo per mano. Vieni in giardino, l  pi fresco. Quella sera voleva che il clima fosse
disteso e familiare, non voleva usare il formale voi delle occasioni ufficiali. Fece strada ai suoi figli
maggiori e accolse con un abbraccio Giovanni Borgia Lansol, un giovane cardinale nipote di Rodrigo.
Si accomodarono sulle panche attendendo larrivo degli altri ospiti. Vannozza si sistem tra Cesare e
Juan per non perdere un solo attimo della loro compagnia. Signora, non immaginate quanto sia
apprezzabile il fresco del vostro giardino disse il Lansol. In citt il caldo  insopportabile.  una
gioia avervi alla mia tavola, dovreste venire pi spesso rispose Vannozza raggiante. Carlo Canale si
associ alla compagnia e disse: Benvenuti signori! Quando Vannozza vi vede diviene ancora pi bella
e anche pi indulgente con me! Risate e brindisi seguirono le sue parole. Intanto erano giunti altri
ospiti: il cardinale Borgia di Monreale, cugino di Rodrigo, e un notaio napoletano, amico di Carlo
Canale, accompagnato da un nipote adolescente. Mentre Vannozza accoglieva gli ultimi arrivati, si ud
una risata di donna. Cesare e Juan si voltarono insieme. Sancia irruppe come un turbine tra gli ospiti,
lodando il vestito di Vannozza e la raffinatezza della tavola. Salut appena Cesare e lanci una
profonda occhiata a Juan. Jofr la seguiva con un sorriso appena accennato sulle labbra. Vannozza si
alz per abbracciarlo e lo fece accomodare tra i fratelli. Mi sembri piuttosto gi, fratellino! lo
apostrof Juan, dandogli una pacca sulle spalle magre. Jofr lo guard senza espressione. Ti sbagli,
sto benissimo. Juan fiss Sancia senza dissimulare la sua ammirazione e disse ironico: Sei cos
sciupato... non starai esagerando con tua moglie? Daltra parte non posso darti torto! Commovente la
tua preoccupazione gli rispose Jofr a denti stretti ma io so badare a me stesso. Tu piuttosto impara a
tacere se ci tieni alla pelle! Senza dargli il tempo di ribattere, gli gir le spalle. Juan scoppi a ridere.
Cesare, hai sentito? Il piccolo alza la cresta! Cesare gli lanci uno sguardo gelido. Finiscila. Non
trattarlo come un bambino. Ehi, ma non si pu pi scherzare? Appena si parla di Sancia vi va il
sangue alla testa! Cesare gli appoggi una mano sulla spalla premendo con forza. Hai gi detto
abbastanza. La stretta divenne una morsa. Juan serr le labbra, ma alla fine emise un gemito di dolore
e chin la testa. Cesare allora lasci la presa e si allontan, fissando con fredda indifferenza gli occhi
fiammeggianti del fratello. Si diresse verso il giovanetto che accompagnava il notaio e si mise a
conversare con lui. Vannozza chiam i valletti che accorsero dalle cucine con vassoi colmi di fumante
cacciagione. Juan e Cesare furono serviti per primi come ospiti donore. Vannozza li guard entrambi
con dolcezza. Questa sera, figli miei, non vi toglier gli occhi di dosso, perch so che non vi vedr per
molto tempo. Quando partirete, cardinale? chiese il notaio. Tra non molto rispose Cesare,
indicando allo scalco un pezzo di carne arrostita. Per noi napoletani  un onore che sia proprio il
cardinale di Valenza a incoronare re Federico precis il notaio rivolto a Vannozza. Per Sua Santit 
invece loccasione di riscuotere i tributi arretrati che il Regno di Napoli deve alla Chiesa! dichiar
Juan guardandolo sarcastico prima di addentare un pezzo di carne. Il notaio arross e con un sorriso
imbarazzato riprese: Speriamo che la presenza del cardinale sia di buon auspicio. Dopo quattro
sovrani in poco tempo, un po di stabilit gioverebbe a Napoli. Federico sar un buon re intervenne
Jofr.  un uomo di grande spirito. Sancia scoppi in una delle sue risate. Jofr  innamorato di mio
zio Federico. Fu lui a rappresentarmi alle nozze per procura e mi hanno detto che riusc a essere molto
seducente come sposina! Ho dovuto addirittura baciarlo sulla bocca! afferm Jofr tra le risate di
tutti. Il notaio riprese a lodare la futura impresa di Cesare e a consigliargli alcuni luoghi che meritavano
di essere visitati. Juan intanto si gir verso la madre seduta accanto a lui e le sussurr allorecchio: 
un banchetto superbo. Vannozza accarezz la mano ben curata del figlio. Ti ho visto cos poco da
quando sei tornato a Roma... non mi hai ancora parlato dei tuoi figli e di tua moglie. Sapete tutto,
per, Maria vi ha scritto, no? Devessere una moglie premurosa. Mi spiace che non ti abbia
raggiunto: desideravo conoscerla. Maria non lascer mai la Spagna. Suo padre la vuole vicina, e lei
deve stare a Gandia a occuparsi del nostro ducato. E poi, qui a Roma, non avrei avuto tempo di
dedicarmi a lei. Juan si port alla bocca un calice e lo vuot. Vannozza indag nello sguardo del
figlio. Sapeva che non amava la moglie e che non sentiva affatto la sua mancanza, ma forse pensava ai
figli che aveva lasciato in Spagna. Sei felice, Juan? Ho compiuto il mio dovere, no? Hai ragione,
e io ti sono grata perch cerchi di compiacere sempre tuo padre. Non  difficile. C una cosa che
vorrei chiederti... disse Vannozza, abbassando la voce e controllando che gli altri ospiti non li
sentissero. Juan fece cenno a un servitore perch gli riempisse nuovamente il bicchiere. Si dice che tra
te e Cesare ci sia dellastio, della rivalit mormor Vannozza. Non voglio che ci siano liti tra di voi.
Noi dobbiamo essere sempre uniti, siamo un solo sangue. Juan distolse lo sguardo da quello intenso di
sua madre e si lasci sfuggire un sospiro. Non ho mai sopportato la sua aria supponente. Il fatto che
abbia un anno pi di me e che sia un cardinale non gli d il diritto di insegnarmi a vivere. Si
massaggi la spalla ancora dolente. Prova affetto per te, per questo ti consiglia. No, Cesare non
prova affetto n per me n per nessun altro.  incapace di amare! si port alle labbra il calice e lo
vuot tutto di un fiato. Guardatelo... se ne sta sempre zitto, giudica tutti dallalto in basso, come se
nessuno fosse degno di avvicinarlo, ma con me il suo fascino non funziona.  falso come Giuda e mi
odia,  geloso di tutto quello che faccio! Quando ha saputo che sarei andato a Napoli a prendere
possesso delle mie nuove terre  corso da nostro padre a reclamare un incarico anche per s. Vannozza
sent salire le lacrime agli occhi. Non parlare cos di tuo fratello. Avete voluto voi la verit. Cerca
di capirlo: non ama la veste che gli  stata imposta, per questo  sempre irrequieto... si interruppe,
vedendo Jofr che fissava Sancia in modo penetrante. Anche con Jofr, ti prego, non essere sempre
duro. Sto solo cercando di farlo crescere, ma i miei sforzi non vengono apprezzati. Vannozza si
lasci sfuggire un sospiro. Cerchiamo di essere sinceri, tra noi. So che Sancia lo tradisce e so anche
con chi. Juan scoppi a ridere. Conoscete tutti gli uomini di Roma? Non mi importa degli altri, ma
vorrei che tu rispettassi lonore di tuo fratello. I miei capricci passano presto:  gi passato anche
questo, credetemi. Fai attenzione, figlio mio: calpestare i sentimenti altrui  pericoloso. Non puoi
prevedere le reazioni delle persone. Juan rise di nuovo, poi, avvicinandosi di pi allorecchio della
madre, le sussurr: Mi state facendo una predica degna di un vescovo. Vannozza tacque. Come le
aveva detto una volta un sacerdote a lei molto caro: a volte  il silenzio a gridare pi forte. Juan si port
alle labbra la mano della madre e la baci con calore: Voi e Sua Santit siete le sole persone dalle
quali accetto consigli. Vi chiedo scusa se sono stato troppo franco, ma vi assicuro che non c nulla da
temere. Difendere la Chiesa di Roma  un compito gravoso, bisogna ogni tanto allentare la tensione con
qualche avventura. Vannozza lo guard con apprensione. Ho saputo dellaggressione che hai subito
pochi giorni fa e ho ringraziato la Vergine per averti protetto. Si  scoperto chi era quel pazzo? No,
ma lo troveremo. Ho ricevuto uno strano biglietto da Fabrizio Colonna, che mi suggerisce di guardarmi
da un uomo che mi sta vicino. Appena mi sar possibile cercher di scoprire a chi allude e cosa sa.
Non fidarti di nessuno... questa citt nasconde molte insidie. Non per chi  protetto da Sua Santit e
dalle vostre preghiere! Vannozza sorrise, sperando che suo figlio avesse ragione. Unultima cosa,
Juan. Perch Lucrezia si  rinchiusa nel convento di San Sisto? Deve stare lontana dai pettegolezzi.
Forse  infelice... non vuole nemmeno che vada a visitarla. Lavrei voluta qui con noi, stasera.
Lucrezia non sta soffrendo e in convento  al sicuro. Provvederemo a lei nel modo migliore le diede
un bacio, facendole intendere di non voler proseguire la discussione. Vannozza non comment, chiese
agli ospiti di alzarsi per consentire ai servitori di cambiare la tovaglia per le nuove portate, e si avvicin
a Jofr, che stava in disparte. Non ti vedo da molti giorni. Lo prese per un braccio e si incammin
con lui verso la vigna. Appena furono sufficientemente distanti da non essere uditi, gli chiese con ansia:
Sei pallido, qualcosa ti turba? lo condusse verso un sedile di pietra. No, nulla, madre. Ascoltami
Vannozza gli accarezz il volto. So cosa ti tormenta. No, non potete sapere. A tua madre puoi
dire tutto. Cos accaduto? Avete detto di sapere che cosa mi angoscia e allora, avanti, ditelo voi.
La causa del tuo malumore  Sancia. Troppo facile! Ma c dellaltro, anzi c qualcun altro. Non
dar retta a quello che si mormora. Quello che si mormora? Li ho visti con i miei occhi, stesi a terra
che si accoppiavano come due cani di strada, Juan e... la voce di Jofr si incrin. Vannozza trattenne a
fatica limpulso di prenderlo tra le braccia. Jofr, sei un uomo, ormai, qualunque cosa tu abbia visto la
devi dimenticare. Si  trattato solo di un capriccio. Non accadr pi, credimi. Voi sapevate che erano
amanti e non mi avete detto niente? No! Vannozza lo interruppe con decisione. Sentivo i
pettegolezzi che... Le verit! Maldicenze o verit, ora  finita.  stata dura per te, lo capisco, ma
ora  acqua passata, ed  questo ci che conta. Come fate a esserne certa? Ve lha detto lui?
Vannozza arross. Poco fa mi ha assicurato che tra loro  tutto finito. Ah, mio fratello e mia moglie
mi tradiscono e mia madre ne parla con leggerezza, come se fosse naturale! Non ne parlo con
leggerezza, cerco solo di rassicurarti. Sancia sa che li hai visti? Di lei non mimporta pi. Ma lui... 
un infame, non posso pi considerarlo mio fratello. Vorrei solo che sparisse, che tornasse da dove 
venuto! Vannozza sospir tristemente. Avrebbe voluto raccontargli quante volte, in dodici anni di
relazione con Rodrigo, aveva conosciuto linferno della gelosia. Con il tempo aveva imparato ad
amarlo nonostante le sue infedelt, le sue imposizioni, le sue bizzarrie... ma quando era comparsa
Giulia Farnese, cos giovane, cos bella... il dolore era stato cocente. Guardando Carlo Canale che si
dava da fare per intrattenere gli ospiti, ringrazi in cuor suo Rodrigo per averle dato quel marito. La
tenerezza che provava per Carlo non aveva lintensit della passione provata per Rodrigo, ma le dava
serenit, e la compensava di tante infelicit. Jofr era troppo giovane, non poteva ancora capire. Lo
prese per le spalle. Lui non sparir. Sei tu che non devi permettergli di prendersi quel che  tuo! E con
Sancia usa altri sistemi: allontanala da Roma, puniscila, oppure cerca di riconquistarla. Non scordarti il
motivo per cui  stato deciso il vostro matrimonio. Dovrei accettare di fare la figura del becco in
tutta Roma per salvaguardare un accordo politico? Fa parte dei tuoi doveri e non sei lunico a
sacrificare i sentimenti alla politica. Anche Juan ha sposato la donna che gli  stata imposta. Il Santo
Padre d a tutti voi con equit, onori e obblighi. Jofr arross di rabbia. Sapete che non  vero! Sua
Santit ti ha dato in moglie una principessa. Ma troia! E Juan se l presa come amante! Vannozza
sent una morsa al cuore sentendo quella parola forte. Quel figlio non aveva la stessa tempra degli altri
due, era insicuro e vulnerabile. Sto solo cercando di farti capire che tra loro  tutto finito e che tuo
padre... Mio padre? Jofr la guard ironico. E chi ? Lo chiedo a voi. Vannozza si alz di scatto.
Non ti ascolter pi, Jofr, sei fuori di te e mi stai mancando di rispetto. Smettila di tormentarti e
lascia Roma per qualche tempo. Sei stanco e nervoso, chiedi al tuo medico di prepararti un infuso che ti
calmi e non dare a nessuno la soddisfazione di vederti in questo stato. Domani vieni di nuovo qui,
parleremo con tranquillit e ti aiuter a trovare una soluzione. Il ragazzo chin la testa, vergognandosi
di mostrare le sue lacrime. Perdonatemi, non so che fare. Madre, mi volete bene? Jofr scoppi a
piangere. Non dubitarne mai! Lo strinse a s in un abbraccio rassicurante e, dominando la sua pena,
torn dagli ospiti. La compagnia si era alzata da tavola e accerchiava i musici che avevano intonato una
ballata comica, mentre Sancia accennava dei passi di danza. Solo Cesare restava in disparte,
sorseggiando del vino. Vannozza gli si avvicin. Non ti piace questa musica? gli chiese, porgendogli
un vassoio colmo di confetti. Cesare rifiut i dolci e rispose: Mi piace molto. Ti annoi? Avrei
dovuto invitare qualcuno di pi interessante per te. Non mi annoio affatto. Darei qualunque cosa
per vederti sorridere. Cesare appoggi il calice vuoto. Non preoccupatevi, io sto benissimo. Sei
pronto per il tuo viaggio? S. Era impossibile entrare nei pensieri di quel figlio, pens Vannozza.
Decise di rivolgergli domande dirette. Perch tu e Juan vi ignorate? C qualcosa che non va tra voi?
Ci ignoriamo? Non mi pare. Siamo solo diversi. Dovreste conoscerci. Oh s, vi conosco meglio di
quanto crediate! E so che anche tu sei preoccupato per il suo modo di vivere. Io devo badare a me
stesso. Non potresti essere meno duro con lui? Offrigli la tua amicizia. Juan non ha bisogno della
mia amicizia, ha gi tutto quello che gli occorre. Vannozza scrut negli occhi profondi del figlio.
Forse Juan aveva ragione, una punta dinvidia sicuramente lo rodeva, era sempre stato pronto allazione
e quella veste rossa lo limitava. Scusami se ti ho infastidito disse Vannozza abbassando il capo.
Non lo avete fatto, madre mia rispose Cesare arrossendo lievemente. Laffetto e la dolcezza lo
disorientavano sempre, pens Vannozza facendogli una leggera carezza sul viso. Aveva pronunciato
madre mia con voce diversa, pi bassa, pi lenta. Era tutto quello che poteva avere da lui. Lo lasci
con un sorriso e raggiunse gli altri. Alonzo non perdeva mai docchio Juan. Da quando il papa gli aveva
ordinato di non allontanarsi da lui in nessun caso, si era sentito investito di un compito che arrivava
direttamente dallAltissimo. La sua nobile famiglia catalana era fedele ai Borgia e lui tremava al solo
pensiero che potesse accadere qualcosa a Juan. Qualche giorno prima, davanti alla Cancelleria, un
pazzo in sella a un cavallo bianco si era avventato sulla scorta del duca, gridandogli insulti. Alonzo non
aveva perso tempo e si era piazzato davanti al Borgia proteggendolo con il suo corpo. Grazie al cielo
anche gli altri uomini erano stati veloci e avevano respinto lassalitore che, vista la mal parata, se lera
data a gambe. Quella carogna doveva solo riprovare ad avvicinarsi e avrebbe conosciuto la forza delle
sue braccia e la lama del suo pugnale. Lanci uno sguardo verso la tavolata: Carlo Canale stava
declamando versi con grande enfasi e i commensali sembravano allegri. Juan ammiccava a Sancia e
alzava una coppa per il brindisi. Alonzo sorrise, in pace con Dio. La serata sembrava tranquilla. Si
volt verso lingresso del giardino e vide Neco che, mascherato come sempre, e con il suo passo
malfermo, veniva verso di lui. Da circa un mese quello zoppo era entrato nelle grazie di Juan e Alonzo
aveva anche capito perch. La battuta sempre pronta e soprattutto la conoscenza dei migliori bordelli e
case da gioco di Roma erano valse pi di mille raccomandazioni. Chi fosse e da dove venisse rimaneva
comunque un mistero. Senza dubbio era romano, considerata la sua padronanza della citt e dei suoi
anfratti, e i suoi modi camerateschi e la ferita alla gamba indicavano che era stato un soldato. Doveva
aver combattuto, e molto, a giudicare da come portava la spada e fiutava i pericoli. Non si toglieva mai
la maschera e lui incuriosito ne aveva chiesto il motivo a Juan. Il mal francese gli aveva lasciato delle
cicatrici di cui si vergognava, aveva risposto il Borgia. Alonzo aveva provato a indagare su di lui, ma
Juan lo aveva redarguito. Non era il caso, aveva detto, un ruffiano va pagato e lasciato in pace. Non
appena gli fu vicino, Neco gli fece un rapido inchino e gli disse sottovoce. Dovreste avvertire don
Juan che sono qui e che gli devo parlare. In quel momento i servi stavano sparecchiando la tavola
prima di cambiare lultima tovaglia e Juan, vicino a una fontana posta in un angolo del giardino,
conversava con il notaio. Alonzo gli si avvicin. Don Juan, Neco chiede di voi gli rifer a bassa voce.
Vi attende l. Juan, congedatosi dal notaio, fece cenno ad Alonzo di aspettarlo a distanza, e
raggiunse lo zoppo che aspettava in disparte, quasi nascosto in un angolo buio. Ebbene? gli chiese
Juan. Perdonate, signore, ma  importante. Parla! Finalmente donna Anna si  decisa. Negli
occhi di Juan si accese linteresse. Stanotte il Mirandola  fuori Roma con la scorta continu Neco e
fino a domani non rientrer. A palazzo sono rimaste solo le donne e i servi.  la notte giusta. Juan
tacque per un istante, poi allontanando dal viso una ciocca di capelli, domand: Siamo sicuri di quella
donna? Lho spaventata a sufficienza. E poi, a quanto ho capito, anche la contessina tiene a questo
incontro... non ho dovuto insistere molto! Te lo ha detto lei? Neco estrasse dal corpetto una rosa
rossa e la porse a Juan. Vi manda questa. Direi che non vede lora di essere raggiunta. Sarebbe un
peccato non approfittare di questa occasione... ...e lasciar sfiorire questa rosa concluse Juan
aspirando il profumo del fiore. Diede una manata sulle spalle di Neco. Allora, che dobbiamo fare?
 molto semplice: donna Anna distrarr la sentinella e ci far entrare. Al suo segnale voi andrete dalla
contessina e io rester a farvi da palo. E la mia scorta? Non possiamo portarla, daremmo troppo
nellocchio; se i servi del conte si accorgessero che siete in casa la faccenda si complicherebbe.
Daccordo; mi seguir solo Alonzo. Ho garantito che saremo solo noi due, ma donna Anna ha
precisato che potrete entrare solo voi e io dovr restare a farvi da palo. Lei non ha mai visto Alonzo,
non vorrei che sinsospettisse e facesse saltare tutto. Meno persone rimangono l fuori e meno la
sentinella star allerta. Hai ragione. Alonzo sarebbe capace di spifferare a mio padre dove siamo
andati ed  lultima cosa che voglio. Il Mirandola  famoso per le sue collere. Liberatevi di Alonzo,
allora. Dovr allontanarlo con una scusa...  peggio di una moglie gelosa, non mi lascia mai. Avrei
trovato il modo... se vi va bene: io vi aspetter alla Cancelleria Vecchia. L potrete separarvi dalla
scorta e con Alonzo andremo alla stufa di Piazza Giudea. Voi lascerete Alonzo fuori di guardia e noi
due invece usciremo dalla porta posteriore dove avr legato la mula. Juan annu. Ripose la rosa nel
farsetto e con gli occhi lucidi per leccitazione ritorn verso la tavola che era stata nuovamente
imbandita. Sancia lo guard maliziosa. Hai avuto visite? Juan inarc le sopracciglia. Visite? Quel
tipo con la maschera: lho visto bene quando  entrato in giardino.  un servo.  un ruffiano
intervenne Cesare con distacco: Potresti evitare di portartelo dietro anche a casa di nostra madre.
Juan scoppi a ridere sguaiatamente. Meriteresti unaltra risposta, ma sono troppo di buonumore per
prendermela. Porto con me chi voglio, e dove mi pare! Cesare gli lanci uno sguardo di disprezzo, ma
non replic. Fatto un cenno di saluto ad Alonzo, Neco usc dal giardino, scese la scalinata e si avvi
verso il Foro Romano. Da settimane lavorava per quella serata, non poteva fallire. Ripens a tutti i
particolari, controllando di non aver dimenticato nulla. Stava rischiando la sua vita e non poteva
lasciare niente al caso. Era in anticipo sul suo appuntamento perci procedette senza fretta mentre i
ricordi tornavano a quella sera di circa un mese prima, quando aveva incontrato un vecchio amico...
Pisa
Aprile 1497
Neco sbadigliava annoiato. Era una serata fiacca, pochi avventori da spennare a primiera e nessuna
nuova prostituta per solleticare i sensi. Dai tavoli gli giungevano le voci dei giocatori che imprecavano.
Una serva gli si avvicin. Ti vogliono, l gli disse, indicandogli un tavolo sullaltro lato della
locanda. Neco osserv i giocatori. Due li conosceva, erano assidui frequentatori, mentre il terzo aveva
il volto coperto da una maschera nera. Era un uomo alto, dai capelli neri, vestito con eleganza. Neco,
alzandosi, pens: Ecco il pollo che mi risolver la serata. Sorridendo si avvi verso il tavolo, salut i
due e si inchin allo sconosciuto. Quando il suo sguardo incroci gli occhi grigi che lo fissavano dai
fori della maschera, sussult. Forse non sarebbe stato tanto facile... Messere, sedete e giocate con noi
gli propose lo sconosciuto. Si dice che siate un vero campione a primiera... prese la brocca posata sul
tavolo. Posso offrirvi del buon vino? Non bevo mai quando gioco. Luomo pos la brocca e
distribu le carte. Vediamo se la fortuna sar dalla vostra. Cos fu. Le giocate si erano susseguite e le
vincite di Neco avevano raggiunto una bella somma. Laltro perdeva e non batteva ciglio. Luomo
mascherato aveva parlato pochissimo dallinizio del gioco, ma aveva continuato a fissarlo con
insistenza. Unaltra partita? domand in tono distaccato. Per me va bene, siete voi che perdete
rispose Neco sostenendo il suo sguardo. Posso pagare i miei debiti e voglio sfidare ancora la sorte.
Invece per me basta disse uno degli altri due. Non ho pi nulla da rischiare. Butt i soldi che
aveva perso sul tavolo e si alz. E io ti seguo aggiunse laltro. Vi lasciamo alla vostra sfida.
Buonanotte. I due avventori se ne andarono, commentando tra loro le giocate. Neco fiss luomo e a
bassa voce disse: Sono contento di trovarti vivo e vegeto, anche se mi spiace di non poter continuare a
spennarti, stavo sistemandomi per un bel pezzo! Luomo scost la maschera, ma rimase con il viso in
penombra. Mi hanno detto che ti avrei trovato qui. Ricordavo che avevi una fortuna sfacciata, ma ho
voluto provare ugualmente disse con un sorriso ironico. Neco non ricambi il sorriso. Luomo aveva
perso di proposito e presto ne avrebbe conosciuto la ragione. Non sei cambiato in questi ultimi tre
anni gli disse. Tu, invece, una volta, non eri cos magro. Non me la passo bene, ormai ho esaurito
leredit di mio padre e questa gamba mi fa dannare. Ricordi comera ridotta? Neco sospir
picchiandosi una mano sulla coscia destra. Conciato cos, non mi  facile tirare avanti. Tu invece mi
sembri ben pasciuto e anche ben vestito... e ti fai spennare a primiera come un pivello. Perch mi hai
cercato? Luomo smise di sorridere e si alz. Meglio non parlarne qui. Neco sirrigid e lo trattenne
per un braccio. Sei venuto a riscuotere il tuo debito? Lamico annu. Anni prima, in guerra,
quelluomo gli aveva salvato la vita e Neco gli aveva giurato che in qualsiasi momento avrebbe potuto
esigere una ricompensa di uguale valore. Questo era laccordo. Tra loro cera stata unamicizia
profonda, poi le circostanze li avevano divisi e per tre anni non si erano pi incontrati. Il motivo per cui
laveva raggiunto fino a Pisa, dopo tanto tempo, poteva comportare il rischio della vita. Non mi tirer
indietro. Lo so. Se tutto funzioner non solo mi ripagherai, ma guadagnerai un mucchio di quattrini.
Sei il migliore in questo genere di affari e sai tenere la bocca chiusa. Per questo ho pensato a te.
Usciamo, parleremo con pi comodo. Propose Neco, mentre un brivido freddo gli attraversava la
schiena. Prima lascia che paghi la tua vincita. Luomo gett una borsa sul tavolo. Sono troppi.
Sono pochi rispetto a quelli che guadagnerai. Accettali e considerali un anticipo sul tuo compenso.
Gli gir le spalle e lo precedette fuori dalla stufa. Neco intasc la borsa e lo segu. Non faceva troppi
complimenti quando si trattava di quattrini e sapeva che laltro era come lui. Se lo pagava tanto era
perch il gioco era rischioso. Fuori dal locale li avvolse laria fresca della notte. Luomo fece un fischio
e dalla viuzza accanto comparvero quattro individui che si misero alle loro spalle. Ehi, sei ben
protetto! Vieni, camminiamo, con loro a coprirci le spalle siamo al sicuro. Allora dimmi, che vuoi
da me? Ho una missione da affidarti. Per conto di chi? Non posso dirtelo. Tu risponderai solo a
me. Continua, ti ascolto. Dovrai entrare nelle simpatie di un certo signore e conquistare la sua pi
completa fiducia. Neco sogghign. Per poi servirtelo su un piatto dargento, immagino. Forse, a
suo tempo. Per ora non dovrai far altro che farlo divertire. Lo conosco? Luomo fece alcuni passi
senza parlare. Poi si ferm di scatto. Tutti conoscono Juan Borgia! Neco rimase impietrito. Tu mi
chiedi troppo, sono abile in questo genere di cose,  vero, ma non posso spingermi tanto in alto. Mi
spiace amico, non credo che potr accontentarti. Chiedimi qualsiasi altra cosa, ma non questo! Tieni, ti
rendo i tuoi soldi. Fece per estrarre la borsa di denaro dalla cintura, ma luomo gli ferm il braccio.
Hai dimenticato il tuo debito? Mi devi la vita. Io ti chiedo molto meno. Quello che mi proponi  un
fottuto azzardo. Chi cerca di far del male a quello  un uomo morto. Non dovrai fargli del male,
anzi. Per chi mi prendi? Vuoi farmi credere che il tuo signore mi paga solo per farlo divertire? Tu
non dovrai sporcarti le mani. Gi... ma perch proprio io? Tu sei abile quanto me. Io sono
conosciuto in citt e lui  molto controllato. Tu invece manchi da Roma da anni, nessuno si ricorda pi
di te e potrai girare sempre mascherato... avrai tutte le informazioni sulle nuove stufe, sulle migliori
puttane, sulle case dove si gioca forte. Sar uno scherzo introdurti nellambiente del Borgia.  stato a
lungo lontano e non conosce le novit che potrai mostrargli. Suvvia, Neco, conosci il tuo mestiere!
Luomo gli strinse forte il braccio impedendogli di muoversi. I quattro lo accerchiarono con aria
minacciosa. Non ho scelta, vedo. Non credevo di faticare per convincerti. Neco si sent
avvampare. Luomo lasci la presa e allontan i suoi uomini con un gesto Non sarai mai solo. Io ti
aiuter, ma ti spiegher tutto a suo tempo. Per ora devi solo venire a Roma con me. Ti pagher
moltissimo. Pronunci una cifra a bassa voce. Neco chin il capo, assentendo. Come far se avr
bisogno di parlarti? Ti trover io, non temere. Non ti perder docchio un solo istante. Pensi che ti
potrei tradire andando a spifferare tutto ai catalani? Non lho mai pensato. So che non lo faresti.
Tu, piuttosto, potresti eliminarmi... dopo. Neco prese la mano dellamico, la strinse forte,
guardandolo negli occhi freddi. Ho gi dimostrato che la tua vita ha valore per me. Luomo ricambi
la stretta e lo sguardo. Quellincontro gli aveva cambiato la vita, pens Neco abbandonando il ricordo.
Con i soldi vinti, e gli altri che lamico gli versava con larghezza, si era rivestito, aveva ripreso a
mangiare come da anni non faceva, passava le giornate dormendo e le notti nelle case di piacere.
Limpresa, che in quella notte di aprile gli era parsa impossibile, si era rivelata molto pi semplice del
previsto. Non era stato difficile farsi presentare al duca e si era conquistato le sue simpatie. Da poco pi
di un mese organizzava per lui serate e divertimenti ed era riuscito a eludere i controlli degli uomini
che circondavano il Gandia, soprattutto di Alonzo che aveva fatto della protezione di Juan la sua
ragione di vita. Neco si ferm, era giunto al luogo dellappuntamento. Si appoggi a un rudere
ricoperto da erbacce, recise un ramo da un arbusto e con gesti secchi e precisi del pugnale inizi a
staccare la corteccia viscida e verdognola. La citt era avvolta dalle tenebre, solo qualche luce balenava
lontana qua e l. Preceduto da un rumore di zoccoli comparve a un certo punto un cavaliere. Allora,
Neco, tutto come previsto? Scese con mossa agile dal cavallo e lasci che lanimale brucasse lerba l
attorno. S, verr gli rispose Neco. Sei sicuro che non sospetti nulla? Sicurissimo.
Accordiamoci sui particolari. Lo aspetter a Ponte SantAngelo e poi lo porter in piazza Giudea,
alla stufa, perch possa liberarsi di Alonzo. Bene, io e i miei uomini ti seguiremo senza dare
nellocchio. Quando arriverete al punto che abbiamo concordato potrai andartene. Un momento.
Che c ancora? Quando mi pagherai? Non avere fretta, tieni questa, per ora. A lavoro compiuto
avrai il resto. Gli lanci una borsa di denaro e risalito a cavallo si allontan. Juan appoggi il calice
vuoto sulla tavola e non seppe trattenere una risata. Perch ridi? gli chiese curiosa Sancia. Sono
contento. Non lo vedi? Perch? insistette lei. Hai una moglie invadente! esclam Juan
rivolgendosi a Jofr. Non le hai spiegato che certe cose le signore non le devono chiedere? Sancia si
alz stizzita da tavola. Sono stanca e voglio andare a dormire disse rivolgendosi a Jofr. Devi
tenerla a freno, fratello! A mia moglie ci penso io. Tu occupati della tua. La mia  lontana e non fa
mai domande. Meglio per lei: non le piacerebbero le tue risposte concluse Jofr alzandosi e
raggiungendo Sancia. Juan si alz a sua volta facendo un cenno verso Alonzo perch facesse preparare
le mule. Non riusciva a smettere di pensare a Ginevra e alla sua innocenza. Quella notte finalmente
sarebbe stata sua. Gli ospiti intanto si stavano congedando dai padroni di casa. Jofr e Sancia si erano
gi allontanati con la loro scorta. Juan abbracci Vannozza, strinse le mani a Carlo Canale e raggiunse i
fratelli. La comitiva si avvi verso il Vaticano con Cesare in testa, affiancato al cugino Lansol. Juan si
volt unultima volta verso la casa e vide sua madre che dalla loggia coperta di glicini agitava una
mano in gesto di saluto. Non vedeva il suo volto, ma chiss perch, gli sembr triste. Poi i suoi pensieri
presero unaltra strada. Aumentiamo il passo ordin Cesare, guardandosi attorno. Perch hai cos
fretta di rientrare a palazzo? ridacchi Juan. Avrai tutta la notte per recitare le preghiere! Cesare
non raccolse la provocazione. Il quartiere di Ponte era sotto il controllo degli Orsini e non si sentiva al
sicuro. Non mi piace questa zona. Muoviamoci! ribad. Ho sentito uno scalpitio di cavalli. Hai
paura perch questa sera non c Micheletto con te? Non temere, fratello, ci sono io a difenderti!
Cesare ignor di nuovo lironia e spron la mula, seguito dagli altri. Al palazzo della Cancelleria
Vecchia, per, Juan alz un braccio e chiam Alonzo. Anche gli altri si fermarono. Che c? chiese
Cesare. Vi saluto rispose Juan vedendo Neco fermo ad aspettarlo. Ho voglia di divertirmi. Gli
uomini della sua scorta gli si affiancarono, ma Juan li conged. Non ho bisogno di voi. Tornate a
palazzo. Dove vai a questora, da solo? gli chiese stupito il cardinale Lansol. Quel che devo fare
non richiede compagnia! rise Juan. Non essere imprudente, portati la scorta insistette il Lansol.
Porter Alonzo: vale come cinque uomini. Alonzo si fece dare una torcia e si avvicin al suo
padrone. Don Juan... Sua Santit si  raccomandata di non muoverci mai senza gli uomini... inizi il
nobile per dissuadere Juan. Sua Santit vorrebbe essere al mio posto, credimi Alonzo, rimanda gli
uomini a palazzo a lucidare le armature lo interruppe Juan, poi visto che Alonzo indugiava soggiunse:
Andate! Ve lo ordino! Leco della sua risata risuon per qualche istante nella notte, poi ritorn il
silenzio. Il Lansol guard Cesare con espressione preoccupata. Lo accompagna quel tipo con la
maschera... chi ? Tu lo conosci?  il suo ruffiano rispose secco Cesare. Io non lo aspetto, se vuoi
resta tu concluse, spronando la mula verso Ponte SantAngelo. Lansol si gir ancora una volta, ma
Juan ormai se nera andato. Alonzo camminava accanto alla mula di Juan, reggendo la torcia. Non
conosceva la destinazione ed era preoccupato e ansioso, ma non osava fare domande. Tutto a posto,
signor duca chiese Neco. Siete pronto? Per questo sono sempre pronto. Neco mont sulla mula
dietro a lui. La luna piena rischiarava fiocamente le strade deserte. Alonzo prov una strana sensazione,
come un fremito lungo il corpo. Sentendo dei rumori si ferm e si volt per controllare, illuminando
con la fiaccola la strada gi percorsa. Alonzo... Non ti allontanare con la torcia! esclam Juan. Ho
sentito dei passi dietro di noi.  leco degli zoccoli della mula! Il vino di madonna Vannozza vi fa
uno strano effetto, don Alonzo! lo canzon Neco. Mi  sembrato di... Io non ho sentito niente lo
interruppe Neco, scuotendo la testa. E io nemmeno aggiunse Juan. Non perdiamo tempo. piazza
Giudea  ancora distante. Giunti davanti alla stufa, appena Juan e Neco scesero dalla mula, Alonzo
cerc di prendere le redini, ma Neco lo ferm. Datela a me don Alonzo, la legher l dietro indic un
vicolo. Sar pi al sicuro. Aspettami qui fino al prossimo rintocco disse Juan ad Alonzo. Poi, se
non mi vedrai uscire, tornerai a palazzo. Significa che ne avr ancora per molto e che non rincaser
prima di giorno. Io non posso abbandonarvi. Sua Santit mi ha ordinato di non lasciarvi mai.
Alonzo scosse la testa e si piazz a gambe larghe. Senti non sono un ragazzino! L dentro non ho
bisogno di te. Resterai qui a controllare che non entri nessuno. Nessuno, hai capito? Alonzo insistette
per entrare con Juan, ma alla fine fu costretto a desistere. Neco, gi sulla porta della stufa, invitava il
duca a entrare in fretta. Si sent luscio che sbatteva chiudendosi. La notte era caldissima. Fradicio di
sudore per la camminata e la tensione, Alonzo si diresse alla fontana che stava al centro della piazza.
Era solo in un quartiere buio e malfamato e non gli piaceva restarci. Inutile negarlo: aveva paura. Una
sensazione provata poche volte... Perch Juan non aveva voluto che entrasse? Non era mai successo.
Non cerano segreti tra loro, e gli ordini del papa erano stati perentori... Neco, poi, aveva parlato meno
del solito... Qualcosa non lo convinceva in quella faccenda, pens chinandosi verso la fontana per bere.
Mentre si asciugava le labbra con il dorso della mano avvert un fruscio. Si volt, ma non vide nessuno.
Con il pugnale stretto in mano si diresse alla porta della stufa deciso a entrare. La prima pugnalata lo
colse di striscio a un fianco. Si gir di scatto tentando di colpire alla cieca le ombre che lo
fronteggiavano. Lurlo di rabbia che gli sal dalla gola echeggi nella notte prima di venire soffocato da
una mano guantata. Dibattendosi e scalciando, Alonzo cerc di liberarsi dalla stretta, ma un colpo
violento alla testa lo stord, mentre una pugnalata gli penetrava nel ventre, unaltra gli lacerava una
spalla e lultima gli sfregiava il volto. Cadde scivolando lungo il muro, con il pugnale ancora stretto in
mano. La luce di una torcia illumin il suo corpo steso in una pozza di sangue che andava via via
allargandosi. In fretta, via di qui! Andiamo sul retro. Non fate rumore. La voce delluomo sul cavallo
bianco usc cupa dal cappuccio che gli copriva il volto. Ripresa la mula sul retro, Neco e Juan si
avviarono nella notte verso piazza del Popolo. La tremolante luce della lanterna retta da Neco
rischiarava appena la strada. Juan si tocc il farsetto dove custodiva la rosa di Ginevra e si lasci
sfuggire un sospiro. Ci siamo quasi mormor Neco. Vedrete che... Il Borgia lo interruppe
bruscamente. Cos stato? Non hai sentito? Sembrava un grido. No. Non ho sentito nulla rispose
Neco in tono rassicurante, guardandosi intorno. Juan tir a s le redini e la mula si ferm. Eppure...
sar meglio cambiare strada, forse qualcuno ci ha visti. Rimasero in silenzio ad ascoltare.
Improvvisamente dei gatti randagi, usciti da un vicolo vicino, passarono davanti a loro, azzuffandosi e
miagolando. Erano solo gatti! rise Neco a bassa voce. Datemi retta: cambiare strada  pericoloso e
allungheremmo il percorso. Si sta facendo tardi, non vorrei che tutto andasse a monte. Una lieve
sfumatura di impazienza velava la voce di Neco. Juan esit qualche istante, poi spron la mula lungo la
strada prescelta. Dobbiamo tenere gli occhi aperti. Questa  zona degli Orsini e se mi trovassero senza
scorta... Non riusc a finire la frase. Due uomini si avventarono su di lui trascinandolo gi dalla mula.
Un terzo con la torcia faceva luce e il quarto controllava i dintorni. Juan tent di divincolarsi, ma una
mano guantata gli chiuse la bocca. Neco, in disparte, assisteva alla scena. Juan, colpito alla cieca, ormai
rantolava quando uno degli assalitori affond il pugnale nella sua gola, tagliandola di netto. Attenti
alla mula! Scappa! grid uno degli assalitori. Lanimale, spaventato dal trambusto, si era allontanato
al galoppo portandosi dietro una staffa tagliata e, invano, luomo che faceva da palo tent di
agguantarla. Juan, steso sulla strada con la gola squarciata, perdeva copiosamente sangue dalle ferite.
Reggendo una piccola torcia, Neco si inginocchi accanto al cadavere. Volevi una notte
indimenticabile... e lhai avuta! Ti credevi invincibile, pensavi di poter avere tutto, eh, bastardo?
sussurr tra s, esaminando lo scempio operato sul corpo di Juan. Era odioso, ha fatto la fine che si
meritava! Avvolgetelo nel mantello! ordin il cavaliere bianco sopraggiunto. La mula, dov?
Idioti! Ve la siete lasciata scappare! fulmin i suoi uomini con lo sguardo di ghiaccio, poi avvicinatosi
a Neco disse: Tu, seguimi. No! il sicario prese il cavallo per il morso e lo ferm. Voglio subito
quello che mi spetta. Questi erano gli accordi. Non qui,  troppo pericoloso. Devo fuggire al pi
presto. Domani a Roma mi cercheranno e non voglio farmi trovare in giro. La notte  ancora alta e io so
come uscire dalla citt. Il cavaliere gli lanci il denaro. Tieni! Adesso siamo pari. Ci rivedremo?
Se il destino lo vorr...  lui il nostro padrone. Neco si cal il cappuccio sul viso e si dilegu nella
notte. Presto, mettete il cadavere sul cavallo ordin il cavaliere guardandosi attorno inquieto. E ora
in fretta al fiume. Risalita la riva del Tevere, il cavaliere raggiunse il palazzo del suo signore. Le
sentinelle di guardia lo riconobbero e gli aprirono la cancellata che introduceva nel cortile interno.
Lasciato il cavallo al palafreniere, luomo imbocc la scalinata che portava al piano superiore dove a
una stanza ne seguiva unaltra, tutte affrescate, tutte sfarzose. Ne conosceva alla perfezione ogni
quadro, ogni arredo, ogni statua. Il suono di una musica incalzante giungeva dallaltra ala del palazzo.
Voci di uomini si mescolavano a risate di donne, al rumore cadenzato di una danza. La festa si
prolungava nella notte. Arrivato allultima stanza, il cavaliere buss alla porta chiusa. Tre colpi leggeri,
come sempre, prima di sentire una voce che lo invitava a entrare. In piedi, di fronte alla finestra aperta,
un uomo guardava nel buio. Una brezza leggera saliva dal giardino sottostante, scompigliandogli i
capelli. Vieni avanti e osserva gli disse indicando lo scenario che aveva davanti. Non  uno
spettacolo commovente? Quelle luci lontane, evanescenti, misteriose che ci spiano... Le stelle sono
curiose, scrutano nelle nostre vite, indagano nei nostri cuori per carpirne i segreti e forse sanno cosa ci
spinge ad agire nel bene e nel male... Si gir di scatto. Dunque? Tutto come previsto. Rispose il
cavaliere, buttando indietro il cappuccio e asciugandosi la fronte bagnata di sudore. Dai suoi occhi duri
non trapelava nessuna emozione. Ha sofferto? No, non ne ha avuto il tempo. Lavete buttato nel
letamaio? S, come avevate ordinato. Il ruffiano  stato pagato? Il cavaliere annu, serio. Siamo
sicuri del suo silenzio? Non parler. Hai fatto un buon lavoro, ma il tuo compito non  ancora
finito. Nei prossimi giorni farai attenzione a ci che succeder in citt e mi riferirai tutto. Sar fatto,
signore. Ora devo tornare dai miei ospiti. Prima di uscire dalla stanza, luomo salut il cavaliere e
diede un ultimo sguardo al trionfo di stelle, scintillanti nella loro indifferenza.
Epilogo
Carpentras
10 luglio 1497
Il cardinale Della Rovere entr nello studio in cui erano stipati gli ultimi bauli preparati per la sua
partenza. Doveva assolutamente rientrare in Italia. Lasciare la Francia gli spiaceva, ma il potere era a
Roma e starne lontani troppo a lungo poteva rivelarsi dannoso per le sue mire. Lingresso di un chierico
lo distrasse dalle riflessioni. Eminenza, un vostro inviato appena giunto dallItalia chiede di parlarvi.
Fatelo passare subito. Luomo sulla porta fece un inchino. Venite avanti... gli ordin il Della
Rovere sedendosi allo scrittoio e incrociando le mani. Quali nuove dal Vaticano? Il Santo Padre 
prostrato inizi il messo. Per giorni non ha mangiato n dormito. Nessuno  riuscito a consolarlo...
si interruppe, vedendo un lieve turbamento sul volto del cardinale che per lo invit a proseguire. Il
bargello Fusco ha sguinzagliato per Roma la polizia pontificia e gli spagnoli hanno messo sottosopra la
citt alla ricerca del colpevole. Il primo a essere sospettato  stato il cardinale Sforza. Come sapete ha
una vigna non lontana dal luogo dove  stato ripescato il duca. Qualche indizio contro di lui? No,
nessuno. Lo stesso cardinale Ascanio ha dato le chiavi della sua casa alle guardie del papa per
consentire la perquisizione, poi si  rifugiato nel palazzo dellambasciatore Taverna e in seguito si 
chiuso nella Cancelleria. Il messo interruppe il racconto e toss con insistenza. Il Della Rovere gli
indic una brocca dacqua. Mentre luomo si versava da bere immagin il terrore di Ascanio: i catalani
avevano lusanza di far fuori i sospettati prima ancora di essere certi della loro colpevolezza. Non riusc
a trattenere un sorriso al pensiero del suo nemico in preda al panico. Il messo, dopo aver bevuto, si
schiar la voce. Grazie, Eminenza, ora posso continuare. Il giorno 19 il Santo Padre ha tenuto un
concistoro e, piangendo, ha detto che una disgrazia pi grande non gli poteva capitare. Avrebbe dato tre
tiare per richiamare in vita il duca di Gandia. Giuliano prese tra le dita una penna doca e cominci ad
accarezzarla. Sua Santit ha sempre anteposto la sua famiglia al bene della Chiesa comment
continuate, prego... Sua Santit ha chiesto perdono dei suoi peccati, ha giurato di riformare il
Vaticano, di trattare con scrupolo gli affari sacri e soprattutto di abbandonare la vita mondana. Ha
affermato che allontaner da Roma gli altri suoi figli e che i benefici saranno conferiti solo a chi li
merita. Il Della Rovere immagin il Borgia mentre proclamava: Vogliamo rinunciare al nepotismo e
cominciare la riforma da Noi Stessi. Non riusciva a credere che fosse sincero. Ha gi nominato una
commissione guidata dal cardinale Costa, affiancato dai cardinali Carafa, San Giorgio, Pallavicini,
Piccolomini e Riario, per studiare una grande riforma della Chiesa. Il messo si ferm per prendere
fiato. Nessun altro oltre allo Sforza  stato sospettato? Tanti altri, Eminenza: il giovane Borgia era
odiato da molti. Sono stati fatti i nomi del conte Giovanni Sforza, del duca di Urbino, persino del
giovane fratello Jofr, ma il Santo Padre li ha discolpati pubblicamente. E dunque? A Roma molti
indicano gli Orsini come colpevoli, anche perch Sua Santit non li ha scagionati pubblicamente come
ha fatto per gli altri, ma finora non ci sono prove contro di loro. Un altro sospettato  stato il conte della
Mirandola: il duca di Gandia corteggiava sua figlia e il conte non lo gradiva. Ha corso il rischio di
venire imprigionato, ma anche su di lui... non si  trovato niente. Voi che opinione vi siete fatto?
Eminenza, posso fare solo congetture. Molte famiglie romane che si sono viste portare via terre e
benefici odiavano Juan Borgia e forse una di quelle si  vendicata... Si parla dei baroni Gianani, ma 
difficile provare la loro colpevolezza. Potrebbe essere stato anche un marito geloso, il fratello o lo
spasimante di qualche donna amata dal duca... Il fatto certo  che si tratta di qualcuno cos potente da
avere la certezza dellimpunit. In citt si dice che chi lha fatto  stato un gran maestro! Il messo
allarg le braccia con un gesto che significava non so altro. Il Della Rovere pos la penna doca e si
alz. Vi ringrazio. Andate pure a riposare: ne riparleremo pi tardi. Rimasto solo, il cardinale riprese
a riflettere. Di chi era la mano omicida? Chi possedeva unintelligenza tanto sottile da tessere una
trama perfetta e realizzarla in tutta sicurezza? Chi aveva la volont e gli uomini giusti per farlo?
Ripens ai tre cardinali che lo avevano raggiunto a Carpentras le loro proposte erano confuse e
discordanti ma, chiss, forse alla fine avevano trovato unintesa Il messo inoltre non aveva citato
Cesare... Giuliano ripens al suo viso impenetrabile. Cosa nascondeva la mente di quel giovane
ambizioso? Forse il progetto di sostituirsi al fratello nella carica di Capitano della Chiesa? Daltra parte
per, il Valenza era troppo intelligente per compiere un atto che avrebbe potuto minare la salute di
Rodrigo, accorciandogli la vita. Non avrebbe rischiato tanto: era consapevole che la fine di suo padre
avrebbe significato anche la sua rovina. Perch poi buttare il fratello nel letame? Poteva desiderare la
sua fine, forse anche progettarla, ma non avrebbe mai oltraggiato in quel modo il suo stesso sangue. Le
ipotesi erano molte. Senza dubbio per il responsabile dellomicidio era un uomo cos astuto da aver
intuito in anticipo che, nella selva di nemici dei Borgia, nessuno avrebbe scovato il colpevole, cos
spregiudicato da sfruttare ogni situazione, cos profondamente ferito da agire nel totale disprezzo della
vita. Il cardinale Della Rovere si abbandon sullo schienale della poltrona, mentre un sorriso gli
incurvava le labbra. Chiunque fosse, quellassassino gli aveva procurato il piacere di sentire, anche se
da lontano, il pianto di Rodrigo. Salire al soglio non era un sogno irraggiungibile, un giorno sarebbe
diventato papa, lo prevedeva... era scritto nel suo destino. Aveva gi scelto il nome: Giulio, Giulio II.
Qui nescit simulare, nescit regnare, pens, chi non sa fingere, non sa regnare. Una verit innegabile.
Prese un foglio, intinse la penna nellinchiostro e scrisse:  Beatissimo Padre
Mi prostro a baciare i vostri piedi beati.
Oggi, mentre gi cavalcavo alla volta di Roma, mi  giunta la tristissima notizia della morte del
nostro amatissimo capitano generale duca di Gandia... La perdita di un fratello non mi avrebbe
causato meno dolore...
LA VENDETTA
Le iniziative degli uomini hanno spesso
una portata che sconfina denorme spazio
dai limiti delle loro intenzioni originarie e
della capacit di consapevolezza, di previsione.
Clemente Fusero
Personaggi principali
Segundo  assassino
Riccardo Fusco  bargello di Roma
Tito Ferro  braccio destro di Fusco
Andrea Gianani  nobile romano
Isabella  cognata di Andrea
Jacopo Gianani  fratello di Andrea
Mario Gianani  fratello di Andrea
Bastiano  fattore dei Gianani
Rodrigo Borgia  papa Alessandro Quarto
Francisco Flores  diplomatico
Giovanni Marrads  cubicolario del papa
Johannes Burckard  cerimoniere del papa
Bartolomeo Flores  cancelliere
Lorenzo Calvi  cardinale
Uberto Roncaglini  cardinale
Teodoro  servo di Uberto
Gherardo Ravelli  cardinale
Hans  cameriere di Gherardo
Frate Ernesto  padre guardiano
La mora  prostituta
Doralice  cortigiana
Gemma Fattori  giovane romana
Oliviero Barocelli  mercante fiorentino
Mastro Simone  mercante darte
Efraim  mercante ebreo
Lapo  sicario
Il parola  attore
La Lupa  locandiera
Michelangelo Buonarroti  artista
Tonio  sguattero
Prologo
Il nome segreto
Pisa
agosto 1497
Il frate si ferm davanti alla casupola solitaria, lultima prima dei campi che si perdevano oltre il
vicolo. Si guard alle spalle per alcuni istanti ascoltando i rumori della notte, poi afferr il battente di
ferro inchiodato alluscio e picchi forte. Quando vide due occhi diffidenti che lo fissavano dallo
spioncino si aggiust il cappuccio sul capo. Mi manda frate Tommaso disse sottovoce. Il catenaccio
venne tirato e una vecchia comparve sulla soglia sussurrando: finalmente. Gli fece strada lungo un
angusto corridoio in penombra e lo invit a salire la scala dietro di lei. Arrivati al piano superiore, la
vecchia accese una lucerna illuminando una camera spoglia dai muri anneriti e scrostati. Gli incensi,
che si consumavano in un braciere posto nel camino spento, non coprivano il lezzo di malattia,
accresciuto dal soffocante caldo dagosto. In un letto di ferro, posto in un angolo della stanza, giaceva
un uomo. Avvicinati, frate... mormor linfermo con voce affannata, poi, squadrandolo aggiunse:
Tu non sei frate Tommaso. Lhanno chiamato a un altro capezzale rispose il religioso. Luomo
osserv con attenzione il saio liso, i piedi nudi calzati nei sandali, le mani devotamente giunte e cerc
di distinguere i lineamenti del viso nascosti dal cappuccio. Avrei preferito lui, ma... in fondo un prete
vale laltro e a me resta poco tempo... devo confessarmi. Con un cenno della mano il moribondo
invit la serva ad andarsene. In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti inizi il confessore facendo il
segno della croce e sedendosi accanto al letto. Ti ascolto. Non andrai a spifferare in giro quello che
ti dir, vero? Sei protetto dal segreto del sacramento lo rassicur il frate. Il malato rest in silenzio
un istante, poi inizi a parlare con voce stentata. Me ne sono andato dalla topaia dei miei vecchi prima
che mi spuntasse la barba. Si crepava di fame l dentro, ma freddo e legnate erano davanzo. Ne ho fatte
tante per sopravvivere: ho rubato... dovevo pur mangiare! Ho imbrogliato parecchi gonzi ai dadi e alle
carte... e anche qualche donna! Ho fatto anche il soldato, e la guerra si  presa un pezzo di questa...
appoggi una mano sulla gamba destra che appariva pi scarna dellaltra. Ora mi vedi cos, ma un
tempo il nome di Lapo il Pisano era rispettato! Il frate seguiva attento, a capo chino. Vorrai sapere se
conosco i Comandamenti... s, frate, li conosco bene: me li hanno insegnati a suon di botte e cos non li
ho mai rispettati continu Lapo rialzandosi su un gomito con una smorfia di dolore. Ma lho sempre
scampata. Lultima volta invece... gir lo sguardo verso la porta da cui era uscita la vecchia e,
invitando il confessore a farsi pi vicino, sussurr: Dio me lha giurata! Si lasci andare sui cuscini e
dopo essersi schiarito la voce, riprese: Era febbraio. Un freddo cattivo qui a Pisa e io mi ero mangiato
anche gli spiccioli. Non sapevo proprio come cavarmela. Alla Taverna del Leone, quella sera, stavo
cercando qualcuno che mi pagasse da bere, quando mi chiamano a un tavolo di primiera. L incontro un
mio vecchio compagno darmi, un certo Bernardo. Sapevo che si era sistemato bene a Roma come
uomo di fiducia di un pezzo grosso, ma non lo vedo da molto. Fingo di non riconoscerlo e iniziamo a
giocare. Lui mi fa vincere. Gli altri del tavolo se ne vanno puliti e io: Amico, gli dico, che vuoi da me?
Sai che non sono fesso, capisco al volo se uno imbroglia. Quello per insiste perch mi tenga i soldi,
anzi me ne promette altri, quanti non ne ho mai visti, se gli far un servizio: andare con lui a Roma,
entrare nelle grazie di Juan Borgia, il figlio del papa, e farlo divertire a pi non posso. Eh no, gli dico,
non mi freghi! Tu vuoi il catalano servito per la stoccata finale. No, amico,  troppo anche per Lapo:
chi mette le mani su un Borgia ci rimette le cuoia! Ma lui mi ricorda il favore che gli dovevo: mi
aveva salvato la vita in battaglia. Sai, frate, quando si parla donore, Lapo non pu tirarsi indietro, e
poi... facendo il ruffiano non rischiavo molto, mentre a Pisa sarei morto di fame... insomma, gli ho
detto s. Si ferm per respirare e indic al frate la brocca con lacqua. Il religioso gli riemp un boccale
e lo aiut a bere. Guadagnarmi la fiducia di quel bastardo  stato facile riprese Lapo con un filo di
voce. Gli davo quello che cercava: donne, gioco, baldorie; mi voleva sempre con s, anche se non
aveva mai visto la mia faccia. Pensava che coprissi le piaghe del mal francese con quella... Lapo alz
di poco un braccio indicando la maschera nera e logora appesa sopra il letto, al posto del crocifisso, poi
prosegu: La sera del 14 giugno lho raggiunto a un banchetto nel palazzo di sua madre. Don Juan
gli ho detto se volete godervi la contessina della Mirandola questa  la notte giusta: ha mandato la sua
serva a dire che  sola e vi aspetta, ma far entrare a palazzo solo voi e me, quindi prima dobbiamo
liberarci di quel bestione di Alonzo. Non vorrete portarvi la guardia del corpo anche nel letto della
vostra bella! Mi guard dubbioso, ma io: Non vi preoccupate, Alonzo lo scarichiamo con una scusa:
entriamo nel bordello di piazza Giudea e lo lasciamo fuori ad aspettarci, ma noi usciamo dallaltra parte
e andiamo a palazzo Mirandola. Voi fate la festa alla contessa e io... alla serva! Il Borgia ha accettato,
ma non  andata proprio cos. Ho avvertito Bernardo del mio piano e lui  arrivato in piazza Giudea con
i suoi uomini, mentre io e il Borgia uscivamo dal retro del bordello. Hanno fatto fuori Alonzo  quel
cane fedele aveva scoperto qualcosa di me che non doveva sapere  poi ci hanno raggiunto sulla strada,
e senza dargli il tempo di gridare lhanno sgozzato il fottuto catalano, e buttato nel letamaio del Tevere,
tra la merda di Roma! Lapo si interruppe scosso da un attacco di tosse e sput in una pezzuola un
fiotto di sangue scuro. Attese che gli tornasse il respiro, poi continu in tono ironico: Hai sentito che
pu fare uno storpio? Il frate taceva, stringendo tra le mani il crocifisso legato al cordone del saio. Il
mio debito donore era pagato continu Lapo. Bernardo mi ha dato subito quello che mi spettava e
cos me la sono svignata in fretta da Roma. Non avevo mai avuto tanto denaro in vita mia e me lo sono
giocato e bevuto in pochi mesi finch mi sono ridotto cos... sempre meglio di Bernardo, per. Mi
hanno detto che  morto ammazzato... Denaro maledetto! E maledetto sia chi ce lha dato! Rest
pensieroso per un istante e poi sbott: La coscienza me la voglio lavare fino in fondo. Chi ha voluto
questo  pi marcio di me. Non si  sporcato le mani, ma lanima, ah, quella s! Ascolta... Avvicin la
bocca allorecchio del frate e si liber del suo segreto. Ora sai tutto... dammi il perdono. Prima
pentiti, e invoca la misericordia di Dio. Pentirmi? Io? il moribondo abbozz una risata sprezzante
che termin in un singulto. Non lho mai fatto. Il confessore si alz, ma Lapo lo afferr per un lembo
della tonaca. No, aspetta! Non voglio finire allinferno. E invece  l che finirai, Neco scand il
frate cambiando tono di voce. Lapo lo fiss incredulo. Perch mi chiami con quel nome?  con
quello che ti sei dannato lanima. Ti sbagli, amico, io sono Lapo il Pisano. Non mi sbaglio, Neco.
Chi sei? mormor Lapo cercando nella memoria di chi fossero quegli occhi ardenti che sembravano
mandare lampi dal fondo del cappuccio. Il frate si scopr il capo. Lapo sbarr gli occhi come se davanti
a s vedesse uno spettro. Voi! esclam incredulo. Spalanc la bocca per gridare aiuto, ma era tardi. Il
frate gli aveva gi stretto le mani intorno al collo. Lapo sobbalz, inarcando la schiena allindietro.
Strangolato dalla morsa che gli impediva il respiro lott disperatamente colpendo con le braccia scarne
il volto dellaggressore. Dopo pochi attimi per il suo cuore sfinito rallent togliendogli le forze, finch
si ferm del tutto. Lapo si accasci come un fantoccio. Il frate rest ancora qualche minuto sopra di lui,
ansimando, poi lasci la presa. Chiuse gli occhi sbarrati del morto e lo copr con il lenzuolo. Ora ci sei
allinferno mormor rialzandosi e rimettendosi il cappuccio in testa. Senza indugiare scese nella
stanza dove la vecchia, seduta in un angolo, sgranava il rosario. Lapo  spirato in pace. Pregate per
lui le sugger, aprendo luscio che dava sulla strada. La serva fece il segno della croce, si alz e sal la
scala verso la camera, mentre il frate scompariva nel buio del vicolo. Allontanatosi di pochi passi dalla
casupola, Segundo raggiunse il rudere disabitato dove aveva lasciato la sacca con i suoi abiti. Si liber
del saio e dei sandali e si rivest. Mentre infilava gli stivali lanci unocchiata alluomo svenuto e
scalzo che giaceva a terra. Si chin su di lui e ascolt il suo respiro. Il colpo che gli aveva inferto non
era stato mortale e presto frate Tommaso si sarebbe risvegliato, stordito, ma vivo. Segundo copr il
frate con il saio e, raccolta la sua sacca, si allontan. La notte era gi alta e il silenzio, rotto solo dallo
sciabordio del fiume, avvolgeva i tuguri ammassati sul lungarno come piante in cerca di luce. Segundo
avanz cauto, costeggiando gli argini, cercando di orientarsi tra i vicoli tortuosi e le catapecchie.
Quando raggiunse la stazione di posta per riprendere il cavallo, stava sorgendo lalba. Mont in sella e
part al galoppo. Ora conosceva la verit.
1
Il castagno malato
Roma, ottobre 1497
I rami del castagno si piegavano appena alla brezza di ponente che soffiava sul giardino. Solido sulle
profonde radici, lalbero resisteva al trascorrere del tempo, ma sembrava stanco di opporsi alla forza
del vento che staccava le sue foglie ingiallite portandole via con s. La linfa stava marcendo e presto
sarebbe stato solo legna da ardere. Cos pensava Andrea Gianani, osservando il castagno centenario
dalla finestra della sala di pittura. Il fedele Bastiano raccoglieva i ricci caduti e li metteva in una gerla
mentre il suo inseparabile molosso, Ercole, sdraiato sotto la pianta, alzava le palpebre a ogni rumore,
emettendo un ringhio soffocato. Andrea si avvicin al bancone carico di barattoli e pennelli che
occupava buona parte della stanza, un locale luminoso arredato in modo essenziale. In mezzo alla sala
era posto un cavalletto che reggeva una grande tela. Da mesi il giovane lavorava al ritratto della sua
famiglia, ma non lo considerava mai finito. Ogni giorno ritoccava i volti nella speranza di togliere
fissit agli sguardi e dare pi risalto ai legami contorti dei Gianani. Al centro della tela Andrea aveva
posto suo padre, seduto sulla poltrona di cuoio consunto dove aveva passato molti giorni della sua
esistenza a pensare e... comandare. Lanziano barone, chiuso nellabito nero, le spalle dritte a dispetto
dellet, teneva lo sguardo fisso davanti a s. Il piglio dei suoi occhi non si era indebolito negli anni, ma
lultimo dolore gli aveva inciso sulla fronte una ruga profonda. Andrea intinse il pennello nel colore e
la dipinse in fretta, prima che il particolare gli sfuggisse. Non aveva mai amato suo padre, pens con
dispiacere. Il vecchio era stato un condottiero sempre in lotta per conservare terre e potere, un uomo
inflessibile che credeva solo in se stesso e non aveva destinato nessuno dei suoi quattro figli alla
Chiesa, inimicandosi cos anche il papa. Il barone portava al dito medio della mano sinistra lanello
nobiliare con impresso lo stemma dei Gianani: un castagno frondoso. Sul suo petto spiccava un
medaglione sul quale era ritratta la moglie. Andrea ricordava appena la madre e per dipingerla su quel
pendente era ricorso a sensazioni dellinfanzia rimaste vive nella sua mente. Ippolito, il primogenito,
stava in piedi alla destra del padre. Povero fratello! Nei suoi occhi si leggeva la voglia di vivere e di
cambiare il mondo, ma da tre mesi faceva compagnia al vecchio nella tomba di famiglia. Durante un
banchetto organizzato dal cardinale Ascanio Sforza, Ippolito aveva insultato Juan Borgia dandogli del
bastardo. Lo aveva fatto per difendere lo Sforza, offeso da Juan, ma questa, per i Borgia, non era stata
una giustificazione. Prelevato dalle guardie papali, Ippolito era stato impiccato la notte stessa. Il cuore
di suo padre non aveva retto allennesima ingiustizia, e il vecchio barone era morto subito dopo.
Davanti a Ippolito sedeva Isabella, sua moglie. Era facile riportare sulla tela i lineamenti regolari e i
colori freschi della pelle di una giovane donna, ma Andrea non voleva fermarsi allapparenza. Non era
stato semplice decidere se fissare sulla tela la sposa spensierata arrivata da Milano o la vedova incupita
prima del tempo. Con un tocco dorato illumin il sorriso di Isabella, ma nessun pennello avrebbe
potuto cancellare lombra di tristezza che ne velava gli occhi. Isabella teneva tra le braccia Ruggero, il
bambino nato pochi giorni dopo la morte di Ippolito: nel suo ritratto Andrea aveva voluto riunire un
padre e un figlio che un destino avverso non aveva fatto incontrare. Al fianco di Ippolito cera Jacopo,
il secondogenito. Non era generoso e spontaneo come Ippolito, parlava poco, ma si era fatto carico
della famiglia e dellunit dei Gianani. Era severo e intransigente e cos dava limpressione di
spadroneggiare su tutti. Vorrebbe diventare come il vecchio, ma non ne ha il vigore n il fascino, pens
Andrea, che nel ritrarlo aveva sottolineato di proposito le differenze tra i due e aveva dipinto il fratello
con uno sguardo duro. Solo negli ultimi tempi negli occhi castani di Jacopo era comparsa una luce
nuova, una tenerezza che non cera mai stata: si era innamorato di Isabella, e se prima della morte di
Ippolito aveva nascosto il suo sentimento, ora, quando la guardava, il suo volto tradiva apertamente la
passione che provava per la cognata. Andrea osserv laltro fratello: alto, con i lineamenti marcati e lo
sguardo canzonatorio, Mario era uno scapestrato che pensava solo alle donne e a trovare una condotta
militare che gli avrebbe permesso di sfogare in battaglia i suoi istinti violenti. Infine Andrea osserv se
stesso. Quello che aveva dipinto era un giovane dallespressione mesta, segnata dal senso di inferiorit
che suo padre e i suoi fratelli gli avevano instillato. Non era come loro, ne era consapevole, e non
faceva nulla per nasconderlo, anzi, ne andava fiero. Lui amava larte e odiava le armi. Non andava nei
bordelli, non insidiava le donne e non aveva figli bastardi. Si commuoveva davanti alla bellezza della
natura e adorava gli animali. Tutto ci, per una famiglia di uomini darmi come la sua, era un peccato
imperdonabile di cui vergognarsi, quasi una perversione da cancellare con la forza. Un raggio di sole
entrato allimprovviso colp il ritratto riunendo i quattro fratelli in un cuneo luminoso. Uniti, loro? si
chiese Andrea. S, qualcosa li legava, e non era solo il sangue. Nellinfanzia non avevano ricevuto
carezze. Educati da un padre avaro di sentimenti e da una madre malata, erano cresciuti con lo stesso
bisogno damore. La mia famiglia, pens Andrea osservando malinconicamente la sua opera. Rest
ancora per qualche istante a guardarla, poi colto da un desiderio improvviso, tolse il grembiule sporco
di colore e usc di corsa dalla stanza. Isabella ricamava vicino a una finestra. Il suo abito vedovile era
semplice, privo di ornamenti. La giovane non portava gioielli vistosi, ma solo un anello sottile
allanulare sinistro e due orecchini di filigrana dorata. Alzava spesso lo sguardo verso langolo della
stanza dove si trovava la culla di Ruggero, e sorrideva sentendo gli allegri strilli del bimbo che la balia,
canticchiando, tentava di far addormentare. Quando la porta si apr e comparve Andrea, Isabella ripose
il ricamo e gli and incontro. Il giovane, passando accanto alla culla, guard con affetto il nipote e gli
porse una mano che Ruggero, incuriosito, strinse tra le sue. Ippolito sarebbe fiero di lui disse
Andrea; poi, incrociando lo sguardo di Isabella che si era avvicinata, aggiunse: E anche di te.  lui
la mia vita mormor Isabella. Non mi  rimasto altro. Andrea la prese per mano e le disse con
entusiasmo: Vieni, voglio mostrarti qualcosa! Affidato il bimbo alla balia, Isabella segu Andrea
nella stanza di pittura. Davanti al dipinto, la donna si lasci sfuggire un grido di sorpresa. Il suo
sguardo ammirato corse da un viso allaltro, poi le lacrime lo annebbiarono. Non volevo farti
piangere le disse lui arrossendo. Isabella si asciug in fretta gli occhi. Fissando Andrea con affetto
pens che suo cognato non era consapevole del proprio fascino. Capelli castani e lucenti, occhi verdi,
naso dritto e importante, labbra piene e ben disegnate circondate da una corta barba che copriva il
mento appuntito. Un corpo slanciato e ben proporzionato. Una bellezza raffinata, rara in un uomo.
Eppure non andava ai banchetti n alle feste e non frequentava nessuna donna. Andrea era lunico dei
suoi cognati che la trattava come una sorella, e le dimostrava un affetto disinteressato. Ora so perch
restavi chiuso qui per ore! esclam sorridendogli. Mi piace dipingere, interpretare i pensieri, i
sentimenti di tutti... Cosa pensi del vecchio?  somigliante? Molto... ma non  irriverente chiamarlo
cos? Isabella studi da vicino il volto fiero del suocero. Forse rispose Andrea con amarezza
mettendo ordine tra i colori. Poi indurendo la voce: Ha cercato per tutta la vita di cambiarmi. Prese
uno straccio e pul con gesti secchi un pennello, lo infil in un barattolo tra gli altri e si avvicin alla
finestra. Mi voleva solido come il nostro castagno continu indicando lalbero nel giardino. Isabella
raggiunse Andrea e con lui guard Bastiano che terminava di riempire la gerla. Ricord quello che
Ippolito le aveva raccontato: secoli prima un loro avo aveva piantato lalbero, e il potere dei Gianani
era cresciuto di anno in anno con esso. Ma io sono un arbusto e mi piego facilmente. Ora anche il
castagno  malato, come la nostra famiglia... senti? le chiese Andrea. Le voci concitate di due uomini
precedettero la loro comparsa nel giardino. Jacopo Gianani camminava deciso davanti a Mario. No,
non pago i tuoi debiti! Il fratello lo ferm, prendendolo per un braccio. Il testamento del vecchio
parla chiaro: non  tutto tuo! Jacopo si liber dalla stretta e guardandolo con severit disse: Te la sei
gi mangiata, la tua parte. Quattro soldi! Non tocco i fondi di famiglia per salvarti dalla galera!
Per salvare il nostro nome! Diglielo anche tu, Bastiano! Il servitore interruppe il suo lavoro e
allontan Ercole, che innervosito dalla lite abbaiava forte, legandolo a un palo poco lontano.  tardi
per pensare al nostro onore constat Jacopo con amarezza. Di soldi ne abbiamo ancora. Sono
pochi e non li spreco per i tuoi vizi. La verit  che non sei allaltezza di Ippolito. Lhai sempre
invidiato, eh? Lui s teneva al nome dei Gianani! Ed  morto per salvarlo! Pagare i tuoi debiti
significa difendere il nostro onore? Scordatelo. Non pago i tuoi debiti e nemmeno le madri dei tuoi
bastardi. I tuoi, invece, li mantiene un altro, eh? insinu Mario velenoso. Il vecchio becco al quale
hai fottuto la moglie! Jacopo avvicin minaccioso il viso a quello di Mario che gli sorrideva
sprezzante. Ti accontenti di serve e puttane. Tu invece vuoi restare in famiglia... Jacopo non lo
lasci finire e lo colp con un pugno. Ti chiedo scusa per loro disse Andrea a Isabella allontanandosi
dalla finestra. Devo fermarli. Tu resta qui le ordin correndo fuori. Ma lei lo segu nel giardino.
Mentre Andrea si buttava su Jacopo trattenendolo per le braccia, Bastiano stringeva tra le sue Mario
che si dibatteva. I due fratelli si fronteggiavano respirando affannosamente. Allarrivo di Isabella per
smisero di lottare e abbassarono gli occhi mortificati. Bastiano lasci libero Mario che si massaggi la
mascella contusa mentre Jacopo, svincolatosi da Andrea, si tampon con le mani un labbro spaccato
che perdeva sangue. Perdonaci sussurr a Isabella prendendo il fazzoletto che lei gli porgeva e
passandoselo sulla bocca. Le diede unocchiata avvilita, per comunicarle il suo rammarico, poi, rivolto
a Mario, disse: Questa sera ti aspetto nello studio del vecchio. Riparleremo della questione. Dopo il
cenno dassenso di Mario volse le spalle a tutti e rientr nel palazzo. Vi siete comportati come
animali! esclam sdegnato Andrea rivolto a Mario, che lo guard con aria di scherno mentre si
riassettava gli abiti. Mi fai la predica? Sei diventato cardinale anche tu, come il tuo amico? Che ne
sai tu dellamicizia? Abbastanza per dirti che se continuerai a frequentarlo finirai male. Dovrei
invece frequentare quelli come te? rispose Andrea reggendo il suo sguardo. Mario scosse la testa e
non aggiunse altro. Poi si rivolse a Bastiano. Fammi sellare il cavallo. Ho bisogno daria. Qui si
soffoca. Si inchin rigido a Isabella e si diresse verso le scuderie seguito da Bastiano. Perch non te
ne vai da questo inferno? chiese Andrea con voce rotta alla giovane che lottava contro la voglia di
piangere. Ruggero deve crescere nella famiglia di suo padre... Ippolito avrebbe voluto cos. Isabella
lo strinse a s in un abbraccio fraterno, prima di andarsene a passi svelti. Rimasto solo, Andrea
appoggi una mano alla corteccia ruvida e secca del castagno. Si staccava a pezzi e si disgregava in
polvere. Questa era la sua famiglia, non quella che aveva dipinto: odio e rancori, incomprensioni e
contrasti. Nessun amore. Con i pugni chiusi colp lalbero pi volte. Bastiano, di ritorno dalle scuderie,
gli mise una mano sulla spalla. Posso fare qualcosa per... Fai gi molto per noi gli disse Andrea
mesto. Poi se ne and. Il servitore gli diede un ultimo sguardo triste, e riprese a raccogliere i ricci e le
foglie cadute.
2
La Roma spagnola
Costeggiando lArco di Costantino in sella al suo corsiero, Francisco Flores provava un misto di
frenesia e di commozione. Capiva lemozione violenta che suo padre aveva provato entrando nellUrbe
per la prima volta, molti anni prima. La sua famiglia veniva da Jativa, lo stesso paese povero e asciutto
da cui venivano i Borgia, e si era trasferita a Roma su invito di papa Callisto III, al secolo Alonzo
Borgia. Il papa non si fidava dei cortigiani romani, voleva essere affiancato solo da nobiluomini della
propria terra. Ora, passati al seguito di Rodrigo Borgia, i Flores si destreggiavano da anni tra i
complotti della curia, condividendo gli usi e la lingua delle origini con un chiuso gruppo di famiglie.
Francisco sospir. Era catalano nel sangue, ma romano nel cuore. Come diplomatico doveva spesso
visitare altre corti, ma quando ritornava, la vitalit della folla multiforme e vociante che invadeva le
piazze e i vicoli della citt dei papi, lo riempiva di orgoglio. Roma era una marea sempre in
movimento, pronta a ridere e a deridere, a unirsi minacciosa per chiedere pane e speranze, ad
accogliere con tripudio i nuovi padroni e a rinnegarli se cadevano in disgrazia; una moltitudine di preti
e monaci, nobili e cardinali, gran dame e puttane, pellegrini e sfaccendati, plebe e soldataglia che si
raccoglieva intorno al Tevere, fiume malsano e pigro, a volte rabbioso, che con le sue piene scandiva la
vita. Portandolo nella Citt Eterna quando era ancora un bambino, suo padre lo aveva condannato ad
amare per sempre quelle imponenti macerie dellantichit e anche il nuovo fasto dellUrbe, i cui palazzi
erano intrisi di potere. Al potere servivano uomini come lui. Francisco pass il fiume a Ponte
SantAngelo e raggiunse piazza San Pietro. Salutato dalle sentinelle, lasci il cavallo nelle scuderie del
palazzo vaticano e si infil nel lungo corridoio che portava allo studio del papa. Avanzava guardandosi
attorno quando una mano forte si pos sulla sua spalla. Francisco, anche tu qui, oggi! Il Flores si
volt e si trov di fronte al sorriso candido di Giovanni Marrads, vescovo di Toul e cubicolario
prediletto del papa. Ancora prestante per i suoi quarantanni, si muoveva con disinvoltura tra gli
intrighi del Vaticano e molti ritenevano che il papa vedesse la realt attraverso i suoi occhi felini.
Francisco rispose con un inchino e si incammin con lui verso gli appartamenti papali. I loro passi
risuonavano gravi sul pavimento di marmo, tanto lucido da riflettere le figure degli alabardieri schierati
lungo i corridoi. Sei stato convocato da Sua Santit? gli chiese Marrads. Qualche delicata missione
per te? Forse rispose laconico il Flores. Anchio in questi mesi sono stato spesso fuori: Firenze,
Mantova, Venezia, Milano. Odio allontanarmi da Roma, ma Rodrigo me lo impone. Giunti in fondo al
corridoio i due catalani notarono un insolito andirivieni di operai che spostavano quadri e suppellettili
da una delle vaste sale dellappartamento, guidati da una voce dallaccento tedesco. Francisco e
Marrads si fermarono per inchinarsi a Johannes Burckard, il cerimoniere del papa. Don Francisco,
Vostra Eccellenza! esclam il Burckard inchinandosi a sua volta. Sono spiacente per questa
confusione. Sua Santit ha ordinato di svuotare lo studio di don Juan... indic con sguardo adombrato
alcuni ritratti del giovane Borgia appoggiati alla parete. In uno di questi il figlio del papa era stato
immortalato nei suoi abiti preferiti: un elegante mantello di broccato doro, allorientale, e un turbante
sul quale era incastonata una spilla di rubini e smeraldi. Ormai di Juan restano solo quelli... mormor
Marrads a Francisco mentre un operaio prelevava il quadro mostrandolo al Burckard. Dove lo porto,
Eccellenza? chiese rispettosamente loperaio che stava ammassando quadri e sculture fuori da una
porta. Al magazzino di sotto rispose il cerimoniere. E fai attenzione! Loperaio avvolse la tela in
un panno, portandola via con gli altri dipinti mentre Francisco, Marrads e il Burckard raggiungevano
lampia sala daspetto, presidiata da una decina di guardie. Alcuni segretari seduti agli scrittoi stilavano
documenti; quattro prelati parlavano tra loro a bassa voce, un ambasciatore con il suo seguito aspettava
in un angolo. Sua Santit sta bene? chiese Francisco al Burckard. S,  in buona salute e anche il
suo umore migliora di giorno in giorno il cerimoniere apr le labbra in un sorriso. Come si dice... il
tempo guarisce le ferite. Il Flores fece un cenno dassenso.  un buon segno che si sia deciso a far
svuotare lo studio di suo figlio continu il Burckard. Il nostro pontefice deve pensare al bene della
Chiesa, prima che a se stesso, non pu macerarsi nel dolore, deve dimenticare, e vedere intorno a s gli
oggetti del figlio morto non lo aiuta di certo. Che intendete? chiese Francisco. La Chiesa ha
bisogno di un nuovo capitano generale si intromise Marrads mentre il Burckard annuiva. Occorre
un uomo fedele al Santo Padre, comera don Juan. Un uomo della famiglia Borgia... e chi meglio di
Cesare pu svolgere questo compito? Ma Cesare  cardinale! esclam il Flores stupito. Una
soluzione si trover gli occhi smeraldo di Marrads ammiccarono. Non  un mistero che ci siano
molti cardinali intransigenti nel Sacro Collegio, e Sua Santit non incontrer terreno facile per questo
progetto, ma far germogliare i suoi semi, come ha sempre fatto. Nellinteresse della Chiesa,
naturalmente! esclam il Burckard facendo il segno della croce. Non ne dubitiamo sorrise ironico
Marrads mettendo in mostra la dentatura perfetta; poi rivolgendosi a Francisco aggiunse a bassa voce:
Lupus in fabula. Cesare Borgia e Micheletto Corella, suo inseparabile braccio destro, avanzavano tra
inchini e riverenze. Cappello, mantello e abito nero, calmi e sicuri come pantere che preparano un
agguato. Si inchinarono appena, e senza fermarsi proseguirono parlando fitto tra loro fino a scomparire
in fondo al corridoio tra i volteggi dei loro manti. Quando avrai qualche ora libera mi piacerebbe
incrociare la spada con la tua disse Francisco a Marrads senza commentare la comparsa del figlio del
papa. S, ottima idea. Cos sperimenterai a tuo danno la tecnica recentemente insegnatami dal nuovo
maestro francese, ma... non voglio anticiparti niente. Mi vedrai in sala di scherma concluse il
cubicolario. Seguitemi don Flores, vi annuncio al pontefice scand asciutto il Burckard per
sottolineare che disapprovava i loro discorsi. E voi invece Eminenza aspettate... Il Burckard
preferisce i calici alle spade... bisbigli Marrads a Francisco prima di allontanarsi. La stanza, vigilata
da guardie armate, non era grande ed era occupata dallo scrittoio dorato del pontefice e da una spaziosa
scrivania alla quale lavoravano due copisti. Il Borgia, in piedi accanto a una finestra, dettava una lettera
in latino. Francisco, togliendosi il cappello, gli and incontro. Francisco! Che felicit vederti, come
stai? esclam Alessandro Quarto accogliendolo a braccia aperte, con un largo sorriso. Il Flores si
inginocchi a baciare la mano del Borgia. Aveva ragione il Burckard, il papa non era pi luomo grigio
e disperato dei mesi precedenti: il suo colorito era sano, gli occhi limpidi, i gesti sicuri. Solo alcune
rughe profonde segnavano la fronte spaziosa. Molto bene rispose rialzandosi dallinchino su invito
del papa, poi guardandolo premuroso prosegu: Anche voi, Santit, avete un eccellente aspetto. Il
Borgia divenne serio e nei suoi occhi pass unombra. La vita continua, e dobbiamo lasciarci alle
spalle il passato, per quanto doloroso sia. Ho pregato tanto in questi mesi, ho chiesto perdono a Dio per
i miei errori. Nostro Signore non ha voluto farmi trovare lassassino di mio figlio, ma non posso pi
permettermi di piangere. Cristo mi ha affidato la Sua Chiesa e devo pensare a Lei... il ricordo di Juanito
rester chiuso nel mio cuore. Il papa fece una pausa, come se il ricordo di quel dolore gli stringesse la
gola, prima di riprendere con voce rotta dalla commozione: Ho cercato di difenderlo dal male, di
educarlo alla prudenza, e per proteggerlo gli ho messo accanto uomini fidati, e tu Francisco lo sai... lho
amato pi di tutti gli altri miei figli, ma non  servito a nulla... Lasci la frase in sospeso e si gir
verso una finestra per nascondere lemozione. Poi con un movimento brusco si volt verso Francisco e
gli mise una mano sulla spalla. Non voglio che il desiderio di vendicarmi offuschi la sacralit della
mia missione disse senza pi traccia di commozione nella voce. Dobbiamo pensare al futuro e voglio
che Cesare prenda il posto di Juan come capitano delle milizie pontificie. Per questo ci servir
lappoggio del Sacro Collegio e anche quello dei sovrani cattolici. La nostra fazione  potente, ma
romani e francesi ci contrastano. Ci occorre consenso, capisci, Francisco? lo sguardo del papa divenne
imperioso. I cardinali non devono credere che il lutto mi abbia piegato ai loro voleri! Dei romani ci
occuperemo io e Cesare prosegu il Borgia. Tu invece andrai in Spagna, a corte. Prepareremo la
strategia migliore per far accettare alle Maest cattoliche la rinuncia di Cesare alla porpora.
Compenserai la loro opposizione con la nostra proposta di assegnare a un cardinale spagnolo la citt di
Valencia. Dovrai persuaderli dellassoluta necessit e giustizia di questa nostra decisione. Francisco
chin la testa. Santit, vi chiedo solo di poter restare ancora qualche settimana a Roma. Mia madre
richiede la mia presenza. Lespressione del Borgia si distese e i suoi occhi si illuminarono. Donna
Ins!  sempre bella e fiera? Per mia madre gli anni non passano, anche se soffre a causa delle mie
continue assenze. Per alcuni istanti Rodrigo tacque mentre il suo sguardo si illanguidiva. Sembrava
pensare con rimpianto al passato. Non posso scontentare donna Ins. Un angolo del mio cuore le
apparterr sempre. Ti accordo un mese, il tempo necessario per preparare la nuova missione.
Francisco rimase a capo chino, senza parlare. Ho bisogno di uomini come te riprese il pontefice
avvicinandosi al Flores. Tuo padre mi ha servito con abnegazione fino alla morte e anche tuo...
Alcuni colpi alla porta precedettero lingresso di Johannes Burckard. Santit, vi aspettiamo per la
messa. Il papa guard Francisco con affetto. Ho letto i rapporti delle tue missioni e voglio discuterne
con te. Ti mander a chiamare nei prossimi giorni. Hai qualche richiesta, Francisco? No, Santit,
nulla... che non possa aspettare. Allora, Dio sia con te, figliolo. Il Flores si inginocchi a baciare
lanello del papa che lo bened prima di avviarsi dietro al Burckard.
3
Un ritratto insolente
La camera da letto del cardinale Lorenzo Calvi profumava di ricercatezza. Le volte del soffitto,
affrescate con scene mitologiche, erano decorate da stucchi in cui loro e il rosso pompeiano
dominavano con la violenza dei loro toni. Occupava unintera parete un arazzo raffigurante Achille e
Patroclo, avvinti in un abbraccio, e le statue di due efebi di marmo rosato, appoggiati su sostegni lignei,
affiancavano il camino anchesso di marmo. Tendaggi di broccato e damasco cadevano in ricchi
drappeggi dalle alte finestre tra un cassettone cinese, di ebano intarsiato davorio, che sosteneva un
vaso antico e un candelabro a lunghe braccia. Oggetti preziosi di varie epoche e stili, fusi insieme dal
buon gusto di chi li aveva scelti. Il solo quadro presente nella camera raffigurava Narciso, nudo, che si
rifletteva in uno specchio dacqua. Sdraiato sul letto a baldacchino, Lorenzo accarezzava distrattamente
il giovane biondo che dormiva accanto a lui. In quel tiepido giorno ottobrino che non voleva cedere
allautunno, un languore malsano gli toglieva le forze e portava i suoi pensieri al ricordo di una
pungente sofferenza. Dopo la morte di Juan Borgia sulle sue giornate era calato il buio. Era venuto a
mancare lo scopo che le aveva rese esaltanti: cercare di sedurlo. Mesi prima, nella casa della cortigiana
Doralice, per un attimo si era illuso che fosse possibile. Un po annebbiato dal vino, Juan aveva
accettato di seguirlo in un salottino appartato. Lorenzo fremette ricordando leccitazione di quel
momento e le adulazioni con le quali aveva cercato di convincere il Borgia a cedere al suo amore. Juan
lo aveva ascoltato in silenzio, con la bocca sensuale aperta in un sorriso che lui, per alcuni meravigliosi
istanti, aveva interpretato come consenso, ma poi... il Borgia lo aveva schiaffeggiato. Senza una parola,
solo mutando la sua espressione in chiaro disprezzo. Lorenzo distinto appoggi la mano sulla guancia.
Il bruciore di quello schiaffo era intenso come allora: Juan lo aveva umiliato rifiutando la loro unione,
fisica e spirituale, lunica che avrebbe potuto elevarli al di sopra delle creature comuni. Nonostante
cercasse di mascherarla circondandosi di bellezza, la meschinit della condizione umana lo schiacciava.
Gli uomini condividevano il medesimo destino: nascere, vivere, morire. Lui desiderava invece elevarsi
per varcare i confini di quella misera sequenza esistenziale. Avrebbe voluto lasciare una traccia di s,
per questo voleva che ogni oggetto che gli apparteneva fosse siglato, fosse incondizionatamente suo.
Quando un oggetto prezioso gli apparteneva solo le sue dita sensibili potevano sfiorarlo. Riprese a
carezzare la pelle liscia del giovane amante. Era incantevole in quellabbandono, ma non riusciva a
regalargli lorgasmo supremo. La perfetta armonia del corpo di Juan, invece, era come la voce effimera
di un flauto: unestasi che penetrava lanima, ma impossibile da catturare per sempre e proprio per
questo eternamente cercata. Juan era il capolavoro che non avrebbe mai pi posseduto. A tre mesi di
distanza, come in una lenta convalescenza, il dolore della sua perdita si stava placando per lasciare il
posto a una cupa indifferenza dalla quale si liberava solo grazie allarte. Senza lemozione che gli
procuravano la ricerca di nuovi talenti e il ritrovamento di opere da collezionare e di cui godere, la
disperazione lavrebbe divorato. Negli ultimi tempi per si era accesa in lui la scintilla di un nuovo
amore. Un tocco leggero alla porta lo fece trasalire. Che c? chiese seccato. Gli rispose, ossequiosa,
la voce del maggiordomo: Eminenza, sono arrivati i facchini... e anche messer Andrea Gianani.
Lorenzo si alz immediatamente e, mentre indossava una vestaglia di seta blu, disse: Fallo attendere
nella galleria, scendo tra poco. Prese un pettine dosso e si ravvi i capelli biondi, lunghi e fini, li
strinse in una coda con un fermaglio e si guard nello specchio argentato. La sua pelle era chiara e
priva di rughe, la fronte ampia, forse troppo ormai, gli occhi piccoli e senza ciglia, il naso appena
arcuato, le labbra sottili. Non aveva mai amato il suo volto, lo trovava insignificante, privo di quelle
maschie attrattive che invece apprezzava in un uomo. I suoi cortigiani lo elogiavano, ma erano solo
adulatori privi di gusto estetico. Quello che adorava di s era la sottile crudelt, la lucidit perfetta che
gli consentiva di leggere nelle menti altrui. Lintelligenza e la finezza del suo pensiero erano doti
superiori, di cui andava fiero. Diede unultima carezza al giovane che si mosse appena, continuando a
dormire. Nella lunga sala erano esposti dipinti, arazzi, argenti e sculture classiche. La stanza aveva due
ingressi: uno collegato con il resto del palazzo, laltro con lesterno, un vicolo laterale al giardino. La
seconda porta serviva per il carico e scarico delle opere, e in quel momento era aperta per permettere ai
facchini di entrare con una cassa. Le loro voci accompagnavano lattesa di Andrea che si aggirava per
la sala ammirando i pezzi esposti. Anche se conosceva ogni opera, era sempre affascinato dalla
collezione di Lorenzo. Un dipinto, sistemato sopra un cavalletto e coperto da un drappo rosso, attir la
sua curiosit. Ai suoi piedi erano appoggiati vari campioni di legno intarsiato per la scelta della cornice.
Andrea alz il panno con decisione. La sorpresa gli fece sfuggire un grido: dalla tela lo fissava Juan
Borgia. Lo sguardo era cos espressivo, e cos odioso il sorriso, che ad Andrea parve di trovarselo
davanti ancora vivo. Non ti aspettavo! La voce di Lorenzo lo fece trasalire. Andrea si volt di scatto
e il cardinale, arrivatogli vicino, allung una mano per fargli una carezza, ma lui lo scost brusco e
indicando il quadro, esclam: Che ci fa qui quel bastardo? Lorenzo cerc di nascondere il disappunto
per non aver tenuto il dipinto in camera sua. Una dimenticanza che ora gli sarebbe costata lira di
Andrea.  di un allievo del Pinturicchio. Non mi interessa! Non a te, ma a me s. Se sei un
amico dovresti capire le mie ragioni. E tu le mie. Non mi  stato facile avere questo quadro... Ma
Andrea non lo ascoltava. Guardava sdegnato il ritratto di Juan. Quellassassino ha fatto uccidere mio
fratello! Ha spezzato il cuore di mio padre! Ha rovinato la mia famiglia! E tu... Abbassa la voce...
gli chiese Lorenzo indicandogli i facchini che stavano lavorando poco distante. Per quanto male Juan
ti abbia fatto... lha pagato con la vita. Larte va oltre i risentimenti personali e il valore di unopera non
 da cercare nella scelta del soggetto ma nellabilit di rappr... Non darmi lezioni! Odio Juan anche
se  morto e ringrazio chi lha ammazzato e buttato nel letame! url Andrea sempre pi alterato.
Lorenzo si gir per nascondere un improvviso turbamento. Apr la finestra che dava sul cortile interno
e respir a fondo, ma avvertendo che Andrea si avvicinava al quadro torn sui suoi passi. Si par
davanti al ritratto come se dovesse difenderlo. Lo vender... sussurr ad Andrea. Se questo ti fa
felice. Vedi, dovevo scegliere la cornice tra queste liste, ma per amor tuo... me ne priver. Prese da
terra il panno e con questo copr di nuovo il dipinto. Andrea, pallido in volto, si allontan dal quadro.
Scusami, ho esagerato disse abbassando gli occhi e riprendendo il controllo di s. Lorenzo lo
abbracci con trasporto, accarezzandogli i capelli, ma Andrea, infastidito, si sciolse dalla stretta del
cardinale. Capisco il tuo dolore disse Lorenzo con voce suadente. Non voglio contrariarti, credimi,
e sai che a te perdono tutto. Vieni invece, ho una sorpresa. Seguito da Andrea, il cardinale si avvicin
alla scultura di marmo che prima di andarsene gli operai avevano tolto dallimballo e appoggiato sopra
un supporto. Era un Cupido, un bambino assopito, di struggente dolcezza. Con un gesto leggiadro della
mano il cardinale esclam: Meraviglioso! Lha scolpito un apprendista del Ghirlandaio, si chiama
Michelangelo Buonarroti. Il cardinale Riario ha acquistato il Cupido da un mercante darte credendolo
un pezzo antico. Ma Riario  un intenditore e si  accorto subito che era un falso. Si  infuriato per
limbroglio, ma la perfezione della scultura lo aveva gi conquistato. Ha chiamato il mercante e gli ha
fatto confessare il nome dellautore per convocarlo a Roma: ed ecco il Buonarroti. Lorenzo,
accarezzando il Cupido, tese la mano fino a sfiorare quella di Andrea che, intento a valutare lopera,
lasci fare. Lorenzo sorrise di piacere per quel contatto, ma Andrea, senza farvi caso, allontan la
mano.  un falsario, allora afferm stupito fissando Lorenzo. S, ma di qualit. Il Riario mi ha
prestato il Cupido per qualche giorno. Nemmeno la Natura riesce a dare questa perfezione alla
carne! Sapevo che ti sarebbe piaciuto. Se vuoi, andremo a trovare il Buonarroti.  ospitato da un
gentiluomo del cardinale Riario, e lavora in un laboratorio non lontano da qui. Andiamo da lui.
Uno dei prossimi giorni... ora sono atteso in Vaticano. Andrea si allontan a malincuore dalla
scultura. Esci da questa parte, farai prima gli sugger il cardinale indicandogli la porta secondaria,
coperta da un arazzo. Andrea gli fece un cenno di saluto e lasci la stanza. Lorenzo chiuse con un
grosso catenaccio la porta duscita, poi ritorn verso il quadro e tolse di nuovo il drappo che lo copriva.
Pass con delicatezza una mano sul volto di Juan. Andrea  unanima candida bisbigli tra s. Non
 come noi... Diede un ultimo sguardo al ritratto, poi chiam il maestro di casa. Pi tardi porterai
questo quadro nella mia camera gli ordin e fai attenzione, ha molto valore. Muoversi trascinando
una gamba come fosse sciancata, camuffare la sua alta statura camminando curvo, tenendo il braccio
sinistro attaccato al tronco per fingere di non poterlo usare, pensare con unaltra mente e parlare con
unaltra voce. Diventare un altro: lui poteva farlo. Il suo covo fuori mano era silenzioso. Segundo prese
una barba posticcia da un cassetto e la fece aderire al volto glabro. Era uno dei pochi a rasarsi il viso e
gli tornava utile: una barba finta lo avrebbe aiutato ad alterare i lineamenti. Aveva denti bianchi e
regolari che si notavano per la loro lucentezza, ma poteva rimediare scurendoli con un impiastro
derbe. Solo lo sguardo poteva tradirlo. Nessun esercizio, per quanto continuo, ne avrebbe spento la
brace. Segundo si aggiust una maschera nera sul viso e si avvolse in un mantello, infil un cappello di
sghimbescio sopra i capelli legati con un laccio e inizi a muoversi per la stanza zoppicando. Il suo
travestimento doveva essere impeccabile. Riprov la voce. Per unora continu gli esercizi, poi, stanco,
si butt su una sedia togliendosi mantello, cappello, maschera. Stese le gambe e si asciug la fronte
sudata con la manica della camicia. Sent la voce del Tevere che scorreva vicino. Il fiume sa dove
andare, pens Segundo. E io? Si ricord di quando, dopo aver ucciso Lapo, aveva percorso il Lungarno
nel buio della notte pisana. Da allora non un tentennamento, non unindecisione avevano fermato il suo
piano e la sua mente non aveva smesso di lavorare, di progettare, di vagliare ogni possibilit. Strinse i
denti. Dolore e rabbia gli urlavano nel cuore, giorno e notte. Prese da uno scaffale due boccette di vetro
chiuse da tappi di sughero. Le osserv avvicinandole a una candela: una conteneva un liquido chiaro,
quasi latteo, laltra uno scuro e oleoso. Il vecchio erborista che gliele aveva date gli aveva
raccomandato molta prudenza... poche gocce di quelle sostanze e... Doveva provarne leffetto. Gli
servivano delle cavie... Si butt il mantello sulle spalle e usc.
4
Le pietre del cardinale
Affiancata da quattro guardie a cavallo la carrozza sostava davanti al palazzo del cardinale Uberto
Roncaglini. Intorno, una piccola folla di curiosi e di mendicanti osservava la scena. Il cardinale Uberto,
sostenuto da un giovane dallaria ebete, comparve sul portone impugnando un bastone. Si diresse con
fare altero verso la vettura, ma la risata di una ragazza distrasse il servitore che inciamp in un grosso
ciottolo perdendo lequilibrio. Il cardinale, spinto in avanti, scivol a terra. Teodoro! Sei un idiota! Te
la farei mangiare quella pietra! grid Uberto picchiando il bastone sulla schiena del giovane. Un coro
di sonore risate accompagn le sue parole. Il cardinale guard astioso la plebe, poi si ricompose e sal
sulla carrozza, seguito da Teodoro a capo chino. La vettura part accompagnata dai motteggi di alcuni
ragazzini. Te la farei mangiare... idiota! grid un monello raccogliendo il ciottolo in cui era
inciampato Teodoro e lanciandola a un amico. Mangiatela tu! Uh, Uh! Corvaccio! gli rispose laltro
che per non riusc a prenderla. La pietra scivol fino ai piedi di un soldato con la barba rossiccia che
la blocc col piede e la raccolse rilanciandola verso il ragazzino che la prese al volo. Dato uno sguardo
intimorito alluomo, il monello si allontan. La carrozza usc da Porta San Giovanni e si inerpic per
una stradina di campagna, fermandosi dove la salita diventava troppo ripida e stretta per i cavalli.
Teodoro apr rapido lo sportello, prese una coperta, se lappoggi sopra una spalla e aiut Uberto a
scendere. Voi restate qui ordin il cardinale alla scorta, poi con passo malfermo si avvi verso la
sommit della collinetta sempre appoggiandosi da una parte al bastone e dallaltra al braccio del
servitore. Teodoro per quel giorno era distratto e di nuovo incespic in una radice rischiando di far
cadere ancora il cardinale. Attento, stupido! ringhi Uberto. Hai deciso di ammazzarmi, oggi?
Reggimi e non guardarti attorno! Perdonate, Eminenza. Perdonate, perdonate... non sai dire altro.
Se non ci fossi io a mantenerti, chiss dove saresti! Uberto ripens al neonato mingherlino, senza
dubbio frutto di un amore illecito, che era stato abbandonato davanti al portone del suo palazzo
ventanni prima. Lui lavrebbe subito affidato alle suore del convento della Carit, ma sua sorella,
donna misericordiosa, laveva raccolto, allevato e chiamato Teodoro, dono di Dio perch quel bimbo
aveva riempito le sue vuote giornate di vedova. Sul letto di morte gli aveva fatto giurare che non lo
avrebbe mai abbandonato e lui cos aveva fatto. Teodoro era diventato grande, grosso e fedele, un po
tardo, ma pronto a ricevere i suoi malumori e le sue bastonate senza un lamento. Arrivati a un masso
dalla forma quadrata che dominava la piccola altura, i due si fermarono. Teodoro stese la coperta sulla
roccia e aiut il cardinale a sedersi. Con un sospiro Uberto abbass lo sguardo sulla valle circondata da
una vasta piantagione di ulivi e campi coltivati. Al centro della conca vi erano la chiesa, un monastero e
le abitazioni dei villici. Il tempo della raccolta delle olive era prossimo, e i contadini controllavano le
piante, seguiti dai monaci che davano loro istruzioni. Anche da lontano la pieve dava unimpressione di
ordine e ricchezza. Il cardinale batt il bastone a terra con stizza. Sciacallo! Strapparmi la mia pieve!
Con tutto quello che ho fatto per renderla prospera! Chi ha introdotto nuove coltivazioni? Io! Chi ha
insegnato agli zotici come aumentare la produzione? Sempre io! Guardate laggi... quanti canestri
per la raccolta! esclam Teodoro. Pensi che non veda che i miei ulivi scoppiano di frutti? Ma
finiranno in bocca ai Borgia! Dovrebbero crepare tutti e finire nel letame del Tevere! pens tra s. I
Borgia hanno le donne pi belle di Roma! afferm Teodoro. Donne! Hai in mente solo quelle.
Uberto toss rabbiosamente e sput per terra. Basta! Ho visto abbastanza. Rientriamo.
Appoggiandosi a Teodoro, Uberto sal la scalinata che portava alla sua camera. Era di umore cupo,
come gli accadeva dopo ogni furtiva visita alla pieve. Insult un domestico rimproverandolo per la
pigrizia e ne cacci un altro solo perch aveva la divisa in disordine. Nessuno, mai, lo accontentava, a
partire dai servi fino ad arrivare ai suoi confratelli. Era circondato da incapaci e il mondo era
imperfetto, questa era la realt! Hai chiuso il portone? chiese a Teodoro. S, Eminenza. Controlla
che i servi non bevano. S, Eminenza. Il giovane attizz il fuoco del camino e prepar le coltri del
letto mentre Uberto, seduto su una poltrona, lo osservava. Sei lento, ti devo dire tutto! Toglimi questi
abiti. S, Eminenza. Teodoro aiut Uberto a spogliarsi e a indossare la camicia da notte e una
vestaglia di broccato viola. Poi si inchin. Buonanotte, Eminenza. Vai subito a dormire, ma prima
accendimi il doppiere e mettilo l sopra indic un tavolo lungo e stretto coperto di velluto dorato. S,
Eminenza. Teodoro accost la sua bugia al doppiere e una volta accese le candele usc, richiudendosi
la porta alle spalle ma senza allontanarsi. Aspett fuori dalla stanza chiusa e si mise in ascolto. Lo
aveva spiato per anni guardando attraverso il buco della serratura: appena rimaneva solo, Uberto, con
unagilit che non manifestava durante il giorno, si dirigeva verso un arazzo di seta appeso a una
parete. Lo scostava, liberando uno stipo incassato nel muro che lo stesso Teodoro aveva scavato per lui
di nascosto dagli altri servi, prendeva una chiave dalla tasca della vestaglia e lo apriva. Tutte le sere la
solita cerimonia, pens Teodoro. Uberto estraeva dalla nicchia un piccolo forziere e lo appoggiava con
solennit sopra lo scrittoio. Con mani impazienti sollevava il coperchio dello scrigno e ne rovesciava
piano il contenuto: una cascata di pietre multicolori pioveva sul velluto dorato.  Vecchio taccagno!
Tutto quel ben di Dio e a me niente! Ora te lo palperai come fosse una femmina, prenderai il panno e
luciderai il tuo tesoro... ne avessi io uno cos morbido mi farei un bel corpetto! Adesso te ne starai
tranquillo per un po.
Teodoro si allontan senza far rumore e raggiunse latrio avviandosi lungo un corridoio che terminava
in una porta. Lapr con una grossa chiave, pass oltre e richiuse. Scese la stretta scala di pietra che
portava alla cantina e percorse lo stanzone polveroso fino ad arrivare a una porticina che apr con
unaltra chiave. Chiusa anche questa seconda porta e aggirate le cataste, Teodoro attravers un cunicolo
che terminava in uno slargo. Era un deposito di legna. Teodoro socchiuse un uscio che dava sulla strada
e lo varc. Girate tre mandate e messo il mazzo di chiavi al sicuro in una tasca interna della casacca, a
passi cauti imbocc la via che portava alla taverna. Il portone di legno borchiato del Gallo Nero era
ormai sconnesso. Da anni si apriva per lasciar entrare soldati, mercanti e artigiani bisognosi di baldoria
e stordimento, e si richiudeva dietro di essi facendo scricchiolare i suoi cardini arrugginiti. La rumorosa
clientela transitava davanti al bancone di un oste dagli occhi vispi, occupato a incassare denaro per
conto della proprietaria, unesosa matrona romana. Con lo sguardo luomo dirigeva i garzoni per
accontentare gli avventori che si disperdevano nella vasta stanza del piano terra o salivano alle camere
del primo piano in compagnia delle prostitute. Le torce fissate alle pareti annerite mandavano pi fumo
che luce e sui tavolacci di legno le bugie illuminavano fiocamente i visi eccitati dei clienti che
giocavano a dadi e a carte, mangiavano e soprattutto bevevano. Nessuno badava a Teodoro seduto in
compagnia di un boccale vuoto. Il giovane fissava la Mora che, ridendo, scendeva la scala accanto a un
uomo. Laveva vista gi salire e ridiscendere due volte. Il suo seno pieno e scoperto sobbalzava a ogni
gradino e i suoi capelli neri ricadevano in onde morbide sulle spalle. Amico, ti spiace se mi siedo con
te? Teodoro osserv con scarso interesse un soldato dalla barba rossiccia che si era piazzato di fronte
a lui. Non c pi posto, e non mi va di bere da solo concluse lo sconosciuto. Teodoro annu e
allung il collo per non perdere di vista la Mora. Il soldato si volt per seguire il suo sguardo.  bella,
e ha laria di una che sa fare il suo mestiere disse il soldato sogghignando, poi si gir e prese per il
grembiale un garzone che passava con alcuni boccali. Portaci una brocca di quello buono... disse
ignorando il diniego di Teodoro. Offro io! Voglio festeggiare. La conosci? chiese indicando la Mora.
No, ma mi piace. E allora cosa aspetti? La chiamiamo e... Il soldato alz il braccio per chiamare la
prostituta, ma Teodoro glielo blocc. No! No! E perch? Non ho i soldi. Quando arriv il
garzone con la brocca, il soldato serv Teodoro per primo. Brindiamo alla mia fortuna! esclam
alzando il boccale. Oggi ho vinto ai dadi, e sai cosa ti dico? Che stasera sei fortunato anche tu, amico,
te li do io i soldi per la puttana! Teodoro lo guard a bocca aperta, poi, scuotendo la testa, mormor:
Non posso restituirveli. Non li rivoglio indietro,  un regalo. Davvero? Guarda! Il soldato si
alz e si avvicin con passo deciso alla Mora. Vieni, bella. Con te anche allinferno! esclam la
donna allontanandosi dal tavolo dei giocatori.  per il mio amico. Le indic Teodoro che guardava
attento. Peccato... sono dieci soldi da dare alloste. Questi sono per te, ma trattalo bene le disse
estraendo due soldi dalla scarsella e mettendoglieli in mano. La Mora li intasc rapidamente e gli
sorrise sarcastica. Sei un samaritano? Diciamo di s. Il soldato la spinse verso Teodoro che fissava
voglioso il petto e la bocca carnosa della donna.  tua amico, divertiti! Grazie... io ... io... La Mora
prese per un braccio Teodoro e lo guid sulle scale che portavano al piano superiore, mentre il soldato,
indossata una cappa scura e pagato loste, usciva sulla via. Il soldato aspettava fuori, appoggiato al
muro, un podiscosto dalla fiaccola che illuminava linsegna del Gallo Nero, e alzava gli occhi ogni
volta che sentiva il cigolio del portone. Quando vide Teodoro uscire dalla taverna lo avvicin e gli offr
da bere da una fiaschetta che teneva nella mano destra. Allora, com andata con la Mora? Il giovane
lo guard impaurito, poi, riconoscendolo gli sorrise beato e bofonchi: Bene, bene. Il soldato
raccolse da terra la sua lanterna e lo segu. Facciamo un podi strada insieme, anzi andiamo in qualche
altro bel posto! Non posso... devo tornare a casa, il mio padrone potrebbe svegliarsi. Teodoro
acceler il passo, ma il soldato lo trattenne per un braccio. Bella gratitudine! Manda gi un altro
goccio con me, allora! Teodoro guard avido la fiaschetta e ingoll una lunga sorsata. Chi  il tuo
padrone? gli chiese il soldato invitandolo a prenderne ancora. Un vecchio cardinale... rispose il
giovane riprendendo a camminare dopo aver bevuto di nuovo. Il soldato si mise al suo fianco e
appoggi le labbra alla fiaschetta; poi la ripass a Teodoro. Ti tiene a stecchetto il tuo cardinale! Non
te la d la paga?  avaro! Eppure di gioielli ne ha, e tanti... E dove li tiene? Li conta e riconta
tutte le sere... li lucida e se li accarezza nella sua stanza da letto... la lingua di Teodoro iniziava a
sciogliersi, sotto leffetto del vino. Quella del primo piano? Lultima del corridoio... Perch non
glieli rubi? Creper prima o poi, e io avr la mia parte... sua sorella mi diceva che ero come un figlio
per lei, invece lui non mi d niente... Arrivati nei pressi del palazzo, Teodoro impallid e vacill. Mi
sento... fiacco... mormor.  la Mora che rende fiacchi! esclam il soldato sorreggendolo. Su,
amico, ti porto io in casa. Devo stare attento alla ronda... Passiamo di l, dalla mia uscita segreta.
Ohi, la mia testa... Guidando il soldato verso la porta da cui era uscito, Teodoro si strinse il capo tra le
mani, poi prese il mazzo di chiavi da una tasca, ne scelse una e cerc di infilarla nella toppa. Non
riuscendoci, la porse al compagno che apr luscio e lo spinse dentro chiedendo: Dove siamo? Nel
deposito della legna... adesso di l... in cantina... Teodoro, sempre pi tremante si diresse verso la
seconda porta. Ormai faticava a muoversi e il soldato, sostenendolo, prese la chiave e apr la porta che
immetteva nella cantina. Fatto qualche passo Teodoro perse conoscenza e scivol a terra. Il soldato
allora lo trascin in un angolo dietro una catasta di legna e, dopo avergli sottratto il mazzo di chiavi,
sal la scala di pietra trovandosi davanti a unennesima porta. Fece alcuni tentativi prima di azzeccare la
chiave giusta e quando questa gir con facilit, agganci la lanterna a un sostegno del muro ed entr
cauto nellatrio buio del palazzo. Al chiarore tremulo del doppiere il cardinale Uberto divideva le pietre
preziose in base al colore, svolgendo il compito con la sacralit di un officiante. Le fiamme delle
candele illuminavano solo una ristretta porzione di tavolo, ma il cardinale non aveva bisogno di molta
luce: conosceva a memoria il suo tesoro, meglio del suo stesso corpo. Rubini, topazi, smeraldi
brillavano davanti a lui, sfacciatamente perfetti, composti di una materia incorruttibile che i vermi del
tempo non avrebbero divorato. Un gemito di commozione sfugg dalle labbra secche del cardinale,
mentre i suoi polpastrelli sfioravano quel mare luminescente. Nulla e nessuno, mai, gli aveva procurato
un godimento cos intenso. Aveva sopportato amarezze e umiliazioni, ma alla fine era riuscito a
riempire il suo forziere. Lasci che le sue mani ghiacciate indugiassero in quella luce eterna. Perch
Dio non aveva creato gli uomini della stessa incorruttibile sostanza? Perch aveva destinato alle sue
creature predilette lignobile ingiuria della putrefazione? Uberto sentiva che ormai la sua carne, ridotta
a uno strato minimo sotto la pelle, puzzava. La sua consunzione veniva dal profondo, ne avvertiva il
crescente fetore che nessuna essenza riusciva a coprire. Forse la sua fine era prossima, ma allaldil
pensava il meno possibile perch la sua fede non era cos salda da fargli credere in quello che
predicava. Le pietre preziose invece restavano immutabili e perfette, e affrontavano lo scorrere del
tempo con lindifferenza degli immortali. Si inginocchi davanti a loro in riverente adorazione. Dalla
scalinata di marmo che portava al piano superiore due servi scendevano sbadigliando e parlando
sottovoce tra loro. Segundo attese che si allontanassero poi sal silenzioso fino ad arrivare a un lungo
corridoio dove si susseguivano molte stanze. Lultima aveva la porta chiusa: era quella del cardinale.
Segundo abbass lentamente la maniglia ed entr. Uberto, chino sullo scrittoio, volgeva le spalle
allentrata, ma, sentendo un lieve cigolio, si gir. Chi...? Chi ...? balbett sorpreso vedendo lombra
che incombeva su di lui. Segundo, senza dargli il tempo di gridare, gli premette una mano sulla bocca e
gli alit in viso: Cardinale Uberto, questa volta pagate voi. Gli occhi del vecchio, spalancati dal
terrore, traboccavano di domande. Tent di divincolarsi, ma Segundo gli aveva gi stretto un laccio di
cuoio intorno al collo. Uberto inarc la schiena dibattendosi con forza imprevista mentre le sue mani si
aggrappavano come artigli al laccio, nellinutile tentativo di staccarlo dalla gola. Segundo strinse
ancora di pi. Il vecchio rantolava cercando laria mentre una bava giallastra gli scendeva lungo il
mento e il suo sguardo si faceva opaco. Quando il suo corpo smise di lottare, Segundo allent la presa e
lasci cadere il cadavere sullo scrittoio, tra le gemme. Una leggera patina di sudore gli imperlava la
fronte e il suo respiro era accelerato, ma non perse tempo. Sfil una federa da un cuscino e inizi a
riempirla con le pietre preziose. Il suo sguardo venne catturato dal luccichio delle gemme. Uomini e
donne si rovinavano, si prostituivano, si uccidevano per averle... pens stringendo i denti per trattenere
la rabbia. Quando ebbe finito diede un ultimo sguardo alla segaligna figura riversa che sembrava
addormentata, ma non quieta. Allinferno non ti servir il tuo tesoro mormor prima di richiudersi la
porta alle spalle e avviarsi lungo il corridoio deserto. Scese guardingo alcuni gradini, poi si ferm di
colpo. Le guardie che facevano la ronda nellatrio del palazzo si stavano avvicinando alla porta
socchiusa che portava in cantina. Segundo trattenne il respiro. Lasciami, porco! Aiuto! Accorrete! le
grida di una donna distolsero le guardie dal loro giro. Deve essere la nuova serva sghignazz una
delle sentinelle. Il cuoco vuole fottersela, ma lei non ne vuole sapere. Sveglier tutto il palazzo, e
chi lo sente poi il cardinale! Andiamo a dare una lezione a quei due. Appena le guardie si furono
allontanate, Segundo sgusci velocissimo in cantina, richiuse la porta dallinterno, stacc dal muro la
sua lanterna e cerc luscita verso il magazzino. Non si ferm davanti a Teodoro ancora addormentato,
ma di corsa attravers il deposito della legna e in pochi attimi si trov sulla strada, e fugg nel buio.
Libero dal travestimento e vestito di nero per confondersi nella notte, Segundo camminava svelto tra i
vicoli sudici e le case affollate del ghetto, nascondendo sotto il mantello la bisaccia ricolma. Sost un
attimo nei pressi della fontana di piazza Giudea, poi buss al portoncino di una casa. Dallalto si apr
una finestrella lasciando appena intravedere il viso di una donna. Sono io, Rachel! Aprite le disse
Segundo. La donna accost in fretta le imposte e dopo pochi attimi lo stretto uscio si apr quel poco da
permettere a Segundo di passare, e si richiuse in fretta. Rachel lo condusse in una stanzetta in
penombra dove un vecchio, curvo sopra uno scrittoio illuminato da una candela, scriveva con
precisione cifre e parole su un quaderno. Shalom, Efraim! esclam Segundo entrando. Lebreo alz
il capo e gli sorrise, poi chiuse il quaderno riponendo la penna. Segundo gli mostr la bisaccia. Ho
bisogno di te per un affare delicato. Sedete qui gli rispose lebreo indicandogli la sedia davanti a s.
Segundo per rest in piedi e disse: Fammi spazio, Efraim, devo mostrarti qualcosa. Il vecchio si
alz e gli indic un tavolo sgombro sul quale Segundo rovesci con cura il tesoro di Uberto. Non
chiedermi da dove provengono gli disse Segundo cogliendo stupore nel suo sguardo. Meglio che tu
non lo sappia. Efraim prese tra le mani le pietre, le guard e le soppes. Sono abituato a non
chiedere. Devo custodirvele? Devi valutarle. Sono tante... e di gran pregio. Avrai la tua parte.
Non  questo che intendevo. Voi siete gi stato generoso con me e la mia gente. Segundo appoggi
una mano sulla spalla del vecchio. Fai in fretta, Efraim e lo sar ancora disse avviandosi alla porta.
Aspettate! lo richiam il giudeo. Segundo si gir verso di lui. Efraim lo guard con dolcezza prima
di domandargli: Il fuoco... quello che vi bruciava il cuore... si  spento? Segundo si lasci sfuggire
un sospiro e la sua figura eretta si pieg come trafitta da uno spasmo. Il suo sguardo perse labituale
durezza e si smarr nel passato. No, brucia ancora mormor. Col tempo si spegner e non rester
che cenere concluse Efraim. Segundo rest pensieroso per un istante, poi abbass gli occhi e usc.
5
La scultura blasfema
Il vento di ponente che spirava sopra Roma e le sue mille chiese scompigliava capelli e sottane
sollevando da terra turbini di foglie secche. Andrea Gianani, a dorso di una mula, cavalcava lungo il
Tevere accanto a Lorenzo Calvi. A debita distanza li precedevano due armigeri. La pittura  larte
suprema, ne sono pi che convinto! afferm Andrea mettendo una mano sul cappello per impedire che
gli volasse via. E la scultura, allora? lo provoc il cardinale con un sorriso divertito. Quel Cupido
addormentato ha fatto brillare i tuoi occhi come nessun quadro era riuscito a fare. Amo anche la
scultura, ma per me la pittura  larte pi completa. Pu rappresentare un paesaggio con i suoi colori
naturali, lespressione di un volto, la coralit di una scena... Ma non la rotondit di una figura. Quella
solo la scultura la pu dare. Senza contare quanta tecnica richieda. Da un sasso, da un principio senza
alcuna forma, un abile scultore ricava la perfezione che la natura non riesce a eguagliare, sono parole
tue! Non lo nego, ma... In verit le disquisizioni su quale sia la prima tra le arti mi lasciano
indifferente. Sono affascinato dalla bellezza in qualunque forma si manifesti: pittura, scultura, musica,
poesia e anche architettura Lorenzo lanci uno sguardo malizioso ad Andrea. Per non parlare delle
creature di Dio... Eppure sono certo che una di queste arti ti emoziona pi delle altre. No, 
lemozione in s che cerco. Se togli emozione alla vita, cosa resta? Solo una sequenza di giorni vuoti,
noiosi, privi di senso. Rifletti, Andrea, e non essere come sempre intransigente... ecco, siamo arrivati.
Scesero dalle mule davanti a una bassa costruzione coperta da invadenti rampicanti color ruggine,
mossi da insistenti folate di vento. Poco lontano alcuni accattoni sostavano intorno a un fuoco e tre cani
randagi e affamati si aggiravano intorno a loro. Vieni, entriamo disse Lorenzo lasciando la mula alla
scorta e precedendo Andrea nel fabbricato. Era uno stanzone rettangolare nel quale il sole filtrava in
larghi raggi polverosi attraverso grandi finestre. Il cardinale e Andrea si guardarono intorno incuriositi,
muovendosi con attenzione tra blocchi di pietra, sculture di gesso, tavolacci ingombri di colori,
barattoli di diluenti, pennelli e scalpelli. Voci concitate provenivano dal fondo del magazzino, chiuso
nella parte terminale da un paravento e da alcune tende lacere. Lorenzo e Andrea le scostarono per
osservare quello che avveniva allinterno.  il Parola sussurr Andrea divertito, riconoscendo lattore
dalla ingarbugliata capigliatura e dalla voce baritonale. Davanti a lui gesticolava un giovane poco pi
che ventenne, magro e scuro, con folti riccioli che si intrecciavano sulla fronte piatta. Il suo volto era
scarno, e gli occhi arguti brillavano sotto le palpebre. Il naso, storto e schiacciato, aveva il setto rotto.
E laltro  Michelangelo Buonarroti gli bisbigli di rimando Lorenzo portando lindice alla bocca per
suggerire ad Andrea di ascoltare in silenzio. Il Parola si batteva teatralmente il petto. Ti pagher,
credimi! Solo un grullo si fida di un attore rispose Michelangelo torvo. Tu mi hai consegnato il
fondale e io... e io... il Parola cercava di essere conciliante, ma risultava solo enfatico. E tu non me
lhai pagato! Ti chiedo solo pochi giorni. Avevi promesso di saldarmelo subito. Ho dovuto
pagare in anticipo tutti gli artisti... Ah! Gli artisti! Io invece, che sono? Tu invece dovresti capire!
E perch? Perch tu... perch tu sei... il migliore, ecco. Tu mi vuoi buggerare. Michelangelo
prese uno scalpello da un tavolo e si avvicin minaccioso al Parola mentre lattore indietreggiava:
Devo intervenire prima che finisca male disse Lorenzo ad Andrea. Si fece avanti deciso, seguito da
Andrea. I due uomini si voltarono di scatto nella loro direzione. Riconoscendo Lorenzo, il Parola si
inchin ossequioso. Eminenza! E voi, messer Gianani... balbett, mentre il cardinale rivolgeva un
sorriso seducente a Michelangelo. Lo scultore butt lo scalpello e chin la testa per salutare. Volevo
incontrare lautore di un Cupido sublime! esclam Lorenzo. Il cardinale Riario me lha prestato, e
non posso pi separarmene. Bravo! Sono onorato dalla vostra visita, ma devo prima concludere con
costui rispose lartista indicando lattore. Nemmeno le lodi riescono a calmarlo! esclam il Parola
con un lazzo da commediante.  pi duro dei suoi marmi. Pagami, e mi intenerisco! ribatt il
Buonarroti mentre Lorenzo e Andrea scoppiavano a ridere. Ora non ho il denaro piagnucol il
Parola. La Lupa non fa credito e io... Non dovevi finire tra le sue grinfie. Facile dirlo, tu sei
ospite di un cardinale! Ma io e i miei attori dobbiamo pagarci la locanda. Michelangelo aggrott le
folte sopracciglia e si avvicin di nuovo minaccioso, ma Lorenzo si par davanti al Parola e si rivolse
allo scultore: Mander un mio servo a portarvi il dovuto. A quella affermazione il Parola si esib in
un inchino istrionico. Grazie, Eminenza, voi siete un vero mecenate! Sono servo vostro e quando
vorrete reciter per voi... con il suo fondale, visto che vi piace quello che fa asser indicando lartista.
Il Buonarroti per non gli badava pi, studiava con attenzione il volto di Andrea, come se volesse
eseguirne il ritratto. A quale altra opera state lavorando? gli chiese il Gianani, fermandosi davanti a
un lungo tavolo coperto di disegni e senza accorgersi degli sguardi insistenti dellartista. Michelangelo
alz le spalle e non rispose. Vedi Andrea, gli artisti sono gelosi delle loro creazioni, e io li capisco
afferm Lorenzo guardando con fare provocatorio il Buonarroti. Se fossi in grado di creare simili
meraviglie preferirei distruggerle piuttosto che cederle ad altri e daltra parte... larte  mestiere e si
campa con essa, perci meglio scegliere acquirenti che sappiano apprezzare e riconoscere il genio...
Come noi! Suvvia, Michelangelo parlateci dei vostri progetti. Il Buonarroti sorrise in modo ironico e
indic un blocco di marmo: Il cardinale Riario mi ha mandato quello, ma ancora non ha deciso cosa
devo farne. Cos lavoro a questi cartoni, le Stimmate di San Francesco. Il pittore mostr una serie di
disegni appoggiati sopra una sedia mezza rotta. Andrea e Lorenzo si avvicinarono per osservarli. Anche
il Parola li segu, fingendo interesse. Per un altro spettacolo? Certo bisogna dire che il nostro
Michelangelo ha proprio una bella mano! Io stesso volevo commissionargli un mio ritratto...
Michelangelo, brusco, lo scost. Che fareste con quel marmo? chiese Andrea indifferente alle ciance
del Parola. Il Buonarroti ripose in fretta i disegni e rispose: Non  adatto per quello che ho in mente...
fece una pausa e poi sospir, come travolto da un ricordo. Da quando li ho visti continuo a pensarci e
a disegnarli. Comincerei subito, se avessi il marmo che dico io. Michelangelo prese un rotolo da un
cesto e lo svolse davanti ai suoi ospiti. Lorenzo fu il primo a chinarsi sul bozzetto che presentava il
Cristo morto abbandonato sulle ginocchia della Vergine. La sorpresa gli tolse il respiro: Ges aveva il
volto di Juan! Cercando di controllare lemozione Lorenzo distolse gli occhi da quel viso per lui
sconvolgente e si concentr sulla mano del Cristo e sulle articolazioni del braccio abbandonato; poi
osserv il piede, di precisione anatomica incredibile, e la figura della Madonna, seduta, con un ampio
drappeggio di vesti ricadenti a terra e, per ultimo, il suo volto. Senza et, di finezza angelica e di umana
dolcezza, Maria, madre terrena e creatura divina, teneva gli occhi abbassati sul figlio. La sua composta
disperazione trasmetteva il dolore e laccettazione umile della morte, sublimandola con la sua bellezza.
Sar unopera perfetta, pens il cardinale estasiato. Fu Andrea a rompere il silenzio chiedendo
disorientato: Michelangelo, avete detto di averli... visti? Chi? Il Buonarroti arrotol i disegni, come
se temesse di lasciarli troppo esposti allesame degli ospiti e rispose: Mesi fa ho seguito il funerale, da
lontano sintende, ma ho visto Juan Borgia nella bara aperta... e ho visto anche sua madre.  quella
morte che mi ha ispirato Michelangelo fiss Andrea che impallid cercando Lorenzo con occhi
inquieti. Gran brutta storia! intervenne il Parola. Pensate che quel giorno io... Il cardinale, senza
curarsi dellattore, scand in tono solenne rivolto a Michelangelo: Fate quella scultura per me. Due
sguardi si puntarono su di lui. Quello lusingato dellartista e quello sbalordito di Andrea. Che dici?
grid il Gianani. Non capisci? La Vergine prende le sembianze della concubina del papa, il cui figlio
diventa il Salvatore... rispose Lorenzo infervorato. Tu bestemmi! Peccato e Santit uniti nel
marmo per sempre.  un sacrilegio! esclam Andrea cercando conforto negli occhi di
Michelangelo. Vi sbagliate, messere intervenne questultimo. Ci che conta non  il soggetto, ma la
sua perfezione. Larte non appartiene alla terra, viene da Dio, e una buona immagine ha valore perch
imita lopera del Creatore. Trasfigurare le bassezze umane  arte rincalz Lorenzo. Larte non
centra! lo interruppe Andrea. Tu vuoi provocarmi! Prima quel quadro in casa tua e ora... Il
Gianani, furente, afferr il cardinale per il corsetto come se volesse sollevarlo da terra. Cal il silenzio.
Taceva persino il Parola. Andrea... mormor Lorenzo turbato. Lasciami! Dici di essermi amico
continu il giovane senza ascoltarlo e invece mi ricordi di continuo luomo che ha rovinato la mia
famiglia. Non capisci che voglio dimenticarlo? Lorenzo teneva gli occhi fissi in quelli infuocati di
Andrea. Perch tanto accanimento contro un morto? Una statua non lo riporter in vita. Andrea
lasci di scatto la presa. Perch era un assassino! Perch noi romani odiamo i Borgia! Tu invece sei
ossessionato da lui! Il Gianani si avvi verso luscita senza nemmeno guardare gli altri due che
stavano in disparte. Aspetta! gli grid stridulo il cardinale. Poi si rivolse al Parola e a Michelangelo
con il consueto fare distaccato:  un giovane emotivo, e anche piuttosto irascibile... Lorenzo si
interruppe nascondendo il turbamento che quella lite in pubblico gli aveva procurato. Sembrava cos
tranquillo... butt l il Parola. Comunque, Buonarroti prosegu il cardinale la mia proposta rimane
valida. Prese tra le sue le mani sporche dellartista che osserv in silenzio il groviglio delle loro dita.
I miei rispetti, Eminenza disse con un inchino liberando le mani da quelle del cardinale. Il Parola
invece segu il cardinale. Che fuoco, che passione! declam cercando di mantenere il passo svelto di
Lorenzo che lo ignor e mont in fretta sulla mula aiutato da un armigero. Sono certo che messer
Gianani capir i profondi concetti che Vostra Eminenza ha appena espresso... continu il Parola, che
poi, alzando la voce, aggiunse: Comunque grazie per la vostra generosit, non mancher di passare al
vostro palazzo per vedere quale sia il luogo migliore in cui rappresentare il mio... Ma il cardinale si
era gi allontanato. ...spettacolo. Termin il Parola lasciando cadere le braccia lungo i fianchi. Si
accorse che il Buonarroti lo aveva raggiunto e lo fissava sprezzante. Be? Che guardi? chiese al
pittore. Abbiamo trovato i soldi. Speriamo solo che il cardinale non se ne dimentichi per colpa di
quellesaltato! Istintivo e intollerante. Caratteristiche stuzzicanti, pensava il cardinale spronando la
mula. Lira rendeva lucenti gli occhi di Andrea e induriva la piega morbida delle sue labbra... labbra
piene e tremanti da calmare con baci ardenti... La mascella incattivita e i muscoli del collo gonfiati
dallo scatto accentuavano la sua somiglianza con Juan. Lorenzo si lasci sfuggire un sospiro. Che
situazione stimolante! Andrea detestava Juan al quale invece somigliava nei tratti. Forse anche il
Buonarroti se nera accorto; il suo sguardo era passato pi volte dal volto di Andrea a quello del Cristo
del bozzetto. Lorenzo accarezz il dorso grigio della mula pensando che avere il Gianani sarebbe stato
come possedere Juan e il suo doppio. Occhi di velluto e forme perfette, ma anime diverse: la bianca e la
nera, la buona e la malvagia. Ma anche questa volta la preda era ardua da ghermire. Andrea non era
arrendevole come aveva creduto in un primo momento. Meglio. Non lo eccitava mai una resa facile.
Col tempo, ne era certo, avrebbe domato la sua indole riottosa per mordere infine il frutto desiderato, e
questa volta non sarebbe finita come con il catalano. Per blandirlo gli avrebbe fatto recapitare un
biglietto di scuse e un regalo. Pens a una piccola acquasantiera istoriata che Andrea aveva ammirato
tante volte. Mentre legava la mula fuori dalla bottega, Andrea vide un uomo che ne usciva con un
involto sotto il braccio. Di sicuro uno dei tanti a cui mastro Simone, pittore e mercante, vendeva quadri.
Entrando avvert il pungente odore di pittura e diluenti, un odore che gli era sempre piaciuto, ma che in
quel momento lo infastid. Tre garzoni sistemavano di malavoglia colori e pennelli e un uomo
corpulento sulla cinquantina, con un berretto marrone calcato sulla testa, era intento a contare il
gruzzolo che teneva in una mano. Alz gli occhi e, vedendo entrare il Gianani, infil il denaro nella
tasca del grembiule sporco. Messer Andrea! Andrea, senza rispondere al suo saluto, si avvicin a uno
stipo e si mise a cercare tra i disegni che conteneva. Dove sono i miei ultimi bozzetti? Mastro
Simone lo segu. Non c pi la luce giusta per... stava dicendo, ma poi si ferm, osservando i gesti
indispettiti del giovane. Andrea prese alcuni fogli e li sparse sul tavolo. Questi voi li chiamate arte?
Che avete, signore? chiese mastro Simone scrutando il volto rabbioso del giovane. Sono ignobili! E
voi siete un imbroglione. Ma... Perch mi incoraggiate a dipingere? Perch ci guadagnate! Solo
per questo! Sapete che non valgo nulla! I soldi, solo quelli contano per voi! Tu ordin mastro
Simone a uno dei garzoni. Porta qui le candele e quella brocca di rosso. Poi, rivolto al Gianani disse:
Bevete e spiegatemi. Non c nulla da spiegare rispose stizzito Andrea. Oggi ho visto i lavori di
un vero artista! Scaravent a terra i disegni e sedette. Mastro Simone prese la brocca dalle mani del
lavorante e riemp i boccali di vino. Bevete,  di quello buono. Non ho sete, voglio solo la verit da
voi!  il cardinale Calvi che vi paga perch mi convinciate che so dipingere? Mastro Simone ingoll
una sorsata e, appoggiato il boccale, raccolse gli schizzi di Andrea e li avvicin alle candele. Era gi
calato il tramonto e la luce difettava. Alz al chiarore della fiamma gli studi a carboncino che Andrea
aveva schizzato per ritrarre Isabella nel quadro di famiglia. Orribili! Scialbi, senza vita! esclam
Andrea deluso. Siete troppo severo con voi stesso. S, il cardinale crede in voi e pensa davvero che voi
abbiate... Talento? lo interruppe Andrea. Ma quale talento! Non ho larroganza di mischiare il
sacro col profano, io! Voi dovete credere di pi nellintuito del vostro mecenate e anche
nellesperienza del vostro maestro. Dimostratelo! grid quasi Andrea. Poco fa ho visto il cardinale
impallidire davanti a un capolavoro, capite? I bozzetti del Buonarroti mandano luce, forza... penetrano
nellanima. I miei sembrano gli scarabocchi di un bambino! Scolastici, appunto! Mastro Simone
bevve di nuovo e, fissando Andrea, riprese: Non tutti gli artisti sono uguali. Ci sono quelli distinto,
che nascono cos. Hanno una gran fortuna perch larte scorre senza fatica dalle loro mani, gi al primo
abbozzo. Ma a volte, proprio perch non hanno faticato, non coltivano il loro talento e lo lasciano
sfiorire. Il vostro invece, col lavoro, la passione e lesercizio cresce piano... come unedera che si
allarga ovunque Simone prese uno dei disegni di Andrea. Osservate: lo sguardo di vostra cognata qui
 senza luce, ma in questaltro, pi recente, si anima, parla di lei, ci dice che  una donna sincera. Lo
 davvero. E voi siete riuscito a comunicarlo nel disegno. Il vostro tratto non  ancora sicuro, ma voi
possedete la dote pi importante per un artista: parlare al cuore. Non ho visto le opere di questo
Buonarroti, anche se ne ho sentito parlare, ma la mia  una scuola seria e domani vi aspetto. Con il
lavoro vi persuader concluse mastro Simone appoggiando i disegni sul tavolo e fissando Andrea con
bonariet. Il Gianani si alz e lanci al pittore uno sguardo poco convinto. Fatto un cenno di saluto usc
dalla bottega e mont sulla mula. Andrea cavalcava pensieroso per le vie che si stavano svuotando al
calare della sera. Mastro Simone aveva cercato di convincerlo che con lesercizio costante sarebbe
diventato un vero artista, ma era un parere interessato, visto quanto costavano le sue lezioni! Il talento
non si insegna, pens Andrea.  un istinto misterioso, una dote innata. Che bello devessere creare
unopera originale capace di commuovere e coinvolgere i sensi degli altri! Forse nel suo cuore non
cera nulla di cos sublime e universale da comunicare al mondo... La sua era solo uninutile ambizione.
Un accanimento senza senso che lo portava solo alla frustrazione. Era Lorenzo a incoraggiarlo a
seguire le lezioni di mastro Simone, ma anche lui lo faceva perch aveva un secondo fine, non certo
perch credesse nelle sue doti. La rabbia gli ripiomb addosso. Era la seconda volta che il cardinale lo
offendeva ricordandogli il Borgia. Un amico sincero non avrebbe esposto il ritratto di Juan nella sua
galleria, e nemmeno commissionato una scultura che paragonava il figlio bastardo di un papa a Cristo!
Ma Lorenzo era un amico? Basta negare le evidenze! pens Andrea con stizza. Lorenzo voleva che
diventassero amanti, era chiaro. Fino a quel momento le sue proposte non si erano spinte al di l del
lecito, e lui ignorandole di continuo credeva di avere risposto. Non gli interessava lamore di Lorenzo,
ma gli piaceva quando conversavano darte, e lo riteneva un uomo di rara intelligenza. Lorenzo era una
persona profonda e lo aiutava a crescere nella conoscenza. Poteva parlare di pittura con Mario o con
Jacopo? No, in famiglia non aveva mai trovato comprensione. Per i suoi fratelli esistevano solo soldi,
guerra, donne. Quel maledetto Borgia guasta gli animi anche da morto, pens ricordando lodioso
sorriso del figlio del papa. Ormai Roma era diventata un feudo dei catalani, e i romani dovevano subire.
Prov vergogna per latteggiamento del Calvi, che idolatrava un marrano. Andrea sferz la mula e
aument il trotto. Attraversando il quartiere dei fiorentini pass, senza notarla, davanti a una casa color
ocra.
6
La nicchia della vergine
La luce del tramonto accentuava il contrasto tra locra intenso della casa e il grigio delle decorazioni
che ne ornavano lintonaco. Nella facciata anteriore era incastonata una nicchia che custodiva una
piccola Vergine con il Bambino in braccio. La scultura era grezza e i colori del manto e degli abiti di
Maria erano sgargianti e stesi male. Il volto della Madonna, per, era ben tratteggiato e ispirava piet.
Alcune corone di rosario si arrotolavano alla statuina, davanti alla quale vi erano un vasetto di fiori
freschi e un cero acceso. Oliviero Barocelli si ferm davanti alla casa e grid al suo garzone di
scaricare la merce e sistemare mula e cavalla sul retro. Senza degnare di uno sguardo limmagine sacra,
buss con insistenza al portone. Una fragranza intensa di fieno e di fiori di campo profumava la
stanzetta del secondo piano. Sul tavolo ingombro di ampolle e mazzi di erbe, Gemma divideva le foglie
legandole con le stoppie e poi le riponeva in piccoli cesti appoggiati sopra una mensola. Avrebbe
messo la lavanda nel cassettone della biancheria e negli armadi del pianterreno dove Oliviero
conservava le merci, e con i fiori di camomilla avrebbe preparato infusi per la notte, creme di bellezza e
impacchi per rendere lucenti e dorati i capelli. Come le aveva insegnato il frate farmacista, avrebbe
curato le affezioni del petto con le radici di ireos; con il papavero e loppio avrebbe confezionato
pillole per dormire, mentre con il cedro e il garofano quelle per profumare la bocca. I suoi riccioli
biondi e folti erano trattenuti da un laccio di velluto azzurro, ma alcune ciocche sfuggivano e
ricadevano sul suo viso. Una soprattutto che serviva a coprire un profondo sfregio sulla guancia
sinistra: il segno lasciato da un gioco infantile finito male. Sentendo bussare al portone, Gemma alz la
testa di scatto. La gatta fulva, che la osservava attenta dallalto di una cassettiera, si rizz e con un
balzo raggiunse il davanzale della finestra scomparendo sul tetto.  arrivato il padrone lo avvert
Samir, il giovane indiano che le faceva da servitore. Vai ad accoglierlo gli disse Gemma
guardandolo con sconforto. Samir chin la testa e scese sollecito ad aprire. Il Barocelli non piaceva
neanche a lui, ma era solo uno schiavo, che poteva fare? Cos presto, pens Gemma uscendo dalla
stanzetta ed entrando nella camera padronale. Speriamo riparta subito altrimenti domani non potr
andare a Ripa. Si guard intorno per controllare se tutto fosse a posto. Un letto a baldacchino, coperto
da un broccato bianco con inserti di passamaneria di velluto, occupava un lato della stanza. Accanto al
letto vi erano una poltrona, un tavolino da toeletta e una cassapanca di legno pregiato che custodiva i
suoi abiti. Un arazzo copriva una porticina chiusa, oltre la quale si apriva un locale occupato da
masserizie dal quale si poteva accedere al sottotetto. Si sentirono sulla scala i passi del Barocelli.
Pesanti e violenti come lui. Sono qui! esclam Oliviero entrando e aprendo le braccia alla giovane.
Le accarezz il seno con malagrazia e le baci il collo. Gemma rest passiva, disgustata dal suo odore
di lungo viaggio. Oliviero era alto, aveva il torace ampio, le spalle dritte, e un modo di fare deciso che
gli conferiva autorevolezza. Nel suo viso ovale i baffi biondi segnavano il confine tra il naso aquilino e
la bocca carnosa che ora si schiacciava insolente contro le labbra chiuse di Gemma. La ragazza sent
con fastidio su di s le sue mani avide da mercante abituate a comprare, vendere e maneggiare la
merce, senza un briciolo di affetto. Il ritorno di Oliviero significava percosse e amarezza, perch
quando beveva diventava ancora pi geloso e prepotente, e la batteva senza ragione per poi correre di
nuovo allosteria ad annegare il rimorso. Il fiorentino spinse Gemma sul letto. Dieci giorni senza
toccarti! Vieni qui e fammi divertire le disse buttandosi sopra di lei. Cerc di slacciarle il corpetto, ma
i lacci si ingarbugliavano sotto le sue dita impazienti. Spogliati tu si arrese infine cominciando a
svestirsi a sua volta, gettando gli abiti a terra. Bella la vita, eh? Tu te ne stai qui a svagarti coi fiori e io
sempre in viaggio... Venezia, Firenze, Perugia... Gemma, togliendosi la camicia con lentezza, lo
guard interessata. Siete passato anche da casa mia? Il Barocelli, senza corpetto e senza scarpe,
inizi a sfilarsi la calzamaglia e fiss il volto arrossato di Gemma. S, s, stanno bene... vedessi tuo
fratello Nanni, ha due braccia cos! Ora basta, parleremo dopo. Vieni qui... e fammi godere. La prese
per la vita sottile e la rovesci sotto di s. Era ormai giorno quando Gemma si avvicin alla finestra.
Pens che le erbe preparate il giorno prima erano ancora l, anzich nella farmacia di frate Claudio,
dove aveva promesso di portarle. Diede uno sguardo alla strada che iniziava ad animarsi. Il Barocelli,
seduto al tavolino, consumava una robusta colazione e la osservava con espressione seccata. Che
hai? le chiese buttando sul piatto gli avanzi. Che guardi sempre da quella maledetta finestra?
Tammazzo di botte se scopro che minganni! Gemma non rispose. Senti puttanella, a me silenzi e
capricci non garbano! esclam il mercante. E non ti voglio a letto come un pezzo di legno! Gemma
si gir verso di lui e sospirando mormor: Mi manca laria, vorrei uscire da qui. Non credete che sia
ora di... Gemma non riusc a finire la frase leggendo negli occhi di Oliviero lespressione ferina che
precedeva di solito uno scatto di violenza. Di che? Non ti lascio fare la Maria Maddalena da quel
frate... come si chiama, non me lo ricordo mai! Il Barocelli ridacchi fiero della sua battuta, mentre
Gemma lo guardava senza riuscire a nascondere il suo odio. Non sopportava di essere derisa. Ohi,
bella! le grid minaccioso il mercante. Guardati attorno! Guarda in che lusso vivi! Se non fosse per
me, tu e gli altri morti di fame della tua famiglia sareste pieni di debiti e in galera! Gemma abbass la
testa rabbiosa. Il Barocelli si pul la bocca con un panno e diger rumorosamente. Conigli! Mettono al
mondo i figli, e poi non sanno come mantenerli! Gemma lo fiss provocatoria. Meglio che piante
secche come vostra moglie! E tu, me nhai dati di figli? Mi viene il sospetto che non son venuti
perch tu pasticci con quelle erbe del diavolo! Attenta che le streghe vanno a fuoco! Oliviero
sghignazz di nuovo. I figli nascono dallamore! grid Gemma, fulminandolo con lo sguardo. E tu
non mi ami, eh? No! No! Se non ci fossi io a badare a te saresti al bordello, coi soldati! Meglio
che con voi! Lo schiaffo del Barocelli la colp tanto forte da farla cadere. Sentila la puttanella! Te lo
insegno io lamore! Altro che grilli per la testa! Il fiorentino la sollev per un braccio e la spinse gi
per le scale. Samir li aspettava davanti alla nicchia della Vergine tenendo per le redini la mula carica di
rotoli di tessuto. Gemma si asciug le lacrime e osserv Oliviero che montava sulla cavalla e si faceva
aggiustare le staffe e il sottopancia della sella da Samir. Bada che Gemma righi dritto! ringhi il
mercante allindiano. Altrimenti quando torno vi bastono tutti e due! Poi, scuro in volto, si rivolse
alla ragazza: E la prossima volta niente broncio! Mi hai capito? Gemma lo fiss negli occhi senza
rispondere e il Barocelli, con un colpo di speroni, si avvi seguito dal garzone con la mula. Se n
andato, padrona disse Samir lanciandole uno sguardo devoto. Gemma ricambi con un sorriso sincero.
Voleva bene a quel giovane eunuco e provava pena per la sua storia. Un veneziano lo aveva comperato
in un mercato di schiavi in India e portato nella Serenissima, dove Samir aveva fatto conoscenza con i
peggiori vizi. Un giorno si era ribellato ai padroni e per questo era stato picchiato a sangue e
abbandonato morente sulla strada. Samir non ricordava come fosse capitato a Roma. Gemma lo aveva
trovato nel convento di San Francesco a Ripa e laveva curato e salvato conquistando cos la sua
completa fiducia. Aveva chiesto al Barocelli di prenderlo come servitore e il mercante aveva accettato:
la menomazione dellindiano lo metteva al riparo dalla gelosia. Prendiamo le erbe gli disse Gemma.
Al convento ci aspettano. Sincamminarono nella direzione opposta a quella presa dal Barocelli. Le
strade di Roma erano gi affollate. I contadini arrivavano dalle campagne sui loro carretti carichi di
ortaggi, pollame e uova da vendere nei mercati; gli artigiani aprivano le botteghe ai garzoni; gli usci e
le finestre delle case si schiudevano piano alla luce del mattino. Passato Ponte Sisto, raggiunsero il
convento di San Francesco a Ripa, in Trastevere. Lingresso del convento, una porticina scura, era
situato a lato della chiesa fuori dalla quale sostavano derelitti di ogni et che speravano in un ricovero o
in un pezzo di pane. Il primo locale, riservato agli uomini, era disadorno e gremito di disperati, alcuni
stesi su pagliericci di fortuna, altri seduti contro le pareti, chi in attesa di chiudere gli occhi per sempre,
chi ancora attaccato alla speranza. Il tanfo che vi ristagnava e i lamenti dei malati colpivano sempre
Gemma. Frequentava da tempo lospedale, eppure lo stesso senso di nausea del primo giorno le
stringeva la gola. La vita  orrenda, si disse, e lo pensava ogni volta che vedeva qualcuno morire dopo
sofferenze che la sua fede non riusciva a giustificare. Un grosso ratto le pass sopra i piedi e sarebbe
caduta se Samir non lavesse aiutata. Topi e insetti entravano a centinaia dal vicino Tevere spargendo
infezioni, guastando le provviste nelle cantine, insozzando ogni cosa. I frati combattevano contro di
loro una battaglia infinita e impossibile. Un gemito soffocato la distolse dai suoi pensieri. Corse con
Samir al pagliericcio dove un uomo rantolava. Aiuto, madonna... muoio. Gemma si avvicin,
prendendo tra le sue la mano sporca e scarna delluomo. Coraggio, ora chiamer qualcuno gli disse
guardandosi intorno per cercare soccorso. Non c pi nulla da fare per me... pregate per la mia
anima. Luomo chiuse gli occhi e, spirando, strinse forte la mano di Gemma. Samir aiut la ragazza a
rimettersi in piedi e insieme attraversarono lo stanzone cercando di ignorare le altre richieste e le mani
che cercavano di afferrare un lembo dei loro abiti. Si affrettarono a raggiungere la sala attigua dove
erano ricoverate le donne. Quale colpa avevano commesso quelle disgraziate per vivere in quel modo,
pensava Gemma guardando con le lacrime agli occhi una madre, che, accucciata in un angolo come una
bestia, allattava un neonato e ne aveva altri, magri e cenciosi, stretti ai fianchi. Samir le indic un frate
di bassa statura, scarno, con capelli e barba canuti e scarmigliati. Gemma guard con gli occhi
appannati dalle lacrime il volto spigoloso di padre Ernesto.  morto un uomo, di l... Lanziano
francescano si fece il segno della croce e chiam un confratello perch se ne occupasse. Questa
mattina  il quarto che ci lascia. Linedia non perdona. Mentre Samir portava i cesti in erboristeria,
Gemma segu il padre guardiano. Voi fate il possibile. Non basta disse Ernesto risoluto. Non
devono spaventarci le prove che ci d il Signore. Per alcuni per queste prove sono pi difficili, e
non mi sembra giusto. Quel poveretto  morto solo, su un pagliericcio... Non cercare risposte che
nessuno ti pu dare e non giudicare il volere di Dio. Noi preghiamo e aiutiamo chi soffre come ci ha
insegnato Francesco. Ora quelluomo  in cielo e le anime beate sono con lui. Siamo tutti uguali nella
pace di Nostro Signore. Desidero anchio quella pace assent tristemente Gemma. Quando Dio ti
chiamer lavrai. La tua vita gli appartiene. Per ora la mia vita appartiene a Oliviero, si  comprato
me e la mia disgrazia. Sei tu che non vuoi lasciarlo. Non posso rendergli i soldi che gli deve la mia
famiglia, e dove potrei andare? Mi troverebbe subito! Il convento delle Clarisse qui vicino sarebbe
disposto ad accoglierti... ma devi volerlo tu, io non posso costringerti. Su, ora vai, frate Claudio ha
bisogno di te. Sono tornati i fratelli con la raccolta delle nuove erbe. Parleremo unaltra volta delle tue
paure. Il padre guardiano le fece un cenno di saluto e poi si chin su una donna che stava male per
asciugarle la fronte sudata e confortarla. Era dolcissimo con chi soffriva, pens Gemma, con gli altri
invece usava modi spicci, quasi bruschi, per non rubare tempo ai bisognosi perdendosi in chiacchiere.
Se a Oliviero il Signore si era dimenticato di dare unanima, a frate Ernesto ne aveva data una grande,
pens Gemma avviandosi verso lerboristeria. Si ferm di colpo, la prostituta che chiamavano la Mora
stava aiutando una ragazza pallida e sofferente a stendersi sopra un giaciglio. Aiutatela, vi prego! la
supplic la Mora. Gemma si chin sulla poveretta che si stringeva il ventre gemendo. La mammana
lha ridotta cos, perde sangue da stanotte. Torno subito disse Gemma correndo verso lerboristeria.
Pens a quante prostitute vivevano a Roma: cortigiane eleganti, meretrici di infimo rango, locandiere e
tenutarie che sfruttavano le compagne pi giovani, e tutte dovevano fare i conti con le gravidanze
indesiderate. E cos andavano dalle mammane che le rovinavano. Frate Claudio! grid Gemma
entrando nellerboristeria. Presto, c una donna che si sta dissanguando! Il frate alz lo sguardo dal
suo alambicco. Era di mezza et, alto e grosso, con un viso aperto contornato da riccioli brizzolati. Si
asciug le mani nel grembiale che portava sopra il saio, prese una boccetta e bende pulite e segu
Gemma. Quando tornarono dalle donne, la ragazza era semisvenuta e la Mora le accarezzava il viso
terreo. Frate Claudio la visit, cercando di cauterizzare le sue ferite. Ho fermato lemorragia disse
alzandosi. Ora voi fatele bere queste gocce che ho sciolto in acqua. Deve bere molta acqua. Torner a
visitarla tra unora. Starai meglio, vedrai disse Gemma alla ragazza aiutandola a bere la pozione.
Appena la poverina si fu calmata e addormentata, Gemma e la Mora sedettero sotto le arcate del
porticato, vicino alla pianta di melangolo che si diceva avesse piantato lo stesso san Francesco quando
aveva dimorato in quel convento. Che pace c qui! disse la Mora. Invece, laltra notte... la Mora
abbass la voce. C stato un omicidio in un palazzo non lontano dalla taverna dove lavoro: il
cardinale Roncaglini  stato strozzato e poi derubato. Mio Dio! esclam Gemma. Pensate che il
suo servo, un ragazzone tonto e anche strabico, era stato con me poche ore prima! Veniva spesso al
Gallo Nero e mi guardava in un modo... mi faceva pena, ma si capiva che non aveva denaro; quella sera
per un soldato alto, con la barba rossiccia, mi  venuto vicino e mi ha dato due soldi per far divertire
quel povero idiota e non ha pagato solo loste, ma, di nascosto, anche me perch fossi pi... carina con
lui! Che tipo strano, ho pensato, e aveva certi occhi... di quelli che fanno sognare. E ora dicono che 
stato lui a far fuori il cardinale. Prima ha intontito il servo con una bevanda drogata, poi  entrato nel
palazzo e ha ammazzato il suo padrone... ho paura! La Mora strinse la mano di Gemma. Voi non
siete responsabile di quello che  successo la rassicur la ragazza ricambiando la stretta. Se il
bargello verr a interrogarmi il padrone mi batter di nuovo! Non gli piace che ci immischiamo in
queste storie. Dovreste andarvene da quel posto bisbigli Gemma come se parlasse a se stessa ma
vi capisco, nemmeno io riesco a cambiare la mia vita... Abbass la testa con tristezza e non prosegu.
Devo tornare alla taverna disse la Mora alzandosi ed entrando con Gemma nello stanzone delle
donne. Se scoprono che ho portato qui quella poveretta sono guai. Morire cos... che schifo! Ci sar un
Dio anche per noi puttane? esclam chinandosi a fare una carezza alla compagna addormentata.
Gemma intanto lacer alcune pezze di stoffa per fare delle bende e con gesti sicuri sostitu le
medicazioni fradice della giovane prostituta con bende pulite. A lei penser io. Si salver, vedrete.
Dio ve ne renda merito sussurr la Mora coprendosi la testa con uno scialle prima di allontanarsi.
7
La cella dellinquisitore
Nella cella fredda la fiamma di un cero quasi consumato ondeggiava debolmente sotto laustero
crocifisso appeso al muro. Sullo scrittoio una frusta apriva a ventaglio i suoi lacci, e dal baule aperto,
appoggiato a una parete, sporgeva un cilicio. Il cardinale Gherardo Ravelli si agitava nel sonno e il
semplice letto su cui era disteso cigolava sotto la mole del suo corpo. Gherardo sognava di essere
seduto sopra lo scranno di un tribunale circondato da altri inquisitori, come lui paludati di nero e di
bianco. Nel sogno indicava alcune donne incatenate a una pira e sbraitava pi forte degli altri: Al rogo
le streghe! Al rogo le streghe! Al rogo! Allimprovviso per le streghe svanivano dalla catasta
fumante ed era lui a trovarsi tra le fiamme... Uberto e il papa, implacabili, lo additavano ridendo
sconciamente: Gherardo al rogo! Al rogo! Sent la vampa del fuoco che lo avvolgeva, che gli
mordeva le carni... Si svegli gemendo, madido di sudore. Mio Signore mormor giungendo le mani
donami la pace. Guard il baule, ma non era il cilicio a chiamarlo. Si alz trascinando la gamba
destra intorpidita e si ferm davanti alla grata della finestrella chiusa da unasse di legno. Apr
limposta e respir una boccata daria fresca guardando verso il cielo nero. Una luna fosca sovrastava
la campagna addormentata. Doveva tornare subito a letto, pens richiudendo la finestrella, ma il
richiamo del baule era pi forte della sua volont. Si avvicin e, gettati a terra il cilicio e gli altri
indumenti, prese una fiaschetta dal fondo. Fissandola con desiderio, tolse il tappo e bevve tre avide
sorsate. Rimise poi la fiaschetta nel baule, la nascose sotto gli abiti e si inginocchi a terra davanti al
crocifisso. I lineamenti fini, lo sguardo dolente, il corpo straziato del Signore lo sconvolgevano.
Cercando di dominare il pianto convulso che lo scuoteva supplic: Figlio di Dio, aiutami! Non voglio
pi peccare, aiutami, Signore Ges. Ma Cristo taceva. Gherardo si tolse la camicia di lino, prese dallo
scrittoio la frusta e inizi a percuotersi la schiena, le braccia, le spalle. Ah! Ah! Ah! Perdono, mio
Dio! Un colpo ancora pi forte. Sulla sua pelle chiara apparvero striature rossastre. Si fustig ancora.
Ah! Ah! Ah! Lavami con il tuo sangue, Cristo! Io ti dono il mio... Allo spuntare dellalba il cardinale
Gherardo pregava ancora davanti al crocifisso. I suoi occhi torbidi fissavano il volto del Salvatore
illuminato lentamente dai primi raggi di sole. La disperazione della notte era svanita, ma sentiva la sua
anima greve come la croce sulle spalle di Cristo mentre saliva il Golgota. Erano passati due mesi dal
suo arrivo in quel convento domenicano, sepolto nella campagna, dove si era rifugiato per fuggire dalle
depravazioni dellUrbe. Nel segreto della sua cella si era stretto al corpo un cilicio che con i suoi aculei
scandiva il trascorrere dei giorni. Aveva eliminato dalla sua tavola ogni piacere e si nutriva solo di pane
nero, legumi e insalate dellorto. Soltanto la domenica, su insistenza del priore preoccupato per la sua
salute, accettava una ciotola di formaggio di pecora e un uovo, ma niente altro. Per riuscire a sopportare
quelle pene passava le giornate in esasperate orazioni che gli avevano procurato nel convento la fama
di santo. La sua coscienza per gli urlava quanto quella fama fosse immeritata. La fiamma della
candela che ondeggiava agli spifferi gli ricord altri fuochi: papa Sisto IV aveva insignito il suo ordine
del compito sacro di eliminare le fattucchiere eretiche che infestavano le campagne e le citt. Lui si era
preso a cuore questo incarico e ne aveva scovate un gran numero: giovani e vecchie, tutte con gli occhi
verdi di satana, tutte saccenti. Alcune pretendevano di fare il bene, di curare i malati con intrugli e
magie e si difendevano scalciando e pronunciando litanie infernali, altre sembravano godere
nellevocare Lucifero e unirsi carnalmente a lui, e non tremavano di fronte alla veste bianca che
implacabile le condannava. Gherardo abbass lo sguardo di fronte al crocifisso. Perch il Signore ora
gli chiedeva ragione di quei giusti roghi? Perch non poteva pi guardare le donne senza risentire le
urla delle streghe e il fetore della carne devastata dal fuoco... Perch? Aveva agito nel bene, in difesa
della purezza del dogma, nella legittima lotta contro il diavolo. Perch quel dovere si trasformava in
una colpa da scontare? Il rintocco di una campana lo fece sussultare. Si alz dallinginocchiatoio
trascinando la gamba destra irrigidita: anni prima un colpo apoplettico gli aveva lasciato quella zoppia
come ricordo della mano di Dio. Dopo essersi lavato e rasato con laiuto di un chierico, Gherardo
indoss sopra i segni della frusta lelegante abito rosso porpora da cerimonia. Sul petto portava una
croce doro, con sette piccoli rubini incastonati, dono della madre nel giorno della sua nomina a
cardinale per ricordargli di combattere sempre i sette peccati capitali. Pensava spesso a sua madre negli
ultimi tempi. Era stata lei, pia nobildonna di Strasburgo, a insegnargli la retta via e a indirizzarlo agli
studi ecclesiastici. Suo padre invece, un patrizio romano, era morto quando lui era ancora in fasce, in
un banale incidente. Che assurdit! Dopo tante battaglie in cui aveva rischiato la vita, era stata una
caduta dalle scale a troncargliela. La madre lo aveva fatto educare dai migliori maestri e aveva preteso
che rimanesse a Strasburgo fino a che la curia non gli avesse imposto di trasferirsi a Roma. Lei odiava
Roma, e come darle torto? LUrbe era la patria della corruzione e della sporcizia morale. Gherardo
prese un libro di salmi e inizi a sfogliarlo, ma era distratto. Rivedeva il volto inflessibile di sua madre
e sentiva la sua voce cantilenante che lo rimproverava. Anche lei era donna, anche lei aveva concepito
e partorito, come quelle cagne dal grembo pregno che aveva arso sui roghi. No, non doveva paragonare
sua madre a quelle femmine immonde... Gherardo chiuse gli occhi. Il bruciore causato dalle frustate era
fastidioso. Hans, il monaco che lo serviva da anni, aveva spalmato sulle ferite un unguento balsamico
che era servito ad alleviargli la sofferenza. Trasal sentendo alcuni colpi bussati alla porta. Cardinale,
la vostra carrozza  pronta scand la voce del priore del convento. Entrate, fratello disse Gherardo
richiudendo il libro. La piccola porta si apr. Due novizi fecero ala al priore e si inchinarono al
cardinale prima di prendere il baule, sotto gli occhi attenti di Gherardo, e portarlo fuori. Spero che la
pace del nostro convento abbia rasserenato il vostro animo, Eminenza disse a bassa voce il priore
precedendo Gherardo nel corridoio lungo il quale si susseguivano le celle chiuse. Resterei ancora, ma
il matrimonio di mia nipote mi richiama a Roma rispose Gherardo compiaciuto. Mi mancheranno le
nostre conversazioni, Eminenza. Con la vostra partenza ritorno al silenzio. Il vostro sacrificio e le
vostre preghiere salveranno molti peccatori. Nel nostro mondo si parla troppo; per sentire la voce del
Signore invece ci vuole quiete Gherardo prese tra le sue la mano destra del priore. Ricordate:
dobbiamo proteggere la Santa Chiesa e difenderla dalle eresie, dalla corruzione, da Satana! Dobbiamo
riformare il clero peccatore e traviato. Leggete i testi che vi ho lasciato e istruite in tal senso i fratelli.
Se tutti i porporati fossero come voi la Chiesa non avrebbe bisogno di riforme concluse il priore
baciandogli la mano. Gherardo nascose dietro uno stentato sorriso il senso di disagio provocato da
quella affermazione. I novizi avevano finito di sistemare i bagagli sulla carrozza ferma davanti al
portone del convento. Il cardinale sal aiutato da Hans. I cavalli, colpiti dalla sferza, partirono al trotto
imboccando una strada di campagna.
8
Il palazzo in festa
Dopo aver allacciato lultimo bottone del corpetto, Jacopo si copr il capo con un cappello di velluto
nero. Da quando le finanze della famiglia erano malconce non aveva pi un paggio personale che lo
aiutasse a vestirsi. Prima di lasciare la sua stanza prese un paio di guanti di cuoio morbido e si butt sul
braccio un mantello. Stava per scendere la scalinata quando un vagito di Ruggero ferm i suoi passi.
Cercando di non far rumore si avvicin alla porta della camera di Isabella. Era socchiusa e lui non
resistette alla tentazione di guardare allinterno. Isabella teneva in braccio il bambino e lo cullava
parlandogli sottovoce. Jacopo non riusciva ad afferrare le parole, ma vedeva lo sguardo tenero della
ragazza. Osserv la linea perfetta del suo collo lasciato libero dai capelli castani raccolti sulla nuca.
Quante volte aveva sognato di accarezzare e baciare quella curva morbida... Il desiderio di lei gli
impediva di toccare altre donne, di pensare a un futuro diverso. Voleva stringerla, dirle quello che non
aveva mai detto a nessuna, nemmeno alla donna che gli aveva dato due figli. Da quando era morto
Ippolito, pensava spesso a quei bambini. A volte li spiava da lontano, per vedere se avessero ereditato
qualcosa di lui: la forma del viso, il colore degli occhi, landatura o il modo di sorridere. La relazione
con la loro madre, sposata a un vecchio marchese incapace di procreare, era finita da tempo. Era stata
una passione violenta, consumata in pochi anni, e solo il riconoscimento dei piccoli da parte del
vecchio aveva evitato lo scandalo. Guardando Isabella che ninnava Ruggero prov una fitta di dolore.
Avrebbe voluto fare da padre a quel bambino, ma non poteva esserlo n per lui n per gli altri due.
Sent una mano posarsi sulla sua spalla e si volt di scatto incontrando il sorriso canzonatorio di Mario:
Sei ridotto a spiarla, come un bavoso ubriacone! Ma lei non ti vuole, e non le do torto gli disse
velenoso il fratello. Jacopo gli scost la mano e si allontan dalla porta dirigendosi verso la scalinata.
Non vieni pi nemmeno a puttane! gli disse Mario seguendolo. Prima o poi scoppierai e farai
qualche idiozia. Basta! gli intim Jacopo scendendo velocemente le scale. Mario esplose in una
delle sue risate a bocca spalancata. A lei non puoi ordinare di amarti! Jacopo non raccolse la
provocazione. Si fece aiutare da un impassibile Bastiano a legare in vita uno spadino e chiese: Mi
accompagni al banchetto? No, i matrimoni mi mettono di malumore. Tu invece... sembri eccitato!
Jacopo gli lanci uno sguardo di disprezzo mentre il portone dingresso si apriva ed entrava Andrea.
Vieni tu con me? gli chiese Jacopo infilandosi i guanti. No, non ne ho voglia gli rispose Andrea
togliendosi il mantello. E pensi che io ne abbia? Ci vado per dovere, e lo faccio anche per voi. Le
feste non mi piacciono e non mi interessano le vostre conoscenze altolocate gli disse Andrea ma se
vuoi nei prossimi giorni vado alla Volpaia. No, l ci vado io intervenne Mario. Bisogna rifare la
recinzione per i cavalli. Che ne capisci tu? Ti metteresti a dipingere la campagna, gli uccellini... Fece
un gesto marcatamente lezioso con la mano. Allora arrangiatevi concluse sprezzante Andrea
allontanandosi in fretta. Devi crescere, ragazzino! E cambiare compagnia gli grid dietro Mario.
Proprio tu gli fai la predica? sorrise ironico Jacopo dirigendosi verso la corte, dove lo attendeva il
cavallo. Io posso fargliela, sono lunico uomo di questa famiglia! Divertiti al banchetto e fatti sbollire
gli ardori. La sua risata echeggi nel cortile e nella testa di Jacopo. La camicia che il paggio gli
porgeva odorava di lavanda. Quando sentiva quel profumo o vedeva orecchini a goccia ai lobi di una
donna, Francisco pensava a sua madre, al suo viso incavato e asciutto, ai suoi occhi profondi cos simili
ai suoi, ai capelli striati di grigio, raccolti sopra il capo coperto da un velo scuro. E ai suoi orecchini di
perle che oscillavano a ogni piccolo movimento del capo. Alta, ancora dritta e magra, quasi scarna,
donna Ins si muoveva a scatti, con gesti svelti, mentre i suoi abiti neri, dal taglio impeccabile,
spandevano attorno un intenso aroma di lavanda. Donna Ins, come lui, non amava le chiacchiere. Per
capirsi bastava loro uno sguardo, eppure nellultimo colloquio di qualche giorno prima sua madre
aveva usato molte parole per invogliarlo a sposarsi. Gli aveva magnificato una candidata decisamente
bella, indiscutibilmente affascinante e superbamente fornita di dote. Lui le aveva risposto che non si
sentiva ancora pronto per quel passo e stava per elencarle una serie di motivazioni che donna Ins non
aveva nemmeno ascoltato. Aveva ripreso a dirigere con gesti decisi le serve che spazzavano il giardino
congedandolo poi in modo brusco. Non voleva cedere le briglie del comando. Il paggio porse a
Francisco un elegante corsetto, una collana doro, guanti di seta e cappello. Quella sera si festeggiava
un matrimonio importante e la sua presenza era indispensabile. Anche donna Ins era stata invitata, ma,
come faceva sempre ormai, aveva rifiutato di apparire in pubblico. Francisco si sistem un mantello
sulle spalle e usc. Centinaia di torce illuminavano lingresso del palazzo. Valletti in livree verdi e nere
facevano ala accogliendo gli ospiti che via via arrivavano, chi in carrozza, chi a cavallo, chi a dorso di
mule addobbate con ricche gualdrappe. Le sentinelle controllavano gli invitati prima di farli passare nel
vasto cortile interno e allontanavano i cenciosi che sostavano davanti al portone nella speranza di
ricevere elemosine. Entrato nella corte del palazzo, Jacopo smont da cavallo e lo affid a un
palafreniere. Mentre si dirigeva verso il salone la carrozza color avorio di Lorenzo si apr davanti a lui.
Il cardinale incroci il suo sguardo e gli sorrise mellifluo. Jacopo si irrigid in un saluto formale e gli
volse le spalle entrando da solo nella grande sala. Con il suo passo leggero, il Calvi si avvi verso
lentrata accolto dal sorriso accattivante di Giovanni Marrads, mentre altri invitati lo salutavano con
sorrisi e frasi di circostanza. Sua Santit mi ha pregato di fare gli onori di casa per omaggiare il padre
della sposa confid il Burckard a Francisco che gli stava accanto. Spero vada tutto bene. La
presenza del bargello dovrebbe tranquillizzarvi disse il Flores indicando il capitano Riccardo Fusco,
affiancato da Tito Ferro, il suo braccio destro. I Borgia non interverranno di persona, ma tengono
molto a questa famiglia. Devo lasciarvi ora... Ho promesso il mio aiuto. Il Burckard si allontan
mentre un gruppo di musici intonava un madrigale attirando gli ospiti verso il salone dove era stato
allestito un lungo tavolo a ferro di cavallo, coperto da tovaglie bianche e fini, ornato di fiori, frutta e
stoviglie dargento, pani di diverse qualit e statue di zucchero colorato. Molti candelieri erano appesi
al soffitto, stoffe preziose adornavano le alte pareti arricchite da archi e colonnati attorno ai quali gli
ospiti si intrattenevano a gruppi, alcuni in piedi, altri seduti su scranni di velluto posti intorno al
grandioso camino che riscaldava la sala. Il Parola, in attesa di iniziare la sua recita durante un intervallo
del banchetto, declamava versi e distribuiva complimenti a un gruppo di dame anziane, pi attente al
corredo della sposa, fatto passare di mano in mano dai servi, che alle sue smancerie. La semplice
carrozza di Gherardo era stata una delle ultime ad arrivare. Il cardinale era stato accolto con molte
cerimonie dal cugino, il padre della giovane che sposava per procura un nobile veneziano. Mentre
conversava con i padroni di casa, il cardinale Gherardo seguiva con intenso piacere la briosa melodia
che si diffondeva per il salone. Dopo il silenzio del monastero, quella musica gli procurava sensazioni
gradevoli. Il suo udito fine coglieva le armonie e le divagazioni del liutista, combinate alle sensuali
vibrazioni della voce del cantore. Si amareggi pensando che non riusciva a sfuggire alle gioie dei
sensi: il ritiro che si era concesso aveva rasserenato il suo animo, senza fargli dimenticare le
soddisfazioni terrene. Avrebbe voluto tenere a freno lingordigia che padroneggiava il suo corpo,
sollevarsi dal fango dellintemperanza, valicare i limiti umani e vivere di solo spirito. Ma la sua era una
lotta disperata. Come gli ripeteva sempre sua madre: La colpa della depravazione sta nella lussuria,
tutta latina, che onora sempre e solo la carne. Per distrarsi si avvicin alla sposa e per alcuni minuti le
rivolse severe raccomandazioni, finch il Burckard, arrivato al suo fianco, interruppe la sua lezione.
Amico mio! esclam il cerimoniere. Non vi vedo da mesi. Sono stato in convento, dai miei
fratelli domenicani rispose Gherardo mentre la sposa raggiungeva gli altri invitati. Anchio vorrei
poterlo fare, ma Sua Santit richiede costantemente la mia presenza al suo fianco. Il suo disegno
riformista procede? Il Burckard invit Gherardo a camminare con lui per la sala. Sembrava
determinato a portarlo a termine, ma ora... Non mi direte che tutto  tornato come prima? Possibile
che nemmeno la morte di suo figlio lo abbia persuaso a cambiare i suoi costumi? Che fine ha fatto la
commissione che aveva istituito per... Gherardo si interruppe di colpo, pentendosi subito delle sue
parole. Infatti, caro amico, il pontefice era deciso a risanare i costumi ecclesiastici, ad allontanare i
suoi figli dal palazzo, ma poi Cesare lha convinto di essere... Il Burckard abbass la voce. Luomo
giusto per diventare il nuovo capitano della Chiesa. Il papa lo asseconda in questo nuovo progetto e
trascura la riforma che ci aveva promesso. Cesare? Ma se  votato alla Chiesa! Voi inorridirete,
ma ve lo devo confidare: il papa sta studiando il modo di riportarlo allo stato laico. Gherardo arross
di rabbia e sbott: Non avr mai il mio consenso! La Chiesa non  una concubina che si prende e si
lascia quando si  stanchi di lei. Sante parole! asser il Burckard. Ma i suoi oppositori sono sempre
meno. Ora poi che anche Uberto ci ha lasciati... Gherardo rabbrivid. Uberto? Che intendete?
Dimenticavo che non eravate a Roma!  stato ucciso... laltra notte. Derubato e poi strangolato, in
casa sua! Chi... chi, si sa chi...? Un ladro, un farabutto, chiss! Questa citt  diventata... Il
Burckard si interruppe vedendo avvicinarsi il maggiordomo che gli sussurr qualcosa allorecchio.
Scusate Gherardo, avevo promesso di sovrintendere alla cerimonia e vi devo lasciare, ma ne
riparleremo pi tardi. Si conged in fretta seguendo il servitore. Gherardo allung una mano tremante
e prese un calice di vino da un vassoio che un paggio gli porgeva. Bevve in un fiato, poi ne prese un
altro e lo scol. Mentre appoggiava il bicchiere vide Lorenzo poco lontano da lui che esaminava la
statua di un fauno. Lo raggiunse e lo apostrof senza cerimonie. Avete sentito di Uberto? Lorenzo si
gir guardandolo con fare annoiato per un attimo, poi torn ad analizzare la scultura. S, una brutta
fine... e brutta anche la fattura di questo fauno! esclam passando la mano lungo il corpo della figura
scolpita. Il marmo  di pessima qualit e mal levigato. E se invece qualcuno avesse scoperto
che...? lo incalz Gherardo. Non  possibile. Allora  stata la mano di Dio a colpirlo? In questo
caso Nostro Signore ha preso le sembianze di un ladro... e lo ha punito per la sua avarizia disse ironico
Lorenzo, studiando ancora la scultura. Gherardo lo guard sbigottito senza riuscire a replicare.
Godetevi la festa e non pensate a nullaltro: la paura guasta il sangue concluse Lorenzo con un
ultimo sguardo beffardo. Non era facile avvicinare Bartolomeo Flores, vescovo di Cosenza e
cancelliere del Borgia. La sua competenza giuridica era molto richiesta da chi si trovava nei guai e
diversi ospiti quella sera lo cercavano per ottenere consigli. Jacopo lo vide parlare con un uomo alto e
prestante e gli pass vicino fingendo di farlo per caso. Barone Gianani! lo ferm Bartolomeo Flores.
Anche voi qui! Conoscete mio cugino? Bartolomeo si rivolse a Francisco che si present
porgendogli la mano. Vorrei parlarvi, quando potrete... mormor Jacopo a Bartolomeo. Arrivederci
cugino disse Francisco ritirandosi garbatamente. Venite a trovarci, mia madre vi aspetta. Non
mancher, intanto porgete i miei saluti a donna Ins. Non appena Francisco si fu allontanato,
Bartolomeo Flores si rivolse con un indulgente sorriso a Jacopo. Parlatemi, dunque. Senza preamboli
Jacopo lo mise al corrente del problema che gli tormentava la vita. Il Flores lo ascoltava spalancando
gli occhi quando limportanza dei fatti lo richiedeva o accarezzandosi la barba spruzzata da fili grigi in
atteggiamento pensoso. Non facile... no, non  proprio un caso facile, caro Gianani dichiar. La
legge parla chiaro: non potete sposare vostra cognata senza la dispensa papale. Con voce baritonale il
Flores enunci leggi, codici e codicilli. Il Santo Padre non me la conceder mai mormor Jacopo
abbassando lo sguardo. Odia la mia famiglia. Non disperate, un vero esperto di diritto potrebbe...
Sono disposto a tutto. Eh, capisco... vedersi sfuggire la dote di vostra cognata non  piacevole.
Non  per questo motivo che voglio sposarla! esclam Jacopo indignato. Per amore, dunque! Il
Flores non pot impedirsi di sorridere tra s. Certo  una motivazione... importante, ma anche i soldi
lo sono. Su, non guardatemi con quel cipiglio, non sono cos arido da non comprendere i sentimenti n
cos vecchio da aver scordato come scaldino le vene, ma credetemi, lesperienza mi porta a non
disprezzare anche gli aspetti pi prosaici della vita. Ho una lunga carriera alle spalle, barone, e so che il
denaro aiuta lamore e pu addolcire anche lodio pi amaro. Denaro? Soldi, fiorini, ducati: i
migliori avvocati del mondo! Jacopo scosse la testa. Gli avevano riferito che quelluomo era un
intrigante, e il sospetto che si stesse arricchendo alle spalle del pontefice circolava da tempo. Forse
con quegli avvocati io potrei... Jacopo allarg le braccia sconsolato ma non ne ho cos tanti. Prese
un calice dal vassoio e lo scol. Bartolomeo intanto rifletteva aggrottando le sopracciglia. Allora non
resta che una soluzione. Non avete pensato di prenderla con la forza? Aspettate a fare quegli occhi da
spiritato! esclam bloccando le proteste di Jacopo. Se lamate, e a lei non dispiacete, potreste anche
inscenare una violenza, dopo la quale il matrimonio riparatore sarebbe inevitabile, anche se dovremmo
esaminare il problema della vostra parentela... Non penso di esserne capace afferm Jacopo senza
nascondere il suo sconforto. Lasciatemi tempo per pensare, il vostro caso presenta notevoli difficolt,
ma io non mi arrendo quando prendo a cuore una causa. Voi intanto cercate di procurarvi il denaro, ne
servir parecchio concluse il Flores dando un leggero colpetto sulla spalla del Gianani. Poi si inchin
e si allontan verso il tavolo del banchetto, lasciando Jacopo smarrito nei suoi pensieri. Francisco,
lasciato il cugino a discorrere con il Gianani, prese una coppa di vino e si avvicin ai monaci che
affiancavano Gherardo. Il cardinale sudava abbondantemente e si asciugava il viso con un fazzoletto di
lino. Eminenza, voi che conoscevate bene il cardinale Roncaglini, che pensate della sua tragica fine?
gli chiese il monaco pi giovane. Gherardo inghiott il groppo amaro che aveva in gola. Io... io non
ero a Roma, sono rientrato questa sera. Lho saputo solo poco fa e sono inorridito. Uno sconosciuto
ha drogato il suo servo per entrare in casa... inizi laltro monaco. Lha strangolato senza piet e gli
ha rubato tutto... seguit il giovane. Pare che il cardinale avesse un forziere nascosto in camera. S,
lhanno trovato vuoto. Come avr fatto il ladro a eludere la sorveglianza? Il cardinale Uberto non era
uno sprovveduto e cerano molte guardie nel suo palazzo. Il servo, quello strabico che era sempre
con lui, probabilmente  complice. Lo hanno arrestato subito afferm Francisco. Ma chi, Teodoro?
Mio Dio, che ingrato! Uberto lo aveva allevato come un figlio! esclam Gherardo. Il giovane monaco
annu e chiese: Che voi sappiate, il cardinale Uberto aveva dei nemici? No, no... Gherardo pens a
quanto fosse odioso Uberto. Di certo in molti volevano la sua morte. Se lo scopo del delitto era il
furto, i suoi nemici non centrano concluse il monaco. Il volto di Gherardo divenne cereo e un
capogiro lo fece barcollare. Francisco riusc a sorreggerlo evitandogli di cadere e, rivolgendosi ai due
monaci, esclam: Ora basta, vi prego. Questo argomento turba Sua Eminenza. Siamo a un banchetto
di nozze, dovremmo parlare daltro. Il cardinale lo guard con riconoscenza e sedette sullo scranno
che Francisco gli aveva avvicinato. Vi faccio portare dellacqua, Eminenza? gli chiese il Flores.
Gherardo annu, cercando di riprendere il controllo e di tranquillizzare i monaci che si profondevano in
scuse. Mentre Francisco si allontanava per cercare un servitore, il Burckard suon una campanella
richiamando lattenzione. Signori! Ascoltate! I volti degli invitati si rivolsero al cerimoniere, in piedi
accanto alla sposa e al procuratore che rappresentava lo sposo rimasto a Venezia. Francisco porse un
bicchiere dacqua a Gherardo che bevve un lungo sorso, mentre la musica accompagnava solenne il
rito. Quando la sposa si accinse a baciare il procuratore di suo marito, il cerimoniere invit tutti ad
alzare i calici. Prima di sederci a tavola, brindiamo agli sposi e alla loro unione felice! Marrads,
accompagnato da un servitore che reggeva un vassoio, si avvicin a Gherardo. Prendete gli disse
scegliendo un calice di vino e porgendoglielo. Questo  meglio dellacqua! Non  mia abitudine,
ma... Gherardo brind abbozzando un sorriso di circostanza. Su bevete! lo invit deciso Marrads
prendendo per s un altro bicchiere e onoriamo la sposa. Per ununione serena e prolifica declam
il cerimoniere sotto lo sguardo vigile di Nostro Signore misericordioso! Gherardo bevve. Sempre
sotto lo sguardo vigile di Nostro Signore misericordioso! ripet ad alta voce Marrads vuotando il suo
calice e sorridendo al bargello Fusco che da lontano brind con lui. Lungo il viale alberato che portava
alle scuderie del suo palazzo, Jacopo lasci il cavallo a briglie sciolte. Il cancello di ferro era chiuso,
ma a un suo fischio accorse uno stalliere assonnato che glielo apr. Jacopo smont e si avvi
barcollando verso il cortile interno, dove lo attendeva Bastiano. Vieni Bastiano, beviamo insieme
prima di andare a dormire biascic entrando nello studio, seguito dal servitore. Pass davanti al
camino ancora acceso e guard la logora poltrona dove suo padre, tormentato dai rimpianti, aveva
trascorso gli ultimi giorni. Gli parve di intravedere lombra scarna del vecchio appoggiata sul cuscino
consunto. Jacopo si slacci il corpetto con gesti nervosi e lanci i guanti sulla scrivania, tra le carte,
mentre Bastiano lo osservava con disappunto. Poi prese una bottiglia e due boccali da uno stipo, li
riemp di liquore e ne porse uno a Bastiano. Lui scol il suo senza indugio e sedette scompostamente su
una sedia davanti al camino, evitando la poltrona vuota sulla quale non aveva il coraggio di sedersi.
Avete gi bevuto abbastanza... disse il servitore in tono paterno. Per scacciare la noia! Quanti
vecchi preti a quel banchetto... Jacopo ridacchi riempiendo ancora il bicchiere e vuotandolo. E quei
dannati conti? indic la scrivania. Adesso tocca a me controllarli. Non posso certo aspettarmi aiuto
dai miei fratelli. Mario va a caccia... s, di puttane! scoppi a ridere. E semina... bastardi! E Andrea?
Lasciamo perdere! Devo pensare io alla famiglia, alla discendenza... La discendenza  assicurata
intervenne Bastiano. C il piccolo Ruggero. Jacopo non comment. La mia vita  vuota... come
questo! disse invece girando il boccale di peltro tra le dita. Vorrei prendermi cura di lei e del
bambino. La sbornia gli aveva fatto confessare la passione non corrisposta e non pi segreta che gli
stava consumando lanima, pens Bastiano. La sua famiglia non ci ha ancora versato la dote, se io la
sposassi non la perderemmo. Lo fareste per questo? S... no, non solo. Ti ricordi il giorno in cui 
arrivata? Appena si  aperto lo sportello della carrozza mi ha guardato e per un attimo ha pensato che
fossi io il suo sposo... e le sono piaciuto. In quellattimo  stata mia... Scagli il boccale nel camino
con forza. Le fiamme, inondate dallalcol, si alzarono pi alte. Bastiano gli mise una mano sulla spalla.
Dovete essere paziente. Sono di carne, anchio! Grid Jacopo prendendosi la testa tra le mani.
Bastiano raccolse il boccale dal camino con le pinze e lo pos sopra il bordo di marmo. La famiglia ha
bisogno di voi, non potete permettervi di ammalarvi disse in fretta per non subire repliche. Col
vostro permesso mi ritiro, e anche voi fareste bene a riposarvi. Jacopo gli rivolse un cenno di congedo,
senza rispondergli, restando a fissare le fiammelle sottili del fuoco morente. Poi si alz, prese una
candela e usc dallo studio. Il corridoio era lungo e stretto, i suoi passi malfermi, ma la direzione
decisa: lei. Si ferm davanti alla camera di Isabella e appoggi la fronte alla porta. Stringeva nella
mano il portacandele e respirava con affanno. Si stacc brusco dalla porta, dirigendosi verso la scala,
ma fatti pochi passi ritorn indietro incoraggiato dal vino che aveva in corpo e dal desiderio. Prendetela
con la forza... e sar vostra... senza dispensa... le parole del Flores lo incitavano. Apr la porta, con
delicatezza, per non far rumore. Il buio nella stanza era quasi totale. Jacopo raggiunse il letto e
appoggi il candeliere sul comodino. Isabella dormiva, rannicchiata su un fianco; indossava una
camicia di lino bianco e aveva scostato le coltri lasciando scoperte le gambe sottili. Il sangue di Jacopo
pulsava nelle tempie, nel cuore, nel ventre. Sedette sul letto, accanto a lei, esitando prima di toccarla.
Poi con decisione le accarezz una coscia. Isabella balz a sedere spaventata. Stava per urlare, ma lui le
premette una mano sulla bocca. Non gridare, sono io! Lattir a s e la baci con forza sulle labbra.
Isabella cerc di divincolarsi, ma Jacopo la teneva ferma. Sei ubriaco... lasciami! singhiozz lei,
colpendolo come poteva. S... le sussurr lui sul viso trattenendola. Ho bevuto per trovare il
coraggio di entrare qui. Ti voglio per me, sarai mia moglie... Le infil una mano sotto la camicia
eccitandosi sempre pi. Domani ti pentirai! gli grid tra le lacrime Isabella, cercando di respingerlo.
Con un colpo deciso Jacopo le lacer la camicia mettendole a nudo il corpo. La ammir, attonito, al
chiarore della candela. Era pi magra di quanto credesse, ma le cosce lunghe e il seno infantile, dai
capezzoli bruni e appuntiti, lo commossero. Come sei bella mormor. Pi bella di quanto io...
Isabella sfruttando il suo attimo di distrazione lo colp con uno schiaffo in pieno viso. Vattene! gli
grid mentre si copriva con il lenzuolo. Jacopo si ritrasse, si prese la testa tra le mani e balbett
ansante: Non voglio farti male, io ti amo... No, non  cos lamore! singhiozz Isabella. Jacopo
impallid di colpo. Leuforia che laveva trascinato in quella stanza si era dissolta. Cerc, nella nebbia
che gli velava i pensieri, le parole per cancellare dagli occhi di Isabella il disprezzo che vi leggeva, ma
non ne trov nessuna. Usc dalla stanza a precipizio, barcollando e maledicendosi.
9
Il crocifisso spezzato
Per affrontare gli ultimi gradini della scalinata che portava al primo piano del suo palazzo, il cardinale
Gherardo dovette appoggiarsi ad Hans. Una debolezza improvvisa gli impediva di muovere le gambe.
Voleva togliersi al pi presto la veste di seta porpora e liberarsi dal calore soffocante che gli toglieva il
respiro. Il suo cuore batteva cos forte che gli pareva di vederlo, pulsante e gonfio, scoppiare
allimprovviso. Si sforz di parlare ad Hans, ma si accorse che la sua voce usciva stentata, come se le
labbra fossero incollate luna allaltra. Le brutte notizie mi hanno fermato la digestione. Povero
Uberto... ucciso in casa sua da volgari ladri! Ho saputo e ne sono rimasto sconvolto disse Hans.
Voglio subito altre guardie al portone. Nessuno deve entrare qui! Gherardo impart lordine con il
viso stralunato dalla paura e dallinferno che gli si agitava dentro. Sar fatto, Eminenza. Hans lo
precedette nella stanza da letto, riscaldata da un camino di pietra alle cui pareti erano appesi crocifissi e
immagini sacre. Il semplice letto del cardinale era gi stato preparato per la notte. Gherardo vi cadde
sopra lasciando che il monaco lo svestisse. Sono esausto mormor mentre aveva limpressione che il
soffitto roteasse sopra di lui. Il viaggio e la perdita del vostro amico vi hanno provato, Eminenza
disse Hans togliendogli le scarpe ma un buon sonno vi rimetter in forze. Gherardo, aiutato da Hans,
infil un camicione, rabbrividendo al contatto con il ruvido lino. Questa vita non fa pi per me, voglio
lasciare Roma per sempre... Ho sete... riempimi un bicchiere dacqua. Guardandola con disappunto, il
monaco spost la frusta dal comodino e da una brocca vers dellacqua in un bicchiere. Vi serve altro,
Eminenza? chiese premuroso. Metti altra legna nel camino e vai. Voglio dormire. Hans butt un
ceppo tra le fiamme e, lasciato il candeliere sul tavolo, usc richiudendo la porta dopo aver dato un
ultimo sguardo perplesso al cardinale. Gherardo si asciug con il bordo del lenzuolo il viso imperlato di
sudore freddo. Sentiva il sangue scorrere lento nelle vene come se nodi di ghiaccio ne impedissero il
fluire. Alz le coperte sopra la testa e cerc di portare le ginocchia al petto. Cos rannicchiato, si
ricord di quando era bambino. Anche allora buio, freddo, paura e la voce aspra di sua madre che lo
rimproverava. Memorie confuse, mescolate allimmagine di Uberto strangolato. Ne rivide il viso
grifagno, le mani adunche, gli occhi maligni che brillavano mentre lo convinceva che il Borgia era un
papa indegno e andava colpito nei suoi morbosi affetti filiali. Gherardo trem. Era Dio invece ad aver
castigato Uberto con una morte indegna e ora... Per istinto si port le mani alla gola: si sentiva
soffocare. Scese lentamente dal letto, prese la frusta e con le poche energie che gli rimanevano inizi a
flagellarsi. Le recenti ferite non ancora completamente rimarginate, percosse di nuovo dalla sferza,
ripresero a sanguinare macchiando la camicia. Ma bastarono pochi colpi, e Gherardo non ebbe pi la
forza per continuare. Cadde a terra scosso da conati di vomito e da dolori allo stomaco. A fatica riusc a
risollevarsi e, preso un rosario appeso a un quadro, si trascin di nuovo sul letto. Strinse tra le mani il
piccolo crocifisso, per lui pesante come se ci fosse inchiodato il corpo vivo di Cristo. Me ne devo
andare da questa citt corrotta, pens. Non ho pi let per vivere tra i complotti della curia. Che mi
succede? Si domand accorgendosi che le sue dita non riuscivano pi a muoversi. Devo chiamare
qualcuno! Aiuto! Hans... Ma aveva parlato davvero? La voce gli si strozzava in gola e il cuore batteva
sempre pi lento. Scorse unombra che si muoveva da una parte allaltra della stanza, poi unaltra
ancora. Al posto degli occhi gli spettri avevano lamine verdi e luminose. Gherardo tese le braccia per
allontanarli. Aiuto... sto male... Le ombre respiravano con fiato caldo, e dalle loro pupille usciva un
fumo denso e nero. Nella testa di Gherardo rimbombarono urla e invocazioni, e si rivide solenne nella
tonaca bianca e nera mentre condannava al rogo due donne. Poi un altro conato lo rivolt. Basta,
basta! Signore Iddio, aiutami! Tent di alzarsi di nuovo su un gomito, ma non riusc a reggere il peso
del suo corpo e cadde con un tonfo sul letto. Le iridi verdi si muovevano sempre pi vicine spiccando
tra il fumo che aveva invaso tutta la stanza. Aiuto... ho sete... biascic Gherardo. A fatica prese il
bicchiere dal comodino e lo port alla bocca bevendo un sorso. Avvert un sapore simile a quello del
sangue e sput con disgusto il liquido che gli col lungo il collo impregnando il cuscino mentre le sue
viscere si liberavano imbrattando il letto. Una torva risata rimbomb nelle sue orecchie: Pentiti,
Gherardo! Andatevene streghe maledette! Tornate allinferno... questo avrebbe voluto gridare in
risposta, ma le parole gli rimasero in gola. Il crocifisso scivol lentamente dalle sue mani e cadde a
terra spezzandosi.
10
La tela licenziosa
La brezza notturna portava leco di voci che dallaffollato rione si perdevano nel dedalo delle vie. Un
cane randagio, abbaiando, inseguiva un gatto che fuggiva lungo le sponde fangose in cerca di un
rifugio. Segundo si ferm vicino a una colonna antica e appoggi a terra la lanterna. Un impulso
irrefrenabile e devastante lo aveva travolto come una piena. Un richiamo pi forte della paura, un
dovere da compiere senza indugi per vivere con onore. La ragione aveva perso la sua lotta contro
listinto, e da allora era lodore del sangue a guidare le sue scelte. Avvert di colpo la propria solitudine
e la mostruosit delle azioni compiute. Gli parvero terribili, e per un attimo ne valut le devastanti
conseguenze per la sua vita futura. Poi affiorarono ricordi non appannati dal tempo. Segundo li lasci
dilagare nella mente finch con il loro fuoco incenerirono rimorsi, sensi di colpa e paura. La sua
prossima mossa era la pi rischiosa, ma era necessaria. Era disposto a morire pur di compierla, si disse.
Raccolse la lanterna e prosegu lungo la strada, avvolto nel mantello, zoppicando come aveva imparato
a fare. Pass fischiettando davanti a una sentinella che dormicchiava appoggiata al muro di un
palazzotto e si infil in un vicolo. Raggiunta la bottega, buss alla porta e attese finch da una finestra
del primo piano si affacci mastro Simone. Chi ? domand il pittore cercando nel buio. Segundo
alz la lanterna. Ah, siete voi! esclam Simone, riconoscendolo. Come mai a questora? Devo
parlarvi gli rispose Segundo rendendo gutturale il timbro della voce. Va bene, scendo. Il
chiavistello scatt e la porta si apr. Segundo, circospetto, entr nella bottega mentre mastro Simone
accendeva con la bugia un doppiere appoggiato sulla tavola pi vicina. Che avete di tanto urgente da
propormi? chiese il pittore prendendo caraffa e boccali. Segundo sedette su una seggiola, tenendo il
braccio sinistro unito al corpo e stringendosi addosso il mantello che lo avvolgeva. Ne ho un altro
disse rivolto al pittore che si era seduto davanti a lui un po disteso sulla sedia, con i piedi incrociati
luno sullaltro. Un altro? domand Simone sbadigliando di nuovo e versando il vino nei boccali.
Beviamo, a bocca asciutta non si conclude nulla. Segundo rifiut il vino e rispose: Un ritratto che
piacer al cardinale Calvi. Mastro Simone si mostr subito interessato. Ah, bene!  un compratore
sicuro. Meglio non lasciarci sfuggire questa occasione, non so se ne avremo altre. Mostratemelo
chiese Simone incuriosito. No. Lo consegner solo al cardinale in persona, e nelle sue mani. Simone
si mostr deluso. Come posso proporre il quadro al cardinale senza averlo visto? Ditemi almeno chi 
lautore, qual  il soggetto... Viene anche questo dalla bottega del Pinturicchio.  un nudo e
rappresenta Apollo con le fattezze di Juan Borgia. Come ve lo siete procurato? Segundo non
rispose, rimanendo impassibile con gli occhi fissi in quelli del pittore. Niente domande, amico, ve lho
gi detto laltra volta scand deciso. Ci divideremo il ricavato, anzi, incasserete voi i soldi dal
cardinale... Fece una pausa notando che lo sguardo di mastro Simone si era illuminato. Ma il pezzo
voglio consegnarglielo io,
da solo, questa volta. Siete voi, allora, a non fidarvi di me! Io mi fido solo di me stesso. Tengo io
la tela, e voi dovreste essermi grato perch se qualcosa andasse storto sareste fuori dai guai. S, s
tagli corto Simone. Facciamo come volete. Il cardinale pu decidere il luogo che preferisce a patto
che non ci siano testimoni e che lincontro avvenga di notte. Metter il quadro solo nelle sue mani.
Fissate il prezzo, ma ricordate che mi sto esponendo molto per questo affare. Simone rest un attimo
in silenzio, poi propose una cifra che Segundo accett. Avviser il cardinale domattina disse il
pittore ma come far a farvi sapere la sua risposta? Vi aspetter allora decima nella chiesa di San
Gerolamo. Quanta prudenza! Sentite amico, se non vi sta bene propongo laffare a qualcun altro.
Voi incassate soltanto, mentre io rischio la pelle. Segundo si aggiust il cappuccio mentre Simone lo
scrutava attento: Che avete da guardare? Questa la porto perch sono malato e le mie piaghe non sono
belle da vedersi ribad indicando la maschera. Il pittore si ritrasse nascondendo il ribrezzo. No, no...
dicevo solo cos... va bene, siamo daccordo! concluse ingollando un altro sorso. Si alz, prese il
doppiere e si incammin per accompagnare il mercante alluscita, ma inciamp in un barattolo
abbandonato per terra. Cadendo sopra un bancone ingombro di disegni imprec contro i suoi garzoni
inadempienti e diede una manata sul tavolo disordinato. Lo sguardo di Segundo cadde sui bozzetti che
ritraevano Isabella, ancora sparsi come Andrea li aveva lasciati qualche giorno prima. Chi  questa
donna? chiese. La baronessa Gianani, la vedova... suo cognato Andrea sta dipingendo un ritratto di
famiglia, e quelli sono gli schizzi preparatori. Come ritrattista  abile, in quanto al tratto... ma c chi
crede in lui. Segundo prese in mano il foglio, avvicinandolo al doppiere e osserv interessato il
disegno. Chi crede in lui? Il nostro cliente, il cardinale Calvi. In citt si mormora che quei due...
Simone mim un gesto osceno che Segundo non comment, dirigendosi verso luscio. Allora, a
domani concluse il pittore richiudendo la porta dietro al ricettatore. Per prima entr la bara, semplice e
disadorna, sorretta da chierici domenicani, poi, accodati al feretro, seguivano i nobili, i prelati e i fedeli.
Chiacchiere e commenti bisbigliati si diffondevano tra le navate della chiesa. Nessuna musica
accompagnava lestremo saluto a Gherardo Ravelli, in rispetto alle sue volont testamentarie. Lorenzo
Calvi rispondeva a monosillabi al suo vicino, un anziano vescovo, e guardava davanti a s con il volto
appena segnato dalla tensione. Dopo Uberto, era morto anche Gherardo. Il vecchio avaro si meritava la
fine che gli era toccata, e il beone che ora stava racchiuso in quella bara si era suicidato con la sua
ingordigia. Laveva notato ingozzarsi senza ritegno al banchetto di nozze della nipote! Due oppositori
del papa morti in pochi giorni! Anche lui non era nella schiera degli adulatori del catalano, pens
Lorenzo, ma il Borgia sapeva che la politica e gli intrallazzi della curia lo annoiavano quasi quanto i
rituali religiosi, e lo lasciava in pace. In ogni caso era opportuno raddoppiare la sorveglianza, per non
esporsi al rischio. Fino a qualche tempo prima cera Bernardo a occuparsi della sua sicurezza. Era un
uomo capace e senza scrupoli. Quel mastino per sapeva troppo, e avanzava pretese impossibili,
servendosi del ricatto. Ora giaceva in una fossa con i suoi segreti. Per distrarsi Lorenzo si guard
attorno e vide Johannes Burckard in piedi alla sua sinistra. Lespressione afflitta del cerimoniere gli
strapp un sorriso sarcastico che nascose in fretta, dietro un fazzoletto di pizzo. Povero Burckard!
Vagheggiava con Gherardo una Chiesa rigorosa e dogmatica, chiedendo al vino lispirazione! Se fosse
stato il papa a volere la morte di Gherardo, Johannes lo avrebbe saputo? No, improbabile. Il Borgia
preferiva le sue spie e i suoi sicari, e al Burckard poteva delegare al massimo la scelta degli abiti e la
regia delle cerimonie. Lorenzo si deterse la fronte velata di sudore. Laria stagnante della chiesa e
lodore degli incensi lo disgustavano e gli incupivano lumore. Incontr gli occhi di Ascanio Sforza. Il
papa non lo favoriva pi, ma quella vecchia faina non aveva nulla da temere, protetto comera dalla
potenza e dal denaro del fratello Ludovico il Moro. Lo Sforza distolse lo sguardo dal suo e pieg il
capo, coperto da un largo cappello scarlatto, per ascoltare le parole sussurrate dal suo vicino, Giovanni
Marrads. Chiss cosa aveva il catalano da mormorare ad Ascanio? Quellintrigante seduceva molti...
un belluomo, senza dubbio, cos virile... cos vicino al papa! Lorenzo sospir impaziente. Avvertiva la
paura degli altri prelati. I loro sguardi erano inquieti e la loro paura motivata: proprio in quei giorni
erano morti anche il vescovo di Nicastro e il vescovo di Segovia. Erano due vecchi, e i vecchi
muoiono, ma... Lorenzo raddrizz le spalle innervosito. Detestava sprecare il tempo in pensieri lugubri.
Decise di concentrare la sua attenzione sullantica icona della Madonna del Popolo. Quando giunse
alluscita dalla chiesa, dopo il lento e buio percorso dietro alla bara, la luce del giorno gli fer gli occhi.
Lorenzo scese la scalinata mentre la sua scorta gli restava affiancata. Raggiunse la sua carrozza che
aspettava in fondo alla piazza, evitando altre fastidiose conversazioni. Stava per salire in vettura
quando vide un uomo robusto e sciatto raggiungerlo di corsa. Si ferm intimando ai suoi uomini di
lasciarlo avvicinare. Eminenza lo salut mastro Simone togliendosi il cappello e inchinandosi.
Vengo dal vostro palazzo. I servi mi hanno indirizzato qui. Il motivo? chiese il cardinale salendo
in carrozza e invitandolo allinterno. Simone sedette impacciato di fronte a lui.  morto un altro
cardinale, ho sentito disse il pittore indicando la chiesa. S, era anziano e molto malato. Uno 
stato ucciso da un ladro laltro ieri... continu Simone, ma Lorenzo lo interruppe con un gesto seccato.
Siete qui per parlarmi di morti? No, no... perdonatemi, Eminenza. Ho un messaggio da
comunicarvi. Ricordate il mercante zoppo che vi ha portato il ritratto di don Juan Borgia? Quello che
indossa la maschera perch ha il volto piagato... Lorenzo annu con fare annoiato, celando linteresse
che si accendeva in lui. Lo storpio ha un altro dipinto da proporvi. Lopera ha valore? S, certo,
anche questa viene dalla bottega del Pinturicchio. Laltro ritratto era di pregio. Lavete voi? No,
Eminenza, il mercante dice che... Simone abbass la voce. Ha ottenuto il dipinto con fatica e non
vuole portarlo in giro. Lo mostrer solo a voi. Rubato, quindi. Qual  il soggetto? Un nudo del dio
Apollo con le fattezze di don Juan. Lorenzo socchiuse gli occhi lasciandosi sfuggire un sospiro. Juan
aveva posato nudo per un artista? Avrebbe pagato qualunque cifra per ammirarlo! Voglio vederlo al
pi presto. Il mercante desidera solo che lincontro avvenga di notte, per prudenza... Questa notte,
verso lora sedicesima, nella mia galleria. Simone cerc di dominare la contentezza: laffare avrebbe
fruttato bene. Gli riferir le vostre parole, Eminenza. C altro? Mastro Simone esit, incerto se
intavolare largomento. Eminenza, messer Gianani... laltra sera si  presentato da me in bottega,
accusandomi dimbrogliarlo sul suo talento. Ah, capisco.  stato dopo la visita a Michelangelo. S,
me ne ha parlato con entusiasmo. Diceva che labilit di quellartista ha conquistato anche voi.
Lorenzo incurv le labbra in un sorriso ironico e rispose: Posso immaginare il suo sconforto... voi
cercate di incoraggiarlo e insegnategli quanto potete. Infatti, Eminenza,  quanto cerco di fare. Ora
scendete. Lorenzo picchi sullo sportello della carrozza. I miei rispetti, Eminenza lo salut Simone
rivolgendogli un inchino mentre Lorenzo bussava di nuovo al cocchiere perch ripartisse. Rimasto solo
nella carrozza, il cardinale si lasci andare allimmaginazione: collezionare le effigi del giovane
catalano sarebbe stata la sua sfida per il futuro. Una volta possedute tutte, Juan sarebbe stato
interamente suo. E contemplarlo nudo sarebbe stato come rivederlo vivo.
11
Lalcova della cortigiana
Candele profumate ai fiori di zagara e incensi ardenti nei bracieri di bronzo diffondevano luci ed
effluvi invitanti nella stanza di Doralice. Le finestre erano oscurate da tendaggi ricamati, ornati da
turchesi e topazi, e cuscini di seta colorata erano sparsi a terra tra tappeti turchi. La cortigiana si
procurava gli artifici utili al suo mestiere dallOriente, come il grande letto debano, con le fiancate
dipinte con scene erotiche, appartenuto allamante di un imperatore cinese. Mario Gianani accarezz i
capelli biondi di Doralice. Gli uomini pi ricchi di Roma si contendevano le sue grazie, e molte altre
cortigiane cercavano di imitare il suo stile, ma, a detta di tutti, nessuna era come lei. Ogni volta mi
sorprendi. Dici cos, invece mi trascuri. Sai che ho un debole per te... rispose la donna alzandosi per
prendere una boccetta da un tavolino. Compiaciuto, Mario si sdrai supino sul letto. Appoggi la testa
sulle braccia piegate dietro la nuca e chiuse gli occhi, mentre Doralice con una crema aromatica
iniziava a massaggiargli la pelle bruna. Questa diavoleria ha il tuo stesso profumo e finir col
prenderti di nuovo... Mario tent di alzarsi, ma la cortigiana lo ferm. Prima voglio viziarti un po.
Non ti vedo da mesi! Dopo la morte del vecchio, mio fratello ha stretto la borsa e ora tu sei un lusso
per me. Doralice gli diede un leggero colpetto, ridendo. Ti ripeto che tu non sei come gli altri. Vieni
quando vuoi, sarai sempre il benvenuto. Ho avuto solo grane in questi mesi continu Mario. Se
non avessi la caccia a consolarmi... La caccia, la caccia... rise Doralice terminando il massaggio e
porgendogli il succo di un melograno. Ti sei dato da fare comunque: so che sei stato da Esperia, da
Fiammetta, da... Mario ferm lelenco delle cortigiane di Roma, appoggiandole un dito sulle labbra.
Quelle sono solo sfoghi per un maschio con le tasche vuote! Doralice scosse la testa e avvicinando il
viso a quello di Mario sussurr: E tu sei maschio fino alla radice dei capelli, non come... si
interruppe mentre sul suo viso passava unombra. Come chi? Doralice gli indic un arazzo appeso
alla parete di fronte al letto. Lo vedi quello? Vale una fortuna. Vuoi che ti racconti come lho avuto?
E perch proprio a me? Non parli mai dei tuoi clienti! Ascoltami e capirai. Alcuni mesi fa ho
organizzato un festino intimo per conto del cardinale Calvi... Mario ebbe un moto di fastidio.
Credevo che quel maiale avesse altri gusti! Non era venuto per me prosegu Doralice invitandolo
alla calma con un gesto della mano ma per Juan Borgia, lospite donore. Al cardinale piaceva
pazzamente. Il battito del cuore di Mario acceler. Te lo ha confidato lui? No, ma era cos
evidente... Nella mente di Mario torn il ricordo del cadavere di Ippolito steso sotto il castagno,
davanti alla famiglia ammutolita. Il colorito terreo di suo fratello, la lingua viola che pendeva dalla
bocca e soprattutto lespressione disperata, di chi non si capacita, di chi non pu fare nulla per
contrastare la propria sorte. Lodio per i catalani e la rabbia per lingiustizia subita dalla sua famiglia
rimontarono di colpo nel cuore di Mario. E Juan  venuto qui? S, quella sera era pi tranquillo del
solito riprese Doralice. Beveva, scherzava con le ragazze, ma senza esagerare. Verso la fine della
notte, quando gli altri ospiti erano intontiti dal vino, Lorenzo si  appartato con lui. Solo io me ne sono
accorta. Non so cosa sia accaduto di l... Doralice indic una porta che dava accesso a un salottino.
So che il cardinale ne  uscito per primo. Fingevo di dormire e quindi ho visto che se ne andava con
una strana espressione sul viso. Juan invece si era addormentato nellalcova. Pi tardi luomo che lo
accompagna sempre se l caricato in spalla e lha portato via. Nei pensieri di Mario, allimmagine di
Juan si sovrappose quella di Andrea tra le braccia del cardinale. Vuoi dire che Juan e Lorenzo...
Non ho sentito n visto nulla, ma tu che penseresti? Sono stati di l abbastanza per... E poi?
Lindomani il Calvi mi ha mandato larazzo con un biglietto di ringraziamenti e di scuse per non
avermi salutata. Quelluomo ha classe, ma non mi piace,  marcio. Mario prese Doralice per le spalle,
costringendola a guardarlo negli occhi. Perch racconti questa storia proprio a me? Non ne ho mai
parlato con nessuno, so tenere i segreti, ma... Ma? Non  facile dirtelo... riprese la donna perch
una come me non deve provare sentimenti, ma io ti voglio bene, non come a un cliente, intendo.
Mario ignor il suo turbamento e la incit con lo sguardo a continuare. So quanto male ha fatto il
Borgia alla tua famiglia prosegu Doralice quasi commossa. E non  un segreto che ora Lorenzo
frequenti tuo fratello Andrea. Il Calvi forse era lamante del vostro nemico, e io volevo che tu lo
sapessi. Mario si alz di scatto e diede un calcio a un tavolino, rovesciando a terra le boccette che vi
erano appoggiate. Attenta a come parli! Andrea non  quello che pensi! esclam col viso in fiamme.
Tuo fratello qui non  mai venuto disse Doralice un po risentita. E nel cardinale c qualcosa di
perverso. Io li conosco gli uomini. Il Calvi ha addosso lodore della morte... Gli occhi di Mario si
velarono. Sedette di nuovo prendendosi la testa tra le mani. Ho cercato di spiegarlo ad Andrea, ma
non mi ascolta. Non dire a nessuno che sono stata io a rivelartelo! Vorrei aver ammazzato io il
figlio del papa... disse Mario tra s guardandosi le mani. Con queste! Si alz e baci le labbra della
donna. Devo andare. Si rivest in fretta e infil una mano nel corsetto per prendere il denaro. No!
Non devi pagarmi... disse Doralice abbassando gli occhi. Questa sera sei stato da... unamica. Il
maniscalco entr nella stalla correndo dietro a Bastiano. Diamine! esclam accaldato. Non  la
prima cavalla che fai partorire, Bastiano! Mi hai messo una fretta! Andrea, seduto a terra vicino al
muso della cavalla, lo guard inquieto. Sono stato io a ordinargli di farvi fretta. Urbina per me 
speciale, voglio che abbia tutte le cure necessarie. Il maniscalco si inginocchi vicino alla cavalla
stesa sulla paglia e le controll la bocca. Quando si  sdraiata? Sar unora disse Bastiano. Ho
controllato i suoi capezzoli stamattina e di cera non ne aveva... Invece adesso perde gi latte!
bofonchi il maniscalco infilandosi un grembiule di cuoio. A loro piace la notte disse Andrea
accarezzando la giumenta. Scelgono le ore quiete per dare la vita. Urbina emise un piccolo nitrito e
allung le zampe. Dalla vulva sgorg un fiotto dacqua. Perde le acque. Non manca molto avvert il
maniscalco. Bastiano si affrett a spostare la paglia bagnata e a sostituirla con altra asciutta. Andr
tutto bene, Urbina le sussurr Andrea allorecchio. Adorava quella cavalla che gli aveva regalato
impetuose galoppate nella campagna. Speriamo! esclam il maniscalco. Laltra notte lho passata in
bianco dal barone Savelli. Una bestia pazza mi  capitata, e mi sono preso un calcio proprio qui indic
un fianco. Faccio ancora fatica a camminare! Ed  nato un mezzo matto come sua madre. Urbina 
tranquilla, vedrete! Fai portare da bere, Bastiano ordin Andrea. Tra poco festeggeremo un nuovo
puledro. Bastiano mand un servo nelle cantine e torn vicino alla giumenta. Le bestie sono meglio
di noi disse il maniscalco pensieroso scacciando una mosca dal muso della cavalla. Laltra notte,
sempre dal barone Savelli, mentre partoriva la cavalla, anche una nipote del barone aveva le doglie.
Pensate che fino nella stalla sentivo le imprecazioni che la donna urlava al marito... e strepiti, male
parole, singhiozzi! Gli animali sopportano il dolore senza perdere la dignit annu Andrea. Non
come gli uomini. Eh, voi s che parlate bene comment il maniscalco. Urbina riprese a contorcersi e
a gemere piano mentre gli altri cavalli nitrivano nervosi. Ci siamo esclam Bastiano. Stanno
uscendo gli zoccoli! Ma sono quelli sbagliati! Il puledro  rovesciato, me la sentivo! il maniscalco
imprec, preparandosi a intervenire. Per fortuna siete qui! esclam Andrea. Su, su... non  la prima
volta, coraggio, giriamolo! Bastiano aiutami, e voi scansatevi, se non volete sporcarvi. Con mosse
esperte il maniscalco infil le braccia nella vulva della cavalla e con laiuto di Bastiano inizi le
manovre necessarie. Povera Urbina... disse Andrea spostandosi. Povero me! mugugn il
maniscalco. Mi fa sudare questo puledro. Avanti, dai Urbina! Dai che  fatta! grid Andrea. Il sacco
usc, infine, e il piccolo cerc di liberarsene aiutato dalla madre.  una femmina disse Bastiano.
Fatti guardare, piccola! Sul muso hai una macchia che sembra un fiore. Ti chiamer Flora decise
Andrea, emozionato. Il rumore degli zoccoli di un cavallo in arrivo copr le sue parole. Mario irruppe
nella stalla seguito da un paggio trafelato, e la sua voce risuon rabbiosa. Andrea! Devo parlarti,
seguimi. Stacc una lanterna da una parete e senza guardare nessuno si incammin verso la corte
interna. Andrea lo segu risentito, imponendosi di mantenere la calma. Quando furono abbastanza
lontani dalle scuderie, Mario si ferm, appoggi la lanterna e lo prese per le spalle. Tu ci tieni al
nostro onore? Sei corso qui per farmi questa domanda? Non hai visto che Urbina ha... Rispondimi,
per Dio! chiese Mario con sguardo infuocato. Se ti sembra poco, ascolta quello che ho sentito
ancora... Ancora? lo interruppe Andrea irritato. Ti riguarda, per Dio! grid Mario lasciando
esplodere il suo furore. Altro che belle arti! Lo sai che il tuo cardinale andava a letto con Juan Borgia?
E ora che glielhanno ammazzato si vuol rifare con te, se non lo ha gi fatto! Sei il tipo che piace a quel
porco! Guardati, sei alto come Juan, sei bello, gli assomigli proprio, te ne sei mai accorto? Andrea lo
fiss sgomento. Hai capito, povero illuso? continu Mario. Il Calvi se la spassava con quello che ha
fatto ammazzare nostro fratello, che ha fatto morire nostro padre, che ci ha portato via tutto... E tu lo
chiami amico! Da chi lhai saputo? Ci  rimasto solo lonore, e tu lo stai insozzando! la voce di
Mario si incrin per lo sdegno. Vattene lontano, che io non veda pi questo schifo... Mi sono
vergognato persino davanti alla puttana che me lha raccontato, lo capisci? Una puttana! E tu le
credi? disse Andrea ironico. Ma poi, come una pugnalata, ricord il ritratto di Juan esposto nella
galleria di Lorenzo e ripens allo sguardo sognante di Lorenzo mentre commissionava a Michelangelo
la scultura ispirata alla morte di Juan. Mario aveva ragione. Erano amanti... bisbigli tra s.
Chiamali cos, se vuoi, ma lamore qui non centra! Solo vizio! Ma Juan non era come lui...
Forse no, ma il Calvi lo avr plagiato, come sta facendo con te. Andrea prese Mario per il farsetto.
Non ha fatto nulla con me, hai capito? Non mi ha toccato neanche con un dito! N lui n le tue
baldracche! Mario si liber dalla presa del fratello e gli url: Tu sei solo spirito, vero? Hai paura di
sporcarti, se ti toccano! Non  normale essere come te! Sei un uomo o un santo? Sei una macchia nel
nostro onore! Pronunci le ultime parole con sconforto e sedette su un tronco tagliato prendendosi la
testa tra le mani. Perch sei cos? Non lo so... gli rispose Andrea altrettanto accorato. Quella
domanda se la poneva anche lui, una, cento, mille volte al giorno: Non lo so... Se il vecchio fosse
ancora vivo, che dolore proverebbe nel sentirti dire questo. Andrea non replic, rest qualche istante a
fissare il fratello, poi corse via. Entrato nella sua camera, chiuse la porta e vi si appoggi ansimante.
Lorenzo e Juan! Lunico amico che credeva di avere gli aveva nascosto una verit come quella! Ecco
perch era disperato dopo la morte del Borgia, ecco perch ora collezionava i suoi ritratti... Ripens a
quante volte Lorenzo lo aveva sfiorato, a come lo abbracciava... si comportava cos pensando di
sostituirlo con Juan? Il suo sguardo cadde su uno specchio appoggiato alla scrivania. Era appartenuto a
sua madre, un oggetto raro, testimonianza della loro passata ricchezza. Lo prese e si guard. Lui e Juan
Borgia. Mario aveva detto che si assomigliavano. Il disgusto gli provoc un conato di vomito. Odiava
Juan Borgia e ora odiava anche se stesso. Scagli lo specchio a terra. Osserv la miriade di schegge in
cui si frantumava: erano i resti delle sue illusioni. Prese una bisaccia e inizi a riempirla con alcuni
indumenti. Sarebbe andato in campagna, alla tenuta, lontano da tutti. Non poteva pi vivere con i suoi
fratelli n affrontare ogni giorno il loro disprezzo. Le ferite dellinfanzia si stavano riaprendo e
lasciavano spurgare la fastidiosa sensazione di essere diverso. Era nato inadeguato per il mondo, per gli
altri, per la vita. Non riusciva a spiegare a nessuno le sue sensazioni. Mario gli aveva urlato con
disprezzo. Tu sei solo spirito, invece per lui era un complimento, e la spiritualit la pi grande delle
aspirazioni. La carne e i suoi desideri gli erano sempre apparsi volgari e apportatori di disgrazia.
Ricordava sua madre, quando era piccolo, che glielo ripeteva: Non ti sporcare, Andrea, non ti
sporcare... Aveva intuito che in Lorenzo ci fosse qualcosa di laido, ma non immaginava questo
marciume! Si precipit di nuovo nelle scuderie dove Bastiano e il maniscalco trafficavano ancora.
Urbina si era rimessa in piedi e leccava Flora con affetto, ma Andrea le ignor. Tutto a posto gli
disse Bastiano vedendolo entrare. La placenta  uscita... ma... Vi sentite bene? Sellami il grigio
ordin Andrea porgendogli la bisaccia. Vado alla Volpaia. A questora? Fai quello che ti dico!
Bastiano si avvi verso il grigio per eseguire lordine, caric la sacca e poi aiut Andrea a montare. Lo
segu in silenzio fino al cancello, che apr senza convinzione. Lasciate almeno che vi accompagni
prov a proporre Bastiano. No! Voglio stare solo. Lasciami in pace. Bastiano si avvi verso il grigio
per eseguire lordine, caric la sacca e poi aiut Andrea a montare. Lo segu in silenzio fino al cancello,
che apr senza convinzione. Lasciate almeno che vi accompagni propose Bastiano. No! Voglio stare
solo. Lasciami in pace. Bastiano tent ancora di convincerlo, ma Andrea si era gi allontanato al trotto
sotto una luna velata.
12
La tela insanguinata
Vivande squisite e vini pregiatissimi: le cene offerte da Lorenzo Calvi erano leggendarie. Una decina
di ospiti sedeva intorno al lungo tavolo coperto da una tovaglia dorata, sulla quale erano disposti calici
di cristallo, stoviglie dipinte ed eccentriche composizioni floreali. In un angolo della sala un trio di
musici accompagnava la conversazione con una melodia ritmata che un danzatore adolescente seguiva
con mosse studiate. Lorenzo osservava i suoi ospiti con distacco. Vecchie conoscenze dellaristocrazia
romana, nulla di interessante nelle loro persone e ancor meno nei loro discorsi. Questi servi stanno
esagerando! esclam una grassa marchesa appoggiando sul piatto i resti di un arrosto di fagiano alle
arance e pulendosi le dita in una ciotola di acqua di rose. Hanno troppa libert! Siete certa che sia
stato il servo a far entrare lassassino dal cardinale Roncaglini? le chiese incuriosito un ospite.
Certissima! Sapete, caro amico, quanto parlano le donne! intervenne il marito della marchesa.
Hanno sempre notizie fresche e come uova di giornata... e altrettanto fragili! I commensali
scoppiarono a ridere. Quellinfame sostiene di essere stato drogato continu la nobildonna senza
curarsi dellinterruzione ma mente! Il colpo lha organizzato daccordo con un soldato. Non 
possibile! intervenne un altro commensale. Un uomo del bargello mi ha assicurato che il servo 
stato trovato tramortito nelle cantine. Un inganno ben organizzato insistette la marchesa. Se fosse
stato daccordo con laltro, sarebbe fuggito con lui dopo il colpo, no? Lorenzo spostava lo sguardo da
un ospite allaltro, ascoltando in silenzio le loro supposizioni. E il cardinale Ravelli? Aveva gi avuto
un colpo apoplettico qualche anno fa e continuava a mangiare e bere riprese la gentildonna. In
confronto a voi, mia cara, era un asceta! rise caustico suo marito. Screanzato! finse di indignarsi lei
ridendo con altri. In verit era la voce di un anziano ospite Roma  sempre pi pericolosa.
Delinquenti e baldracche ovunque ti giri! Non siamo pi protetti, e il bargello non mi sembra si
impegni come dovrebbe. Le solite banalit, pensava Lorenzo rifiutando il vassoio che il cameriere gli
porgeva. Ringrazi la sorte di avergli dato una mente superiore, capace di procurarsi altrove emozioni e
piaceri. Cerc di distrarsi guardando il danzatore. Bravo, ma senza fantasia. Doveva licenziarlo, non
voleva mediocri al suo servizio. Il fatto ... riprese il marchese. Che sono morti altri due oppositori
del papa. Gi... Che insinuate? esclam timoroso un prelato. Lorenzo scoppi a ridere. Pensate
che ci siano spie anche in casa mia? gli chiese ironico. Tu, sposta le tende ordin a un paggio e
controlla dietro quella credenza. Cardinale, non burlatevi di noi! squitt la brutta figlia della
marchesa. Voi che ne pensate, allora? Non vi spaventa il potere dei catalani? chiese il marchese al
Calvi. Io penso che ci siano temi pi interessanti sui quali discutere. Gli ospiti si guardarono lun
laltro. Alludete alla filosofia? Con quella non si risolve nulla disse il marchese. Stiamo parlando di
vita reale! chios un altro. No, voi state parlando solo di morti. Non capite che  meglio fuggire da
questo volgare presente? Solo il bello, larte e la cultura del passato ci salvano dalla grettezza
dellesistenza. Tutti moriremo, non importa come. In questo breve soffio che ci  concesso... meglio
godere. La vostra  una fuga, sublime e raffinata, ma sempre fuga declam il marchese. Invece la
lotta, nella vita,  un dovere! Di quale lotta parlate? Di quella contro i Borgia per difendere i nostri
privilegi? O invece... Lorenzo si interruppe. Un paggio gli si avvicinava ossequioso per riferirgli un
messaggio. Dopo averlo ascoltato, si alz. Fallo attendere nella galleria darte ordin Lorenzo al
servitore, poi rivolto ai commensali: Perdonatemi, mi assenter per alcuni minuti. Visite? chiese
curiosa la marchesa. Solo arte rispose Lorenzo sorridente. La preferisco alla politica. Ora insolita
per larte. La notte mi  propizia rispose suadente Lorenzo. Nessuno condivide pi con voi la
sensuale complicit delle ore notturne, mia cara? lanci uno sguardo ammiccante alle braccia grasse e
cadenti che labito succinto della nobildonna lasciava scoperte. Voi scherzate sempre! rise la
marchesa mascherando lindignazione. Lorenzo le prese una mano ingioiellata e vi pos un leggero
bacio. Sar presto da voi. Scortato dal maggiordomo e da un paggio Lorenzo lasci la sala da pranzo.
Portate altri cibi e vini, e intratteneteli ordin al maggiordomo che lo seguiva. Il mercante vi attende
in galleria, Eminenza gli rifer il paggio. Bene, voi tornate al banchetto e lasciateci soli, non voglio
essere disturbato. I due servitori si inchinarono osservando la sua veste color bronzo che scompariva
ondeggiando lungo la scalinata. Il grigio galoppava verso la Cassia e chi si trovava lungo il suo
cammino si ritraeva impaurito dalla sua furia. Andrea non vedeva nessuno, lansia gli annebbiava la
vista e gli affannava il respiro. La Volpaia era distante, ed era una follia affrontare un viaggio cos
lungo di notte, ma restare chiuso tra le mura del palazzo era ancora pi angosciante. Che stupido era
stato a credere alle menzogne di Lorenzo! Lo aveva idealizzato, ma in fondo al cuore lo sapeva, pens
Andrea. Alcune note stonate lo avevano messo in allarme, ma non le aveva ascoltate. Arross pensando
di essersi pure scusato quando aveva dato in escandescenze di fronte al ritratto del Borgia. Era Lorenzo
invece a doversi giustificare. A chi devo credere? si chiese Andrea con gli occhi pieni di lacrime. Di chi
mi posso fidare? In famiglia non trovava ascolto, e fuori... Nella mente di Andrea sfilarono le immagini
della discussione pi straziante alla quale avesse preso parte. Ippolito era appena stato sepolto. Isabella,
poco prima del parto, ammutolita dal dolore, chiedeva aiuto con lo sguardo smarrito. Mario aizzava il
vecchio e gli chiedeva il permesso di uccidere il giovane Borgia con le sue mani, per lavare il loro
onore. Jacopo invece progettava un piano subdolo per eliminarlo... Il vecchio non parlava. Aveva il
volto di chi si mette a confronto con gli errori di una vita intera. Le parole urlate dai suoi fratelli gli
rimbombavano ancora nella testa. Solo lui non aveva voluto versare sangue per lavare sangue. Non
voleva sporcarsi le mani con quello dei Borgia. Uccidere Juan significava innestare una faida infinita...
e del resto, ci aveva poi pensato qualcun altro! Arrivato di fronte alla facciata bianca di SantAgostino
si ferm. Al diavolo lorario importuno! Voleva parlar chiaro a Lorenzo, senza lasciarsi blandire dalle
sue lusinghe, ed esprimergli lodio che provava per la sua doppiezza e per il suo tradimento. Poi non lo
avrebbe rivisto mai pi. Cambi direzione e si diresse verso palazzo Calvi. Le due sentinelle che
sostavano fuori dal portone incrociarono le alabarde al suo arrivo. Andrea smont da cavallo e i
piantoni, riconoscendolo, lo lasciarono entrare nella corte interna. Un paggio accorse premuroso e si
inchin. Devo parlare subito al cardinale. Conducimi da lui ordin Andrea in tono secco passando tra
le guardie che presidiavano il cortile. Il cardinale  nel salone con i suoi ospiti, signore mormor il
paggio guardandolo intimorito. Andrea lo precedette salendo di corsa la scalinata che portava al piano
superiore. Arrivato alla porta la spalanc con impeto ed entr. La musica si interruppe di colpo e i
commensali si zittirono volgendo lo sguardo su di lui. Dov il cardinale? chiese Andrea ad alta voce
senza nemmeno salutare i presenti. Sua Eminenza non  qui, signore intervenne il maggiordomo
stupito dalla sua furia e dal tono insolito. Ha una visita in galleria. Una visita? Ora ne ricever
unaltra! Gli ospiti sentirono sbattere di nuovo la porta dietro le spalle di Andrea e si guardarono
stupefatti. Chi  questo esaltato? chiese lanziano prete. Non lo sapete? intervenne maliziosa la
matrona.  Andrea Gianani, il suo nuovo amore. Ha unespressione stravolta, ma  molto
affascinante. Il cardinale ha proprio buon gusto consider la marchesina. Una scena di gelosia in
piena regola! rise un commensale. E chiss, forse ha ragione... da come se n andato Lorenzo... altro
che arte! La musica riprese, mentre gli ospiti malignavano sullaccaduto. Il maggiordomo fece portare
un altro arrosto e invit i musici a suonare con maggior impegno. Avrebbe voluto seguire Andrea, ma
non poteva abbandonare il banchetto in assenza del cardinale. Avvolto nel mantello e con il viso
coperto da una maschera, lo storpio lo attendeva in fondo alla sala, accanto al tavolo sul quale i
servitori, prima di andarsene, avevano acceso due candelabri. Stava curvo e vacillava in posizione
incerta stringendo al petto un involto. Negli occhi di Lorenzo si accese una luce avida. Contemplare il
proibito, il peccato, lillecito era il sale della sua esistenza. Mentre si avvicinava a passi lenti, quasi per
prolungare lestasi dolorosa dellattesa, ricord lemozione provata giorni prima quando un tombarolo
gli aveva portato lo scheletro di un martire cristiano trafugato da una catacomba. Non poteva negare
che quei resti avevano prodotto un certo turbamento nella sua coscienza. Aveva rigirato tra le mani
quelle ossa grigie immaginando le sevizie subite a opera di leoni, tigri o gladiatori sanguinari. Una fede
tanto cieca nel paradiso per lui era incomprensibile. Farsi ammazzare per non rinnegare Cristo! Solo
menti inferiori potevano credere di conquistarsi cos la vita eterna. La vita  qui, sulla terra, si ripeteva
Lorenzo: gettarla via prima del tempo, morendo per un sogno di cui non esistevano prove tangibili, era
per lui uno spreco inaccettabile. Si accost al ricettatore e gli disse con un sorriso di circostanza: Ci
rivediamo, dunque... Nel corridoio il paggio seguiva Andrea cercando invano di fermarlo. Vi prego,
signore! Il cardinale non vuole essere disturbato! Ci ha ordinato di tenere chiunque lontano dalla
galleria. Io non sono chiunque! Vattene! gli grid Andrea minaccioso. Sparisci, o ti far frustare.
Ma sua Eminenza non... Vattene ti ho detto! Torna a servire a tavola! Andrea alz la mano per
colpire con uno schiaffo il paggio, che fugg impaurito. Poi si diresse verso la galleria darte. Si ferm
un attimo con la mano sulla maniglia per riprendere fiato e trovare le parole e il tono giusti.
Mostratemi subito il ritratto ordin il cardinale allo storpio ma fate piano... voglio vederlo
solamente quando lo avrete steso. Luomo appoggi linvolto sul tavolo. Usava un braccio solo e
srotolava la tela a fatica. Lorenzo si allontan di qualche passo, volgendogli le spalle e si avvicin a
una scultura posta sopra un piedistallo: un giovane atleta di bronzo dalle fattezze classiche, in posizione
di corsa, con i muscoli tesi per lo sforzo e un piede sollevato nello slancio. Passando le dita sulle sue
curve pens al volto terrorizzato dellultimo ragazzino che aveva violato. Possederne il corpo gracile e
fresco aveva elevato i suoi sensi fino a un orgasmo inebriante. Linnocenza rubata a un fanciullo aveva
un sapore sublime da gustare. Il godimento che ora si aspettava dal nuovo dipinto era lo stesso: avrebbe
tratto dallimmagine di Juan il piacere esaltante e maligno di sottomettere chi lo aveva rifiutato. 
pronto, Eminenza. Lorenzo diede un ultimo amorevole tocco al bronzo, si accost al tavolo e si chin
sulla tela. Juan si specchiava in una laguna dacqua cristallina, sdoppiato nel riflesso dellacqua. Un
Apollo nudo, nella sua bellezza altera. Il cardinale, sopraffatto dalla meraviglia, allung una mano
verso il dipinto. Incantevole... mormor. Divino, veramente... Non prosegu. La lama di un
pugnale puntato sulla sua gola gli gel la voce. Hai avuto la tua estasi, ora avrai linferno. Furono le
ultime parole che il cardinale ud. Sul suo abito damascato si allarg un fiotto vermiglio, schizzato dalla
giugulare tranciata di netto. Lorenzo stramazz sul tavolo, mentre il suo sangue si spandeva sopra il
dipinto confondendone i colori. La morte aveva unito il suo corpo a quello di Juan. Andrea apr la porta
e guard davanti a s: in fondo alla sala si intravedevano le fiammelle dei candelabri che illuminavano
un tavolo e un uomo di spalle. Fece un lungo respiro e si diresse verso quella luce con il cuore
tremante. Segundo avvert un fruscio, che divenne un respiro affannoso e dei passi spediti. Qualcuno
era entrato e si stava avvicinando. Si volt di scatto brandendo il pugnale, pronto a colpire, ma la sua
mano destra urt con violenza contro la statua di bronzo che si trovava dietro di lui. Il piede dellatleta
gli penetr nel dorso della mano facendogli cadere larma. Andrea guard sbalordito luomo con la
maschera, poi il corpo riverso di Lorenzo che fiottava sangue sul dipinto. Lorrore che aveva davanti
agli occhi sembrava svolgersi fuori dal tempo, in un mondo irreale. Nella sua testa uneco ripeteva non
 vero... non pu essere vero... Indietreggi di un passo senza che dalle labbra gli uscisse un grido.
Sarebbe voluto scappare, ma le sue gambe restavano inchiodate al suolo. Non ebbe tempo di pensare
altro perch luomo con la maschera, raccolto il pugnale da terra, si lanci su di lui. Andrea distinto
afferr il braccio dellassalitore prima che si abbassasse sul suo petto. Riusc a deviare il colpo diretto
al cuore, ma non a evitare che il pugnale si conficcasse sotto la sua spalla sinistra. Url, ma non cadde e
per togliere il pugnale infitto strinse la mano sinistra sopra quella ferita dellassalitore. Con la destra si
aggrapp alla sua maschera scoprendogli il viso. Gli occhi dello sconosciuto lo fissarono con odio. Il
tempo sembr fermarsi in quellattimo. Andrea sent che la sua vita, il suo destino si frantumavano
sotto quello sguardo feroce. Soffocando il dolore e lo sgomento, riusc a strapparsi lo stiletto dalla
spalla e tenendolo ben saldo in mano fronteggi laggressore. Assassino! gli grid, ma luomo,
velocissimo, si riaggiust la maschera, balz in piedi e corse verso luscita. Andrea fece alcuni passi
per inseguirlo, ma una fitta atroce alla spalla lo costrinse a gettarsi a terra con un singhiozzo, mentre il
mantello dello sconosciuto scompariva oltre la porta. Segundo si sistem il cappuccio in testa e nascose
la mano sanguinante sotto il mantello; acceler il passo simulando landatura claudicante e scorgendo
un servo invoc: Aiuto! Un pazzo ha pugnalato il cardinale e mi insegue! Laccusa si propag come
uneco nel corridoio silenzioso. Il servo lo guard terrorizzato, senza muoversi, mentre altri due paggi
lo raggiungevano. I tre si consultarono e si accodarono a Segundo che scendeva la scalinata,
guardandosi alle spalle. Arrivato nel cortile, Segundo si sbracci verso la ronda che si aggirava
stancamente. Guardie! Guardie! Accorrete! L, al primo piano! Un assassino mi insegue! La ronda
senza indugio sal la scala, seguita dai servi, mentre Segundo si dirigeva zoppicando verso luscita.
Arrivato al portone lo apr. Andate l, prendetelo! grid alle sentinelle indicando linterno del
palazzo. Un uomo ha ucciso il cardinale! I due piantoni si lanciarono allinterno del cortile unendosi
ai servi e alle altre guardie. Fuori dalla loro vista, Segundo sgusci dal palazzo dileguandosi nella notte.
Andrea si alz a fatica, stringendo i denti per non urlare. Il bruciore alla spalla gli impediva di muovere
il braccio sinistro. Arranc verso la porta della galleria proprio mentre sopraggiungeva un servo che,
vedendolo sporco di sangue, indietreggi con un grido. Dietro di lui ne comparvero altri, accompagnati
da alcuni ospiti di Lorenzo. Ancora sospeso tra incubo e realt, Andrea vedeva i loro volti come
annebbiati da un velo. Per alcuni attimi cal uno strano silenzio, che parve durare in eterno, poi una
voce: Cosa avete fatto? E altre: Assassino! Assassino! Andrea si accorse di impugnare ancora lo
stiletto e, pur nello stordimento, ricord che lavevano visto entrare furioso e chiedere di Lorenzo con
rabbia. Vide negli occhi di tutti un giudizio senza appello e una condanna immediata. Il cuore perse un
colpo. Lassassino lo aveva incastrato! Alz minacciosamente il pugnale con la destra, affrontando i
presenti. State lontani! Via di qui! grid senza riconoscere la sua stessa voce. La piccola folla arretr
e Andrea si slanci verso la porta, la richiuse a chiave e corse verso luscita posteriore. Prima si ferm
davanti al cadavere riverso sul tavolo. Quel corpo inanimato, solo pochi attimi prima, era stato un
uomo... sent listinto di avvicinarsi a lui, ma le urla e i colpi dietro la porta lo indussero a scappare in
fretta. Lasci cadere a terra il pugnale, scost larazzo che nascondeva lentrata di servizio, fece
scivolare il catenaccio di ferro che sbarrava la porta e fugg. Evit le scuderie, avrebbe perso troppo
tempo a cercare il suo cavallo e a montarlo, e gli scudieri avrebbero potuto impedirgli la via di fuga. Si
avvicin al cancello, alz la stanga che lo chiudeva e lo spinse davanti a s fino ad aprirlo. Luscita
dava su una strada secondaria che si perdeva in un reticolo di antiche viuzze. Andrea usc correndo,
cambiando direzione, svoltando a destra, poi a sinistra, senza logica, senza sapere dove andava. Voleva
solo allontanarsi da quel cadavere che sgorgava fiotti di sangue e dai volti che lo accusavano. Si infil
in un quartiere di vicoli maleodoranti, senza incontrare nessuno. Scappava disperato, alla cieca, mentre
il dolore alla spalla si faceva pi intenso e la ferita non smetteva di sanguinare. Ma non poteva
fermarsi. Il maggiordomo, comparso in cucina pallido, ma autoritario come sempre, aveva imposto a
tutti di non muoversi e reclutato gli uomini per inseguire il Gianani. Tonio era rimasto a scrostare i
tegami, infreddolito e spaventato, accanto al focolare, tra le donne e i paggi che confabulavano, e dai
loro discorsi aveva scoperto quello che era accaduto. Cera grande scompiglio tra la servit: ordini e
contrordini si susseguivano nellagitazione generale. La marchesa si era sentita male e avevano dovuto
soccorrerla. Un paggio era stato mandato in cerca del medico e il maggiordomo correva dagli ospiti ai
servi, cercando invano di mantenere la calma. Tonio aveva sentito dire che la porta della galleria era
stata sfondata ed era stato trovato il corpo del cardinale in un lago di sangue. Dicevano tutti che
lassassino era Andrea Gianani. Il tremito delle mani di Tonio non si calmava. Era stato proprio grazie
ad Andrea che aveva ottenuto il posto di sguattero a palazzo Calvi. Non gli piaceva lavorare l, ma
almeno mangiava e poteva mandare qualche soldo a casa. Quando aveva compiuto dieci anni, sua
madre lo aveva portato a Roma. Era vedova e nel borgo di campagna dove vivevano non riusciva pi a
sfamare i figli; aveva sperato che Bastiano, suo lontano cugino, prendesse Tonio con lui a servizio, ma i
Gianani avevano troppe bocche da sfamare. Bastiano stava per rimandarlo a casa quando Andrea ne
aveva parlato a Lorenzo che lo aveva sistemato nelle cucine con un piccolo compenso. Una cuoca con
fare compassionevole gli mise davanti una ciotola di brodo caldo. Bevi, prima di cadere lungo
disteso! Tonio la ringrazi con lo sguardo, ma non bevve il brodo, restando in ascolto di quanto
dicevano le donne. Sono andati a chiamare il bargello! Non riusciranno a prenderlo se  scappato
nei vicoli. Vedrete che lo acchiapperanno! Dove pu andare? Se lo merita, quellassassino! Ma
perch lo ha fatto? Erano tanto amici! S... amici! Che hai da ridere? Pensa a noi! Adesso che
faremo? Ci manderanno via tutti... Tonio prese la sua decisione. Non voleva restare l a rispondere alle
domande del bargello, e non voleva dire cose brutte su Andrea. Aveva avuto sempre paura del
cardinale Lorenzo, lo guardava in un modo cos strano... Decise di correre da Bastiano per avvertirlo
prima che arrivassero le guardie, in cambio gli avrebbe chiesto di tenerlo con lui. Gli bastava anche
solo un tozzo di pane, ma non voleva pi vivere in quel palazzo. Approfittando della distrazione delle
sguattere perse nelle chiacchiere si infil sotto il tavolo, strisci fino alluscita della cucina e attravers
il cortile. Nessuno si accorse di lui mentre sgattaiolava fuori da una porta di servizio. La via era deserta.
Andrea si appoggi a una parete per riprendere fiato. Si accorse che la sua camicia era fradicia di
sangue e si chin a terra per controllare di non aver lasciato tracce. Con la mano destra tast il terreno.
Era asciutto. Il pesante tessuto del farsetto aveva trattenuto il sangue. Si stacc dal muro, ma uno
scalpiccio di zoccoli lo ferm. Si appiatt di nuovo contro la parete e rimase in ascolto. Nel silenzio
della notte il rumore rimbombava nel suo cervello. Il cavallo si stava avvicinando e Andrea si accucci
a terra premendosi la spalla dolorante con una mano. Il cavaliere avanzava piano e con una torcia
illuminava la strada. Andrea vide riflessa sul muro di fronte lombra del cavallo che passava, mentre
nelle ossa, insieme col freddo, sentiva crescere la disperazione. Quando il cavallo si allontan Andrea
riprese a respirare. Per quanto tempo poteva resistere? Al sorgere del sole, dove si sarebbe nascosto?
Non conosceva quei quartieri... Fuggire era stato uno stupido errore. Lassassino, invece, che
prontezza! Ma perch aveva ucciso il cardinale? La vita di Lorenzo era piena di misteri e la sua fine
violenta poteva esserne la conseguenza. Quelluomo era un sicario? No, nei suoi occhi aveva letto
determinazione e odio, come se avesse ucciso non per mestiere, ma per volont. Lo aveva visto senza
maschera solo per un breve istante, ed era certo di non conoscerlo, ma i tratti del suo volto li aveva
chiari in testa. Un volto regolare dalla carnagione scura, circondato da una folta barba castana, la bocca
dal taglio deciso, il naso dritto; ma erano soprattutto gli occhi a caratterizzare luomo: occhi di colore
cangiante, dal taglio obliquo, dalla luce crudele eppure con un fondo di disperazione. Le domande gli si
accavallavano nella testa accrescendo langoscia. Tornare indietro, spiegare la verit e dimostrare la
sua innocenza sarebbe stato inutile perch senza prove nessuno gli avrebbe mai creduto. Ricord la
foga con cui aveva percorso la strada fino al palazzo, i volti attoniti degli ospiti dopo la sua furiosa
apparizione in sala da pranzo e si scopr con gli occhi pieni di lacrime. Aveva perso un altro affetto,
dopo Ippolito e il vecchio, anche lunica persona che credeva amica ormai non cera pi e non avrebbe
mai saputo la verit su di lui e Juan... La rabbia che aveva provato nei suoi confronti era svanita. Ora
Lorenzo stava scontando i suoi peccati davanti a Dio, e solo Lui aveva il diritto di giudicarlo. Si tast
ancora la spalla: la ferita era profonda e continuava a sanguinare. Un rumore improvviso e un alito
caldo che gli soffiava addosso lo fecero tremare, ma era solo un cane randagio che lo puntava,
ringhiando. Andrea pass oltre il muretto e riprese a fuggire mentre il cane gli abbaiava dietro. Si volt
per controllare di averlo distanziato e fin con linciampare sopra un fagotto. No, non era un fagotto! Il
fetore insopportabile che si alzava dal cadavere sopra il quale era caduto gli fece dare di stomaco. Si
alz disgustato e riprese a correre finch sbuc in una piazza. Da una piccola costruzione, forse un
postribolo o una taverna, proveniva il ritmo incalzante di una musica. Sul lato destro della piazza
Andrea vide linsegna di una locanda illuminata da una fiaccola: La Lupa. Quando aveva sentito quel
nome? E da chi? Si ricord del Parola: quel giorno, da Michelangelo, aveva detto di alloggiare alla
Lupa... A occhi bassi, e tenendo stretta la mano di Bastiano, Tonio aveva raccontato quanto sapeva. Il
ragazzo deve tornare subito a palazzo Calvi, barone disse Bastiano rivolgendosi a Jacopo. Se
scoprono che  stato qui sono guai. Mario diede un buffetto sul viso di Tonio che arross intimidito.
Sei stato coraggioso! Fallo accompagnare, Bastiano... disse Jacopo.  notte, potrebbe fare brutti
incontri. Dimmi unultima cosa, Tonio: mio fratello  fuggito a cavallo? Non lo so, signore...
Jacopo fece un lungo respiro. Vai ora. Non parlare a nessuno di questa tua visita e quando questa
storia sar finita, lavorerai qui da noi. Grazie, grazie barone! esclam Bastiano guardandolo con
riconoscenza. Anche Tonio si inchin con gli occhi lucidi, prima di allontanarsi dietro il servitore.
Jacopo sedette sulla poltrona del vecchio. Andrea ha finalmente dimostrato di essere un Gianani!
esclam Mario con orgoglio. Ha lavato il nostro onore! Ammazzare un cardinale a casa sua non mi
sembra un atto donore lo apostrof Jacopo amaramente. Perch lavr fatto? Mario prese una sedia
e la trascin davanti a Jacopo. Si mise a cavalcioni e gli raccont quanto aveva scoperto da Doralice e il
suo diverbio con Andrea. Dovevi parlarne prima con me lo rimprover Jacopo. Sono io il
capofamiglia. Tu non gli avresti detto niente per paura di qualche guaio! E avrei fatto bene! Ora
non saremmo qui a... Almeno ha fatto fuori quel pervertito! Non riesco a credere che labbia fatto.
Sar un complotto dei Borgia per rovinarci per sempre disse Jacopo scuotendo la testa. Dobbiamo
consultarci con il cardinale Sforza, con qualcuno di pi potente di noi e dare una lezione ai catalani!
Bastiano si fece avanti rivolgendosi a Jacopo. Barone, chiedo scusa... Che c ancora? Dopo la
discussione nella stalla, Andrea si  fatto sellare il grigio dicendo che voleva andare alla Volpaia.
Allora  fuggito l! grid Mario. Dopo aver scannato il porco ha pensato di... Jacopo si alz di
scatto. Mario, devi andartene! Andarmene? E perch? Il bargello arriver presto. Conosci la
legge: non trovando Andrea prelever noi. Vattene, non c tempo da perdere. Fuggite anche voi,
barone Jacopo, finch siete liberi potrete cercare Andrea e le prove della sua innocenza intervenne
Bastiano. Jacopo rimase assorto un istante. Mario, prendi il cavallo pi veloce e vai alla Volpaia. Se
trovi Andrea portalo con te, altrimenti vai da solo e nasconditi. La tenuta non  pi un rifugio sicuro: il
bargello ne scoprir presto lesistenza. E tu non vieni? chiese Mario preoccupato. No, io resto qui.
Voglio parlare con Ascanio e cercare il sostegno della nobilt romana e poi... non possiamo lasciare
sola Isabella. Mario lo guard con ammirazione e lo strinse in un abbraccio che Jacopo ricambi,
nascondendo il turbamento. Non perdiamo la speranza! Vai, salvati... aspetta... corse a rovistare nello
scrittoio e gli porse un sacchetto di denaro. Prendi questi, potrebbero servirti. Con unultima stretta
Mario si conged e segu Bastiano nelle scuderie, mentre Jacopo si risedette pensieroso. Presto
sarebbero arrivate le guardie per prelevarlo e lui si sentiva impreparato ad affrontare una nuova
umiliazione. Come si sarebbe comportato il vecchio? Sent la nostalgia dei suoi consigli. Marcello
Cremolani, detto il Parola, compiangeva se stesso mentre ansimava facendo traballare il letto. Il cero
sul comodino si era quasi consumato. Meglio, cos non avrebbe visto il viso della Lupa che si
contorceva gemendo sotto di lui. Sembrava ancora pi brutta quando facevano lamore. I suoi capelli
castani, crespi e striati di grigio, sfuggivano disordinati dallacconciatura e gli occhi spiritati lo
fissavano con unespressione che voleva essere sensuale e finiva con lessere ridicola, mentre il naso
aquilino cercava quasi di congiungersi con le labbra carnose, ma volgari. E meglio stesse a bocca
chiusa perch la sua dentatura non era perfetta. Il Parola cerc di concentrarsi sul seno abbondante
della donna, e sulle cosce ancora sode. I tempi in cui poteva permettersi le pi belle cortigiane di Roma
erano finiti, come quelli in cui le serve dei signori presso i quali recitava le sue commedie facevano a
gara per cedergli, sedotte dalle sue parole. Le parole, modestia a parte, erano il suo forte. Il suo sguardo
aveva forse perso lucentezza e il corpo si era appesantito, ma la voce, il suo punto di forza, era
migliorata con gli anni, soprattutto quando era oliata da un buon vino. Sorte disgraziata, perdite al
gioco, denari rubati da bellezze golose, bevute con amici irriconoscenti... ora di soldi non ce nerano
pi, e bisognava arrabattarsi tra debiti e ingaggi sempre pi rari e mal compensati. Per pagarsi la
pigione doveva fingere di amare la megera che ora mugolava di piacere sotto di lui, e doveva pure
fingere bene se voleva mangiare! Solo qualche mese prima non lavrebbe degnata di uno sguardo, ma
la sua compagnia si era sciolta... Attori senza vena, senza passione! Attaccati solo al collo della
bottiglia! Anche il suo socio era fuggito con una suora e ora gli mancava la spalla giusta per le recite.
Lavorare da solista era pi difficile, con la concorrenza che cera, poi! Se ancora restava a galla era
grazie al suo passato glorioso e ad alcuni clienti affezionati. Qualche sera prima era riuscito a
intrufolarsi in una compagnia ingaggiata per un banchetto di nozze. Aveva declamato le sue poesie, ma
il guadagno che ne aveva ricavato era gi nelle tasche della Lupa. Maledetta! Mai sazia di soldi e
nemmeno di... Stava per dare lultimo affondo, quello risolutivo, quando si udirono colpi insistenti alla
porta. La Lupa lo scost, mettendosi a sedere. Hai sentito? gli chiese. Ho sentito s. Aspetti
clienti? rispose il Parola affannato. A questora? No... rispose la locandiera rimanendo in ascolto.
E allora lascia perdere, vieni qui che finiamo... Fammi vedere chi ... senti, picchia ancora. Mi
sveglia tutti! La Lupa si infil una vecchia vestaglia, mentre il Parola si sdraiava sul letto, indifferente.
La donna scese i tre scalini che dividevano la sua camera dallingresso della locanda e, arrivata alla
porta, alz una lanterna per guardare fuori attraverso una piccola grata. Chi bussa? chiese seccata.
Chi siete? Le si present davanti il viso sconvolto di Andrea. Cerco un vostro cliente, il Pa...
Andrea non riusc a finire la frase. Una fitta lancinante alla ferita lo costrinse a piegarsi. Chi? incalz
la Lupa. Sei ubriaco, eh? E mi sa che le hai anche prese... La Lupa not la spalla di Andrea intrisa di
sangue. Andrea torn a mostrare il viso alla grata. Il Parola, lattore... ho bisogno di aiuto... S, s...
tutti volete aiuto e poi non pagate! Qui non c nessun attore, solo gente onesta, vattene via che non
voglio grane, io! La Lupa allung lo sguardo per vedere se qualche sbirro correva dietro a quel
giovane. Si ubriacano e si accoltellano, pens, e poi vengono a dar fastidio a chi non centra. So che il
Parola  qui... ditegli che sono... Ma la Lupa aveva gi richiuso la grata. Appena rientrata in camera
gett a terra la vestaglia e si sdrai vogliosa accanto allattore. Avanti, su, pelandrone, finisci... ti ho
appena salvato da un guastafeste, un giovinastro ubriaco e ferito che ti cercava... ma? Gli rispose solo
il russare cavernoso del Parola, sprofondato tra le lenzuola. Uno sbaglio dopo laltro... pensava Andrea
allontanandosi dalla locanda. Come poteva sperare aiuto da attori e locandiere? Doveva esserci un
modo per uscire da quel guaio... ma quale? Tornare a casa era una follia: di certo il bargello lo
aspettava. Non poteva presentarsi in quello stato, non gli avrebbero creduto, doveva calmarsi e trovare
prima la prova della sua innocenza. Riprese a camminare, sempre pi stanco. Svolt a destra, poi di
nuovo a sinistra fino ad arrivare in una lunga via deserta che percorse tutta, attingendo alle ultime
forze. Ormai vagava senza meta, le gambe si trascinavano sul selciato e la sua vista cominciava ad
annebbiarsi. Svolt in un vicolo che terminava in una casa color ocra, con una finestra al primo piano
illuminata da una luce fievole. Si accasci a terra e come in una visione gli apparve un tabernacolo
rischiarato da un cero la cui debole fiamma oscillava a ogni soffio di vento. Una piccola statua
raffigurante la Madonna lo guardava con occhi compassionevoli. Sono innocente grid rivolto alla
Vergine. Aiutami, madre di Dio... non ho colpa! Scoppi a piangere prima di cadere svenuto.
Linfuso di fiori di camomilla che aveva bevuto al momento di coricarsi non laveva calmata. Gemma
si sedette sul letto stropicciando il cuscino. Aveva lasciata accesa una candela perch loscurit la
opprimeva, ma i pensieri cupi non lavevano abbandonata per un solo istante. La gatta fulva che
dormiva ai suoi piedi si stiracchi rivolgendole uno sguardo assonnato. Gemma si avvicin per farle
una carezza, ma grida accorate provenienti dalla strada spaventarono la bestiola che con un guizzo si
infil dietro il cassettone. La ragazza si alz e apr di poco le imposte della finestrella che dava sul
vicolo. Guard sotto e vide un corpo steso a terra, ma non riusc a distinguere chi fosse. Che fare? si
chiese. Il cuore le suggeriva di scendere per aiutare quel poveretto, ma pensando al Barocelli si fren: il
fiorentino era geloso e non le diceva mai quando sarebbe tornato per poterla cogliere in fallo. Gemma
ritorn a letto. Luomo adesso taceva. Forse era morto o forse... Da padre Ernesto arrivavano decine di
disgraziati come quello, che non avevano un posto dove andare a morire, ma a quellora di notte non
poteva certo accompagnarlo allospedale di San Francesco a Ripa e nemmeno portarselo in casa...
chiss quali porcherie avrebbe sospettato il Barocelli. Sper che qualcun altro lo soccorresse, ma era
improbabile che altri avessero udito i suoi lamenti. Lo sconosciuto si era rivolto in modo devoto alla
Madonna e la sua voce era giovane, gradevole, dallaccento non popolare. Scost decisa le coperte e si
affacci di nuovo alla finestra. Luomo era ancora a terra immobile. Gemma rientr e si copr le spalle
con uno scialle. Non avrebbe abbandonato nessuno sotto la statua di Maria! Come avrebbe potuto
confessare a frate Ernesto di aver lasciato morire un cristiano sotto le sue finestre? Scese la scala e
buss alla porta di Samir che, obbediente, la segu. Apr piano luscio e avvicin la lampada al viso del
giovane: cadendo a terra si era ferito il naso e il suo viso era sporco di sangue... ma era bellissimo.
Non  morto disse Samir girandolo e alzandogli la testa. Ed  vestito bene. Ha uno squarcio alla
spalla e perde sangue. Devo medicarlo. Lindiano la guard dubbioso. E se arriva il padrone? Non
mi importa! esclam Gemma scostando dalla fronte dello sconosciuto i lunghi capelli sudati e
scarmigliati. Se non lo curiamo, morir dissanguato. Portiamolo dentro. Samir sollev il giovane e
seguito da Gemma entr in casa. Mentre luscio si chiudeva una folata di vento spense il piccolo cero
sotto la statuina della Madonna.
...
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...
FINE Parte 2.